
mercoledì 1 luglio 2009
giovedì 18 giugno 2009
dopo 15 giorni, a circa 78 kg, continuo a stare bene..
E certo non sono pochi quelli che se ne stanno zitti zitti, augurandosi che io dia semplicemente forfait.. per poter tirare -loro- un sospiro di sollievo..
Non sto perciò a rispondere a chi mi pone il quesito interessato : "quanto a lungo vuoi continuare con lo sciopero della fame ?"
Ma a chi è sinceramente preoccupato per la mia salute, dico di stare tranquilli.
E dico anche che continuerò, semplicemente, finché riterrò che ne valga la pena (cfr.: mio comunicato stampa del 3 giugno u.s.)
Che ci sia almeno qualcuno disposto a dimostrare che "dare la propria parola" ha ancora un senso.
Con tanta ipocrisia dilagante, mi rendo conto che può essere un concetto difficile da afferrare. Ma tant'é..
Saluti
Fabrizio Frosini
venerdì 12 giugno 2009
al mio 10° giorno di sciopero della fame
Al mio 10° giorno di sciopero della fame: 79,4 kg (- 5,6 kg dal 3/06 mattina).
Continuo a stare bene.
Per ora con tè (black, strong tea with a cloud of milk) , spremute, un po' di yogurt (a volte un cucchiaio di ricotta nel tè : perché la cosa più fastidiosa è una frequente cefalea, che in genere rimane però di modesta entità.. da qui il ricorso ad un piccolo "aiuto" supplementare) e anche, a volte, un po' di insalata -- insalata e yogurt acido vanno bene insieme
Per ridurre la cefalea, comunque, sono tre giorni che non esco di casa : devo evitare di sprecare energie.
Per questa ragione il peso si è ridotto lievemente, rispetto ai primi giorni, nei quali percorrevo, "pedibus calcantibus", vari km/die..
Saluti
Fabrizio Frosini
sabato 6 giugno 2009
4° giorno di sciopero della fame
oggi, 6 giugno 2009 ,
circa 82 kg (- 3 kg dal 3/06 mattina)
dimostrazione che chi dice di non riuscire a dimagrire neppure con una "dieta ferrea" prende in giro se stesso e il prossimo..
Comunque sia, se a qualcuno interessa saperlo, sto bene..
Fabrizio Frosini
mercoledì 3 giugno 2009
Sciopero della fame
Accadimenti in seno alla società Ecomedica, cui hanno fatto seguito notizie diffamatorie, propalate ad arte per creare un danno non solo economico ma anche all’onorabilità personale, mia in particolare e di altri soci già amministratori delle società del Gruppo, mi portano oggi a rendere pubblici fatti che rischiano di creare danni gravi alla Società che ho fondato circa 20 anni fa, e amministrato e diretto fino al marzo 2009.
Poiché la trasparenza è la migliore risposta a manovre siffatte, che mirano ad ottenere il controllo di una società da me fin dall’inizio realizzata con il preciso intento di farne riferimento e patrimonio di tutto il territorio (come il mio comportamento di sempre e l’apertura a tanti soci, avvenuta fin dagli anni ’90, puntualmente dimostra), sono a rendere noto, in questa presentazione, quanto accade e come i signori Angelini, Benedetti, Berni, Dragoni, Fontanelli, Forconi e altri, stanno operando.
L’iniziativa assunta dagli attuali consiglieri di amministrazione delle società del Gruppo Ecomedica, si inserisce in un clima di crescente antagonismo politico/economico, di cui già da tempo si erano riscontrate significative avvisaglie, tanto che due volte sono stato costretto a ricorrere alla magistratura presentando apposita denuncia querela.
Lo stato della Giustizia in Italia è peraltro tale che chi –per natura o interesse– voglia utilizzare i metodi più deprecabili per arrivare ad impossessarsi di un bene, infangando l’operato di chi quel bene l’ha pensato e costruito, ha un indubbio vantaggio rispetto a chi deve difendersi attraverso, appunto, le regolari vie legali, visti i tempi e le modalità cui queste devono attenersi.
Nello specifico, avendo io aperto le società da me fondate a terzi –in particolare la società di controllo del Gruppo– , alla fine del 2008 è accaduta una cosa che, con ben altre modalità, sarebbe da considerare normale evento societario : una rimodulazione delle “aggregazioni” interne, con cambio di maggioranza.
Simili eventi possono rappresentare anche un fatto positivo per una società, qualora la nuova maggioranza si formi su migliori proposte (piano industriale), potendo ciò rappresentare un beneficio per i soci, i dipendenti e finanche per gli utilizzatori.
Purtroppo, nel caso attuale, ciò non solo non è vero, ma addirittura la nuova conduzione mostra una preoccupante mancanza di visione generale e di volontà nel perseguire la mission dell’Istituto Ecomedica.
Molti hanno seguito, negli anni, le mie battaglie per portare nel territorio diagnostica avanzata (la Risonanza Magnetica, ad esempio, o la PET –ma questa non è arrivata, nonostante sia stato fra i primissimi in Europa a volerla realizzare) e modalità terapeutiche innovative (la Radioterapia).
Credo che non pochi, tuttora, le ricordino bene quelle mie battaglie.
Se oggi Ecomedica esiste ed è la realtà che tutti possono vedere, lo si deve alle incredibili energie che ho dovuto spendere per tenerla in vita contro un “sistema” che non solo è falsamente e/o molto “imperfettamente” democratico, ma frequentemente è addirittura antidemocratico ed incivile.
Ma di questo parleremo in sede “politica”, come stiamo facendo in questi giorni per le elezioni comunali – e, ancor più, in relazione alle prossime elezioni regionali.
Ma appunto: Ecomedica è oggi una realtà.
Basti pensare alla RADIOTERAPIA e al significato che ha, un siffatto servizio, per i malati di cancro e per le loro famiglie.
E questo lo si deve a me e a chi –soci e operatori, ai vari livelli– hanno collaborato con me nell’impresa.
Ed in particolare agli amministratori che, spendendosi senza sostanziale ritorno economico, per il solo bene della Società, hanno fatto sì che si realizzasse (almeno in gran parte) un progetto che ho ideato oltre 20 anni fa.
Ed ora che Ecomedica è la realtà che tutti possono apprezzare (: una realtà aperta al territorio ed operante in sinergia con il servizio pubblico della Asl11 –e di fatto, ciò che Ecomedica offre ed ha sempre offerto è “servizio pubblico”, in un campo estremamente importante e delicato quale è quello della salute) , gli “appetiti” di certuni stanno ponendo le basi di una crisi che può travolgere la Società e distruggerla.
Questo non posso accettarlo.
Quindi non mi rimane che tornare a “combattere” , nella maniera più trasparente possibile (non posso, né voglio, infatti scendere ai livelli di altri).
E a mettermi in gioco completamente.
Annuncio pertanto che oggi dò inizio allo sciopero della fame.
Lo faccio per me, per gli altri amministratori –ingiustamente e vergognosamente “tirati in ballo” per i fini personali / giochi di “potere” di cui sopra– , per chi è socio o lavora in Ecomedica.
E lo faccio per il territorio: in particolare per i malati.
Tutti, ma a maggior ragione per i malati di cancro.
Salvare Ecomedica significa far avere loro una chance in più di vita o di migliore qualità della vita.
Quanto durerà il mio sciopero della fame non mi è dato sapere.
Dipenderà in particolare da quanto gli amministratori pubblici e le istituzioni (soprattutto, trattandosi di sanità, la Regione) vorranno impegnarsi a fare per salvare Ecomedica : un’azienda, una missione, una filosofia di vita.
E dipenderà da quanto questa “faida”, che qualcuno –fra i soci Ecomedica– ha pervicacemente voluto e costruito, inventandosi vergognose e disonoranti falsità di comodo per sostenerla, andrà avanti.
Chi mi conosce sa che non ho certo paura di affrontare quanto vado ad affrontare.
E che, quando decido una cosa, ritenendola giusta, sono disposto ad accettarne tutte le conseguenze (al contrario di altri).
Viene infatti il momento in cui occorre alzarsi in piedi e mostrare che si è Uomini e non fantocci.
Se lo facessimo tutti, al momento opportuno, la realtà del nostro Paese sarebbe indubbiamente migliore.
Fabrizio Frosini
(Empoli, 3 Giugno 2009)
(ho presentato a parte, in conferenza stampa, stralci delle accuse rivolte a me e ai precedenti amministratori delle società del Gruppo Ecomedica, con le mie precisazioni).
lunedì 9 marzo 2009
E' in atto una precisa strategia per tentare di delegittimarmi. Ma non starò certo a guardare..
COMUNICATO STAMPA
Stanno infatti svolgendosi –non da ora, ma certo ora si stanno intensificando, essendo sempre più prossima la scadenza elettorale– avvenimenti di una gravità che va ben oltre il concetto di “lotta politica”.
Terrò pertanto, a breve, una CONFERENZA STAMPA. Entro questa settimana o al massimo la prossima.
Sono a preannunciarla perché i diversi “signori” che stanno agendo ai vari livelli –in particolare proprio contro la mia persona e, addirittura, contro la mia famiglia– sappiano, fin da subito, che non avranno la benché minima possibilità di intimorirmi. Qualunque cosa possano escogitare.
Voglio inoltre chiarire che presenterò querela per diffamazione contro tutti coloro i quali diffonderanno notizie false e tendenziose o che formuleranno offese personali (cosa che ho del resto già iniziato a fare).
Che ne siano consapevoli. Perché se è vero che vi sono persone che non si rendono forse conto di ciò che fanno, è altrettanto vero che altri soggetti operano con il fine preciso di infangare chi dà loro “fastidio”. Per minarne la credibilità (e magari -loro ci provano- per andare anche oltre).
Soggetti che utilizzano anche la “politica” per perseguire interessi che con il “bene pubblico” hanno ben poco a che fare.
Ho detto mesi fa che è in atto, da tempo, una precisa strategia per delegittimare gli avversari di quelle “logiche". Ed in specie e nel caso particolare, per delegittimare il sottoscritto, visto che Fabrizio Frosini ha dimostrato tante e tante volte di non essere disposto ad accettarle.
Non avendo ottenuto effetto alcuno gli "inviti", le "sollecitazioni" e perfino le minacce formulate nei miei confronti, perché io abbandonassi la "scena politica", si è arrivati perfino a colpire i miei interessi personali e gli interessi della mia famiglia nella Società che io ho fondato e diretto per vent'anni (= Ecomedica : ma di questo si interesseranno gli avvocati).
Tutto ciò non solo non mi intimorisce, anzi, mi rende ancora più determinato: non mi sono mai piegato alle intimidazioni e non ho certo intenzione di cominciare a farlo ora.
Ma, avvicinandosi le elezioni, vedremo probabilmente ancora di peggio.
Anche per questa ragione, pertanto, sul piano politico locale (riferendomi alle prossime elezioni comunali) faccio appello a tutti gli empolesi onesti –di sinistra, di centro, di destra, agli indipendenti e ai cittadini non più disposti ad accettare in silenzio : a tutti coloro, insomma, che nulla hanno a che vedere con le logiche anzidette ma, anzi, le hanno fino ad oggi subìte– ad opporci tutti insieme ad una concezione della politica cui dobbiamo mettere assolutamente un punto.
Le elezioni comunali di Giugno rappresentano un’occasione da non perdere".
Lista Civica EMPOLIPERTUTTI
sabato 26 luglio 2008
Sanità corrotta.. A quando una seria indagine in Toscana..?
La Toscana si autodefinisce "modello" da seguire.
Anche nella corruzione..?
FF
da L’Espresso , 24 luglio 2008
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-mani-sulla-sanita/2034474&ref=hpstr1
Le mani sulla sanità
di Paolo Biondani e Daniela Minerva
Cento miliardi l'anno. È il costo della salute in Italia.
Una torta da spartire per la politica.
Tra nomine, appalti e rimborsi a privati.
Un business che sempre più spesso finisce nel mirino della magistratura.
Oggi è in cronaca l'Abruzzo. Un mese fa c'era la Lombardia. Prima il Piemonte, la Puglia, il Lazio, la Calabria: da almeno 15 anni, decine di indagini giudiziarie documentano migliaia di truffe, sprechi, clientelismi, favoritismi, disservizi, frodi criminali, corruzioni e infiltrazioni mafiose. La salute degli italiani muove un giro d'affari di oltre 100 miliardi di euro. Che molti vedono come una torta da spartire. E i pm di Milano che indagano sulla Santa Rita e le altre "cliniche degli orrori", in un'audizione segreta al Senato, finiscono col descrivere la sanità come «un sistema che fa diventare i reati una prassi».
Come è potuto succedere? Da un lato c'è un flusso continuo, e da decenni in crescita, di denaro pubblico a disposizione per appalti, convenzioni con strutture accreditate, gente da assumere. Dall'altra ci sono i partiti alla guida delle Regioni, che stringono la morsa su ospedali e Asl attraverso il loro plenipotenziario, il direttore generale. Dopo la legge Bindi di riforma del Servizio sanitario nazionale del 1999, il manager è nominato dal governatore, quindi dalla politica, ed è lui che decide tutto: dai contratti alla scelta dei primari. In mezzo ci sono i medici, che maledicono quella legge che ha tolto loro tutto il potere e li ha messi nelle mani della politica; e i malati, che in molte parti d'Italia fanno sentire la loro voce e minacciano chi li governa, ma in molte altre no.
Su di loro contava Rosy Bindi quando firmò quella legge, nella convinzione che i governatori avrebbero fatto le cose per bene perché la sanità è uno snodo cruciale del consenso. Ma così non è andata: le mani della politica sulla torta si sono trasformate, spesso, in un reticolo di tangenti, appalti truccati, nomine incongrue. Perché la legge di depenalizzazione dell'abuso d'ufficio con finalità politiche del 1997 aveva reso praticamente impunibile chi spadroneggiava.
Così il sistema è saltato, fatte salve le solite isole felici. I reati, come dicono i pm, sono prassi. Da un lato le nomine, poltrone troppo spesso occupate da incapaci, ma dall'altra i denari. Oltre 100 miliardi, di cui la metà cash, a disposizione dei privati. Che forniscono beni e servizi agli ospedali, ma anche prestazioni sanitarie che il pubblico non riesce a erogare. È questo il ventre molle del sistema che crea consenso distorto per politici rapaci e che arricchisce manager disonesti. Perché sono gli uomini della politica a decidere chi e in quale misura può partecipare al business. E magari su chi si può chiudere un occhio nei controlli.
Così, stando alle accuse dei giudici di Pescara, il re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Maria Angelini ha gonfiato i conti e il presidente Ottaviano Del Turco ha intascato in contanti, tra cucina e salotto, la sua fetta dei 15 milioni di tangenti confessate dall'imprenditore. L'ex sindacalista del Pd va considerato innocente fino alla sentenza definitiva, ma resta il fatto che la sua giunta e quella precedente di centrodestra hanno lasciato, tra il 2001 e il 2006, un buco nei bilanci sanitari di 908 milioni, scesi a 800 solo grazie ad aiuti statali d'emergenza. Di certo il costo del sistema, in Abruzzo, è impazzito. Solo nella stagione elettorale 2004-2005, la spesa pro capite è schizzata da 1.515 a 1.729 euro. Come dire che, da un anno all'altro, il debito di ogni abruzzese è aumentato di oltre 200 euro. E così è più o meno ovunque: i bilanci della sanità seguono una variabile politica, la spesa esplode negli anni più vicini alle elezioni. Il primato italiano è della giunta Storace, che ha governato il Lazio fino al 2005: nel suo ultimo biennio la sanità regionale è andata in rosso di ben 3,4 miliardi. Spesi per che cosa? Tutta buona sanità? Non proprio tutta se, negli stessi mesi le ammissioni (parziali) dell'imprenditrice Anna Iannuzzi, detta Lady Asl, hanno rivelato mazzette, imbrogli e rimborsi falsi e provocato 70 arresti, inguaiando anche tre assessori regionali: Giulio Gargano, Marco Verzaschi e Giorgio Simeoni, che è diventato deputato di Forza Italia.
Nel frattempo, la giunta è cambiata, insieme ai 19 direttori generali: ora c'è un tecnico, accanto a 7 Ds, 8 della Margherita, 1 del Prc e 1 del Pdci, a rispecchiare gli equilibri in giunta. I manager di Marrazzo hanno promesso pulizia e rigore. Hanno cominciato col cambiare primari e ridefinire gli appalti. E poi si sono trovati, quindici giorni fa, con le cronache di un giro di mazzette per un appalto informatico da 21 milioni di euro. Tra gli accusati, Anna Maria Robustellini, presunta "socia occulta" della ditta sub-appaltatrice Inside e, contemporaneamente, responsabile dei bilanci della Asl RmC. La stessa di Lady Asl. Tutto cambia a Roma C, per non cambiare nulla. Quando si tratta di spartirsi una ventina di milioni.
In un vortice di mazzette e appalti, quello che sembra importare meno a molti dirigenti è il fatto che stanno amministrando la salute pubblica. E che ogni euro in mazzette e servizi scadenti è un euro tolto ai malati. Ma la questione morale in sanità non esiste, se i presunti corrotti finiscono in Parlamento e nessuno sembra pagare mai il conto. Basti pensare a cosa accade in Sicilia, dove il debito sanitario aumenta di anno in anno, insieme alla fuga nelle altre regioni e nel privato dei malati. Che altro non possono fare se si si dà retta alle ispezioni fatte nella scorsa legislatura dalla commissione di controllo sul Servizio sanitario del Senato, che racconta raccapricciata lo stato dei due più grandi ospedali di Palermo, il Villa Sofia e il Policlinico universitario. Eppure, la giunta di Totò Cuffaro ha lasciato in eredità un disavanzo di tre miliardi. Andati anche a pagare Michele Aiello e la sua clinica oncologica Villa Santa Teresa, a Bagheria, che quando a governare la Sicilia era l'Udc di Cuffaro, incassava ogni dodici mesi 50 milioni di euro, mentre oggi che Aiello è stato condannato a 14 anni per mafia, la regione ne paga solo 6. Il prezzo di un ciclo di cure contro il tumore alla prostata è sceso da 136 mila a 8 mila euro. E il pentito Nino Giuffrè ha convinto i giudici: «Nel centro di Aiello erano rappresentati gli interessi economici di Provenzano». In Sicilia la mafia uccide, ma la politica cura. Attraverso i direttori lottizzati, i partiti scambiano voti con assunzioni (47.970 dipendenti della sanità regionale, con 12.808 dirigenti e 3.009 autisti per 256 ambulanze), con appalti (record nazionale di acquisti di beni e servizi: più 56 per cento in quattro anni) e con accreditamenti di cliniche, laboratori e studi privati (addirittura 1.844, per metà gestiti da un solo dottore).
Cuffaro, che a gennaio ha festeggiato con i cannoli la condanna a cinque anni per favoreggiamento aggravato dall'aver aiutato «singoli mafiosi», ora confida nella prescrizione in appello, ma la pista degli interessi della sua famiglia nella sanità potrebbe riaprirsi a sorpresa. Un'inchiesta della polizia e dei pm di Palermo sta ricostruendo la mappa di un comitato d'affari sospettato di governare la sanità nella provincia di Trapani. L'accusa ipotizza che alcuni centri privati siano in realtà imprese mafiose, create per drenare milioni di rimborsi pubblici. Gli artefici di questa specie di cupola sanitaria, stando ai pochi atti finora depositati, fanno ripetuti riferimenti a presunti interessi di «famigliari di Totò Cuffaro»: gli inquirenti stanno cercando riscontri. La lobby trapanese pilota anche nomine e promozioni dei medici: gli inquirenti hanno già scoperto 60 raccomandazioni, tutte andate a segno. Finora pochissimi dottori hanno rotto l'omertà, ammettendo di dovere, oltre al posto, una continua obbedienza ai «pupari » della sanità.
A Trapani chi sgarra paga: questa inchiesta è partita dall'omicidio, nel 2005 a Mazara del Vallo, di un infermiere risultato comproprietario del centro clinico "Cem". Nell'anno di interregno tra Cuffaro e Lombardo la salute dei siciliani è stata amministrata dai direttori generali (10 di Forza Italia, 6 dell'Udc, 6 dell'Mpa, 4 di An, un commissario e un cattedratico), che si sono spartiti una torta «incredibile», come la definisce la Corte dei conti: «Nel 2007 la spesa sanitaria è cresciuta da 7,5 a 8,5 miliardi (più 13 per cento), con un incredibile aumento di quasi 200 euro per ogni residente. Un costo assolutamente spropositato rispetto alla qualità del servizio», visto che i contribuenti siciliani continuano a pagare «218 milioni l'anno per curarsi in altre regioni ».
Ma il nuovo governatore Raffaele Lombardo promette che tutto cambierà. E ha pronti i suoi uomini. In un clima nazionale che sembra promettere l'impunità, anche nella sanità le elezioni possono più delle inchieste. E scombinano le fedeltà politiche: in Campania, dove la giunta Bassolino spende dal 2005 più di 9 miliardi all'anno per ritrovarsi con debiti netti per 4 e mezzo, ora i direttori di Asl e ospedali targati Pd sono saliti a 19, grazie a un'ex di Rifondazione e a Luigi Annunziata, il manager ex Udeur che faceva infuriare Sandra Mastella perché non nominava i primari di suo gradimento. L'Udeur ora all'opposizione ha solo tre poltrone, i socialisti due.
Questi gli equilibri del nuovo assetto politico. Ma la Campania va alle urne e gli uomini di Bassolino stringono le fila: a far saltare il risiko potrebbe essere il vero uomo forte della sanità in Campania, l'assessore Angelo Montemarano, il postdemitiano che per otto anni ha guidato l'Asl Napoli 1 (con oltre un milione di assistiti e 9 ospedali), creando circa metà di quel passivo che ora, come assessore, dovrebbe risanare. In bilico sembra essere anche la poltrona di Armando Poggi, che ha fatto il miracolo di salvare l'Asl Napoli 3 dopo lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Ma ora è in rotta con Bassolino. E chissà se il terremoto Montemarano lo manterrà in sella. Ma ad aver problemi con le nomine non sono solo gli amministratori del sud. Nel novembre scorso il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si è trovata indagata, tra l'altro, per aver assunto come responsabile dei servizi sociali, «senza concorso», l'ex dirigente sanitaria calabrese Carmela Madaffari. Nel suo curriculum spiccava la «decadenza per gravi inadempienze» dalle Asl di Lamezia Terme e di Locri. La procura della Corte dei conti, che rimprovera alla giunta Moratti di aver sprecato 11 milioni in questa e altre nomine, conclude che il «garantismo » riservato alla prescelta «sembra dovuto anche ai cittadini» che hanno «altrettanto diritto di essere amministrati da dirigenti senza ombre ». E di ombre sulla sanità lombarda ce ne sono molte. È vero, l'eccellenza di molti ospedali, soprattutto pubblici, attrae malati e i bilanci sono quasi a posto: 435 milioni di buco dal 2001 al 2006. Ma la sanità privata è alla sbarra: il bilancio provvisorio è di 66 indagati, 9 ospedali sotto inchiesta, oltre 7 mila truffe già accertate, dozzine di interventi «criminali» e giudici che tuonano contro «rimborsi gonfiati sistematicamente ». E i numeri fanno pensare a un problema di sistema: stranamente, in Lombardia un ricovero pubblico costa in media 3.127 euro, mentre ognuna delle 272 mila degenze private vale 129 euro in più.
Non è così nella stragrande maggioranza delle regioni: il privato costa meno del pubblico anche, in genere perché è in gran parte sul pubblico che pesano gli interventi sanitari di maggior impatto (dai trapianti alle neurochirurgie alle rianimazioni). Il record del risparmio è del Friuli, che paga alle cliniche 600 euro in meno. Non a caso la giunta Illy è l'unica in Italia che ha chiuso il quinquennio sanitario in attivo: più 102 milioni. Eppure Illy ci ha rimesso la poltrona. Non sempre il buon governo della sanità paga. E i partiti stringono il cerchio: il governatore forzista del Veneto Giancarlo Galan rivendica che è stato «giusto » assegnare a fine anno, senza qualsiasi selezione di merito, 18 poltrone sanitarie «ai più capaci»: tutti di Forza Italia. Mentre la Lega protesta perché ha tre direttori e An tuona perché ne ha solo uno «neanche designato dal partito». Ma così fan tutti, come diceva Clemente Mastella accusato di lottizzare i primari: sembra proprio il manuale Cencelli a disegnare la mappa del potere sanitario. Perché la torta della sanità serve a comprare consensi e perfino a scalare i partiti, come faceva in Piemonte il direttore dell'ospedale Molinette, Luigi Odasso, che con le tangenti riscosse sugli appalti del suo ospedale si era pagato, tra l'altro, 1.600 tessere di Forza Italia. E serve a far girare la macchina della politica, come è accaduto, secondo i pm di Bari, anche in Puglia. Qui l'ex governatore Raffaele Fitto, ora deputato, ha evitato l'arresto, bloccato dal Parlamento, per i 500 mila euro versatigli dal gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci. In dicembre i pm hanno chiesto di processarlo anche per associazione per delinquere e peculato.
Ma Fitto è a Roma e a comandare la Puglia oggi è Nichi Vendola, che per ripulire il business della salute ha chiamato il tecnico Alberto Tedesco, anche se le aziende di suo figlio vendono prodotti sanitari a due cliniche accreditate. Tutto cambia a Bari, ma gli stessi pm del caso Fitto ora accusano la dirigente nominata da Vendola e Tedesco, Lucia Buonamico, di aver accreditato cliniche senza requisiti. Una trappola per colpire chi fa pulizia o un nuovo scandalo? Ogni risposta è prematura: l'inchiesta è ancora agli inizi. Per Fitto invece il caso è chiuso: l'ex governatore è entrato nel governo Berlusconi, come ministro per i rapporti con le Regioni. Anni di inchieste e processi, dunque, ma chi è rimasto nella rete della giustizia? Tra vecchi benefici e nuovi sconti di pena, oggi nessun colletto bianco rischia la galera per condanne inferiori ai sei anni di reclusione. Per la corruzione, il massimo è cinque. E così si avvera la profezia del magistrato Piercamillo Davigo, che nel 1992, dopo il primo arresto di Tangentopoli (Mario Chiesa, mazzette su appalti sanitari), capì che le successive condanne, per quanto numerose (ben 1.408), sarebbero servite solo a «far evolvere una nuova specie più resistente alle indagini». Come dire che gli impuniti ormai sono più furbi dei pm.
Ha collaborato Mariaveronica Orrigoni
L’Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-mani-sulla-sanita/2034474&ref=hpstr1 (24 luglio 2008)
L’Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-mani-sulla-sanita/2034474&ref=hpstr1 (24 luglio 2008)
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Quattro uomini d’oro
Alcuni big, altri operatori minori: nella rete dei magistrati a caccia di manager con le mani nella sanità ci sono finiti in parecchi. Ecco i più significativi.
GRUPPO SAN DONATO
È la holding sanitaria di Giuseppe Rotelli, milanese doc che possiede anche il 5 per cento delle azioni Rcs con opzioni fino all'11, che si appresta a rilevare l'anno prossimo, per 200 milioni, dalla Bpi. Può vantare 102 milioni di liquidità in cassa e neanche un euro di debito. Utili fatti amministrando 3956 posti letto, 18 case di cura (tra cui le cinque rilevate da Antonino Ligresti nel 2000) e 9542 addetti. Con un fatturato, nel 2007, di 725 milioni di euro, il gruppo sta sbarcando in Francia, partecipando all'asta per la vendita di Vitalia, secondo gruppo sanitario d'oltralpe, con 45 ospedali. Rotelli, insieme a 25 tra dirigenti e medici del San Donato, è indagato per presunti rimborsi gonfiati: secondo la procura, che gli ha sequestrato due milioni di euro, centinaia di cartelle cliniche sarebbero state alterate per ottenere dalla Regione versamenti di valore superiore fino a 30 volte a quanto dovuto.
TOSINVEST
È l'impero da oltre un miliardo di euro della famiglia Angelucci, con interessi dalla sanità, all'editoria (con "Libero" e "il Riformista"), al settore immobiliare (nel 2003 ha rilevato per oltre 80 milioni di euro l'intero patrimonio dell'ex Pci insieme ai debiti dei Ds) e bancario (ha venduto una quota di Capitalia dopo la fusione con Unicredit, ricavandone 500 milioni di liquidità). Ma il core business sono 26 strutture tra cliniche e ambulatori situate principalmente in Lazio, ma anche in Campania, Abruzzo e Puglia. E proprio la propaggine pugliese della Tosinvest è al centro della vicenda giudiziaria che vede coinvolto il ministro Raffaele Fitto, ex governatore e coordinatore regionale di Forza Italia, anima del movimento "La Puglia prima di tutto" a cui gli Angelucci hanno versato 500mila euro: regolare finanziamento registrato a bilancio, secondo la Tosinvest; tangente pagata per assicurarsi l'appalto da 200 milioni per la gestione di undici residenze per anziani secondo la Procura di Bari. Dopo alterne vicende il Tribunale del riesame ha riconfermato lo scorso 8 luglio il sequestro della somma in questione, oltre a beni dell'imprenditore romano per un valore di 55 milioni di euro. La Tosinvest, controllata da una holding lussemburghese, ha chiuso il 2006 con 45 milioni di utili.
FRANCESCO PAOLO PIPITONE
Notaio fino al 1996, anno del suo pensionamento. E oggi proprietario della clinica Santa Rita di Milano, ormai bollata come la "clinica degli orrori" per la serie di interventi, ritenuti dall'accusa gravemente lesivi, quando non mortali, e inutili, fatti per intascare presunti rimborsi illeciti per 2 milioni e mezzo di euro. Le vittime sarebbero cinque, mentre quasi un centinaio di pazienti avrebbero riportato lesioni gravissime. Socio unico e rappresentante legale della clinica, Pipitone è agli arresti domiciliari, come altri undici tra medici e dirigenti, il primario di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone e il suo collaboratore Pietro Fabio Presicci. Chiusa dal 9 giugno in seguito alla sospensione del contratto con la Regione, la clinica è stata in parte riaccreditata lo scorso 22 luglio. Nuovo amministratore è l'avvocato e consulente regionale Luigi Colombo, uomo di fiducia del governatore Formigoni.
VINCENZO ANGELINI
Imprenditore della sanità abruzzese, 56 anni, sei case di cura sparse per la regione con oltre 250 posti letto e più di mille dipendenti, è la gola profonda dell'inchiesta di Pescara che ha travolto il governatore Del Turco. Ha confessato di aver pagato tangenti bipartisan per circa 15 milioni per far accreditare e finanziare le sue cliniche. Avrebbe così ricevuto rimborsi d'oro per prestazioni inesistenti sfruttando anche il sistema della cartolarizzazione dei debiti adottato dalla giunta regionale. Per Angelini non è il primo incidente giudiziario: già nel 1999 la procura di Pescara l'aveva indagato per falso, truffa e abuso in riferimento a prestazioni ospedaliere gonfiate. Il tutto era poi finito in prescrizione in seguito all'applicazione della legge ex Cirielli. Angelini ha costruito la sua fortuna sulla clinica Villa Pini di Chieti che ha iniziato a prosperare con l'arrivo dall'ospedale cittadino (diretto dal suocero Antonino Sollecito) di numerosi pazienti trattati in convenzione. Dalla Regione Abruzzo ha incassato negli ultimi anni un'ottantina di milioni (ora nel mirino della procura di Pescara): secondo alcune stime vanterebbe ancora crediti per altri 110 milioni.
(a cura di Chiara Andreola)
Ottaviano Del Turco
Ottaviano Del Turco (Collelongo, 7 novembre 1944) è un sindacalista e politico italiano. E' stato membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico, già presidente della Commissione Antimafia e Ministro delle Finanze nel secondo governo Amato dal 2000 al 2001. È stato eletto Presidente della Regione Abruzzo dal 2005, carica da cui ha presentato le dimissioni il 17 luglio 2008 in seguito al suo arresto operato su mandato della Procura della Repubblica di Pescara.
Dopo la licenza media inferiore emigra a Roma e inizia il suo apprendistato sindacale nella sede romana dell'Istituto nazionale confederale di assistenza (INCA). Come sindacalista di area PSI, entra a far parte della segreteria provinciale della FIOM di Roma e quindi approfondisce la sua conoscenza del sindacato dei Metalmeccanici entrando a far parte dell'ufficio di organizzazione centrale della FIOM (Federazione operai Metalmeccanici) della CGIL (1968).
Prosegue la carriera sindacale, prima guidando per molto tempo la corrente socialista della CGIL e successivamente diventando segretario aggiunto durante la segreteria di Luciano Lama (1970-1986).
Nel 1992 lascia il sindacato e un anno dopo diventa segretario nazionale del PSI subentrando a Giorgio Benvenuto, che aveva provvisoriamente sostituito Craxi al momento dell'uscita di quest'ultimo dalla vita politica italiana. Il partito, sconvolto dall'inchiesta Mani pulite, durante la sua segreteria si sfalda, diventando prima SI (Socialisti Italiani) e poi SDI (Socialisti Democratici Italiani).
Con quest'ultimo movimento, nel 1994 Del Turco viene eletto alla Camera (XII legislatura) nel collegio elettorale di San Lazzaro di Savena e viene nominato vicepresidente della Commissione Affari Esteri; nella successiva legislatura viene eletto al Senato nel collegio di Grosseto per L'Ulivo. Dal 16 maggio 1996 al 6 febbraio 1997 è presidente del gruppo dei senatori di Rinnovamento Italiano.
Durante il secondo governo Amato (2000) ricopre l'incarico di ministro delle Finanze.
La sua attività politica è legata anche alla Commissione Antimafia, della quale è stato presidente.
Nel 2004 viene eletto al Parlamento europeo nella circoscrizione sud, con 180 mila preferenze, per la lista Uniti nell'Ulivo e si iscrive al Partito Socialista Europeo.
Nelle elezioni regionali del 3 e 4 aprile 2005 viene eletto presidente della Regione Abruzzo, per la coalizione dell'Unione con il 58,1% dei voti, e lascia l'incarico di Strasburgo.
Nel 2007 fonda l'associazione Alleanza Riformista con l'intento di portare lo SDI nel Partito Democratico, in seguito al congresso nazionale dello SDI, nel quale prevale la linea del segretario nazionale Boselli, abbandona il partito per confluire con Alleanza Riformista nel Partito Democratico.
Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico. Coinvolto in un'inchiesta giudiziaria sulla sanità abruzzese, ha presentato le dimissioni dalla carica di Presidente della Regione Abruzzo il 17 luglio 2008.
giovedì 17 aprile 2008
La Prima Repubblica è morta -finalmente..

CAMERA : Pdl 276, Lega Nord 60, Movimento per l'autonomia 8; Pd 217, Idv-Di Pietro 29; Udc 36, Svp 2, Movimento associativo italiani all'estero 1, Autonomia libertà democrazia (Valle d'Aosta) 1.
SENATO : Pdl 147, Lega Nord 25, Movimento per l'autonomia 2; Pd 118, Idv-Di Pietro 14; Udc 3; Svp 4; Vallée d'Aoste 1; Movimento associativo italiani all'estero 1
Dal Corriere della Sera, 16 Aprile 2008
Ernesto Galli Della Loggia
Una storia finita
Ha ragione chi ha notato che il nuovo Parlamento italiano nato dalle elezioni di domenica e lunedì sarà l'unico dei principali parlamenti europei dove non troverà posto alcun partito che nel nome si richiami al socialismo o al comunismo. E questo accade nonostante che, come è noto, partiti con quei nomi abbiano segnato profondamente per decenni la storia della sinistra italiana e, insieme, la storia del Paese. Siamo di fronte, insomma, a una svolta profonda non solo del nostro sistema politico, ma della nostra intera vicenda nazionale, del lungo e tormentato configurarsi delle culture politiche italiane. Svolta tanto più significativa in quanto poi coincide con lo schierarsi elettorale a destra di tutto il Nord, cioè delle regioni più industriose, più ricche e più avanzate della penisola, un tempo, in molte zone, roccaforti della sinistra che aveva il socialismo o il comunismo nella propria insegna.
Da questo punto di vista è oltremodo indicativo il sorprendente successo della Lega in una regione come l'Emilia Romagna, con oltre il 7% dei voti alla Camera. In realtà la Prima Repubblica non è finita nel 1994, è finita ieri; e il terremoto che ha colpito la sinistra può essere interpretato come la conseguenza del modo miope e insufficiente con cui proprio la sinistra affrontò 15 anni fa la crisi di quella fase della democrazia italiana, non cogliendone né il significato né le implicazioni. E perciò riducendosi oggettivamente, allora e poi, a un ruolo di puro e semplice freno anziché di spinta e di direzione. Ciò che portò alla fine la Prima Repubblica fu essenzialmente la mancanza di alternativa di governo, il fatto che per svariati decenni a reggere il Paese fossero più o meno sempre le stesse forze. Uno degli effetti ne fu per l'appunto la vasta corruzione (da qui Mani Pulite), insieme alla progressiva decrepitezza dei meccanismi e degli strumenti amministrativi (per primi quelli dell'amministrazione statale) e all' inamovibilità castale delle élites del Paese in quasi tutti i campi. Inutile dire il motivo della mancanza per tanto tempo di una credibile alternativa di governo: la presenza all'opposizione di un Partito comunista il cui sfondo ideologico e la cui collocazione internazionale, essendo entrambi storicamente contigui alla vicenda bolscevico- sovietica, non lo legittimavano a governare una democrazia occidentale come l'Italia.
La fine dei partiti di governo della Prima Repubblica (Dc e Psi) per effetto delle inchieste giudiziarie di Di Pietro non ebbe l’effetto di spingere quelli che erano ormai i reduci del naufragio comunista a una revisione radicale della propria storia. E neppure li indusse a una rivisitazione altrettanto radicale di tutto l'impianto socio- statuale italiano, delle reti d'interesse, dei luoghi di potere accreditati, delle convenzioni bizantine, delle fame posticce di un regime ormai alle corde. Ebbe anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. Indusse gli ex comunisti a considerarsi quasi come i curatori testamentari di questo insieme di lasciti, facendosi catturare dalla tentazione di poterne addirittura diventare agevolmente gli eredi. Ciò che infatti cominciò fin da subito a verificarsi. Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non sentirono più l'urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente biblici, dell'ordine degli anni.
Nel frattempo, come dicevo, orfano della protezione un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale italiano cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva volenterosamente a quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della situazione. In breve tutto l'establisment economico- finanziario del Paese, tutta la cultura, tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di «entrismo» da parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell'area della sinistra ex Pci, insieme all'esasperante lentezza con cui procedeva la revisione ideologica di questa, hanno valso a porre il partito della sinistra ex comunista, nell'ultimo dodicennio, in una posizione sostanzialmente conservatrice. L’hanno reso di fatto il tutore massimo dell'esistente, incapace di comprendere i grandi fatti nuovi che si andavano producendo nel Paese, di rompere incrostazioni e tabù, restio a politiche animate da coraggio e da fantasia, timoroso infine di rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario modo questa parte, invece, se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre che allora videro la luce e/o che allora presero a ricomporsi.
Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece avuto facile gioco, esse sì, ad apparire fino ad oggi (e quale che fosse la realtà) tese al cambiamento, lontane dal potere costituito, prive di troppi pregiudizi ideologici, in sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del Paese. Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo, dall' altro però aveva reso sempre impossibile— ai partiti che ne portavano i nomi— qualunque autonomo ruolo politico innovativo alla guida del Paese. Veltroni ha capito che bisognava cancellare questa storia, la quale era stata anche tanta parte della storia della prima Prima Repubblica; che era finalmente giunto il momento di porre fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto pagare un prezzo assai alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno fare solo alla fine.
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Da Il Corriere della sera, 17 Aprile '08 :
Tangenti
Sirchia condannato a 3 anni
L'ex ministro della Salute era coinvolto in un'inchiesta su un giro di mazzette in ambito sanitario
MILANO - L'ex ministro della Sanità, Girolamo Sirchia, è stato condannato a 3 anni di reclusione nell'ambito del processo milanese in cui è imputato insieme ad altre sette persone e una società per presunte tangenti nel mondo della sanità milanese. Per Sirchia l'accusa aveva chiesto 2 anni e 9 mesi di reclusione: una pena leggermente più pesante, dunque, che tuttavia non verrà scontata in quanto coperta da indulto. All'ex ministro è stata anche comminata la pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. «Sono stato condannato nonostante avessimo portato prove e testimonianze a favore - è stato il primo commento dell'ex ministro -. Evidentemente io e i miei difensori non siamo riusciti a convincere i giudici». L'ex ministro alla Sanità, Gerolamo Sirchia (Ansa)
LA VICENDA - Le presunte tangenti, stando alle accuse, sarebbero state pagate per apparecchiature sanitarie a ospedali milanesi quando Sirchia era primario al Policlinico di Milano. L'inchiesta in questione portò il 29 settembre 2004 agli arresti domiciliari per il professor Francesco Mercuriali, ex primario di Immunoematologia del Niguarda, che si suicidò a casa sua il successivo 4 ottobre. Fra le presunte tangenti citate nell'atto di chiusura indagine, ci sono tre assegni su un conto corrente di Chiasso ritenuto riferibile a Sirchia per un totale di 30.500 dollari emessi da Health Care Id Inc. di Chicago, e tre assegni da 11.000 marchi tedeschi ciascuno emessi dalla Immucor tedesca, la filiale centrale europea della Immucor Usa.
«FUORI DALLA REALTA'» - Sirchia si è sempre difeso dicendo che quel denaro era il corrispettivo di una serie di consulenze. Per questo, a caldo dopo il pronunciamento della corte, parla di una sentenza «fuori dalla realtà e non condivisibile». «Sono ovviamente dispiaciuto perchè malgrado le prove e le testimonianze portate ha prevalso il teorema dell'accusa - ha detto dopo la lettura della sentenza -. Ovviamente mi riservo di impugnare una decisione che reputo fuori dalla realtà». L'ex primario del Policlinico ha inoltre sottolineato che per lui è un dovere «rispettare quello che il Tribunale decide ma è anche un dovere - ha detto - difendere la mia onorabilità». Il professore, assistito dagli avv. Giovanni Maria Dedola e Paolo Grasso, si è detto comunque amareggiato per essere uscito da un processo con una condanna coperta da indulto e una pena accessoria legata a un preciso episodio che presto cadrà in prescrizione.
http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_17/tangenti_sicrchia_condannato_tre_anni_a5048c32-0c66-11dd-aecb-00144f486ba6.shtmlLoro non molleranno mai, noi neppure
lunedì 28 gennaio 2008
Onorata sanità..
In manette Alessando e Giuseppe Marcianò, due imputati per l'omicidio di Francesco Fortugno
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DELITTO FORTUGNO - Il provvedimento restrittivo ha colpito anche Alessando Marcianò e suo figlio Giuseppe, due degli imputati per il delitto del vice presidente del consiglio regionale Francesco Fortugno, avvenuto a Locri il 16 ottobre 2005. Secondo l’accusa i Marcianò (il figlio sarebbe tra i killer) avrebbero fatto uccidere Fortugno per favorire il rientro in consiglio regionale di Mimmo Crea, primo dei non eletti nella Margherita (ma non ha mai aderito al Partito democratico). Tra i colpiti dalle ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip di Reggio Calabria, figura anche Antonio Crea, 29 anni, figlio del consigliere regionale Domenico e direttore sanitario della clinica privata Ania di Melito Porto Salvo, che è stata posta sotto sequestro. Tutti gli indagati dovranno rispondere di associazione per delinquere di stampo mafioso operante nel settore della sanità pubblica.
(Corriere, 28 gennaio 2008 )
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Luigi De Magistris (24 gennaio 2008)
venerdì 4 maggio 2007
ritengo di aver fatto tutto il possibile per far capire..
(nota scritta al Sindaco di Empoli e all'On.le Fluvi -DS- nel Febbraio 2007 : solo un esempio fra i cento..)
Si, ritengo di aver fatto quanto possibile per far capire.. Ma quando non si vuole -o forse non si può- capire..
È in effetti un problema di mentalità. Come scrive il Giudice Romano Vaccarella nella sua lettera di dimissioni dalla Corte Costituzionale, è 'incomprensibile' – o meglio, 'inconcepibile’ – in questo Paese, che si possa agire mettendo sul piatto della bilancia se stessi, il proprio futuro, finanche la propria vita, a tutela di ciò che consideriamo un Valore supremo: le Istituzioni democratiche (la “Democrazia”), il Diritto, la propria Dignità personale.
Chi di questi Valori ha un concetto relativo, e magari della Dignità personale ha un deficit oggettivo, si trova in effetti senza gli strumenti culturali fondamentali per poter capire..
Allora, ripropongo:
- Che ruolo hanno giocato i politici locali? Da Bugli a Regini, da Fluvi a Cappelli..
- Quale ruolo imprenditori come : Dragoni, Tognetti e altri..?
- Chi ha "coordinato" la strategia? L'assessore Rossi? Il DG Asl11 Reggiani? Regini? Bugli? Chi altri..?
Chi vuol cominciare a rispondere alle "10 domande in attesa di risposta" ?
Perché non sono solo io a sostenere che Ecomedica ha subito non solo un torto, ma un reato -di concussione- da parte di chi dovrebbe invece garantire il rispetto delle regole e la tutela del Diritto.. (v. passaggio della lettera a piè di pagina : "Aggiungo solo che .. la Commissione Regionale non avrebbe mai concesso PET e Radioterapia e ciò avrebbe portato alla rovina Ecomedica..")
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Nota - dal Dizionario DeMauro, Paravia :
concussióne
s.f. 1 TS dir., reato del pubblico ufficiale che, abusando della sua autorità, fa sì che qcn. dia o prometta denaro o altro a lui stesso o anche ad altri 2 OB scossa violenta, urto fig., agitazione
Polirematiche
concussione fraudolenta loc.s.f. TS dir. ⇒concussione implicita loc.s.f. TS dir., c. esercitata mediante persuasione o convincimento
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lunedì 23 aprile 2007
10 DOMANDE ANCORA IN ATTESA DI RISPOSTA
1. Perché, dal 1993 a oggi, in Regione Toscana (il Ministero della Sanità non aveva infatti pregiudizi di sorta) non si è voluto che Ecomedica installasse un’apparecchiatura PET?
2. Chi ha voluto che Ecomedica ritirasse la domanda già formalizzata dal 2004 in Commissione per la prevenzione dei rischi da radiazioni ionizzanti, Dipartimento Diritto alla Salute e Politiche di Solidarietà della Regione Toscana (il nome è certo altisonante) ? Vuole rispondere l'Assessore Rossi? O il presidente della Commissione, ing. Masi? Ricordo: il 13 Maggio 2006, Ecomedica venne “invitata” (per sbloccare la parte Radioterapia) a “RITIRARE SPONTANEAMENTE” la vecchia domanda e ripresentarla dopo aver escluso la richiesta di installazione della PET-CT. Ottenuto ciò, venne poi autorizzato un istituto privato fiorentino ad istallarla.
3. Perché, ancora prima (fine 2004) si permise ad un istituto privato di Pistoia di istallare la Pet -dandogli fin da subito la convenzione (gennaio 2005), e si lasciò Ecomedica al palo?
4. Perché per la Radioterapia, nonostante l’invito dell’Assessore Rossi a realizzarla in 1 anno (4.7.’02), Ecomedica dovette scontrarsi fin da subito con difficoltà create ad arte, sia dalla direzione della Asl11 che dall’Area Vasta fiorentina e dalla Radioterapia universitaria di Careggi? Quali interessi dovevano essere gratificati? (“interessi privati”, li definirei, visto che l’interesse pubblico era rappresentato da quanto illustrato dall’Assessore Regionale al Diritto alla Salute).
5. Perché dopo la presentazione ufficiale dell’accordo Regione/Ecomedica (20 Novembre 2004 –Villa Sonnnino, S.Miniato, alla presenza di Ledo Gori, che rappresentava ufficialmente l’Assessore Rossi, del Sindaco di Empoli Luciana Cappelli, dell’ON.le Alberto Fluvi e di vari consiglieri Regionali), con la dichiarazione di Gori che l’accordo sarebbe stato firmato entro quel Natale, si operò subdolamente e nel modo più sporco per far saltare ogni cosa e costringere Ecomedica a realizzare sì la radioterapia, ma per cederla poi in affitto alla Asl11? (e qui ricordo che dovetti intervenire direttamente, nel febbraio 2006, per ottenere il rispetto degli accordi con la Regione del Luglio 2002 –cfr. azione in Consiglio Regionale, con la mozione bipartisan resa possibile dall’appoggio in particolare di SdI, Margherita e Udc. Fu a seguito di ciò che il DG Asl11 dovette accettare l’accordo con Ecomedica che prevede la convenzione-accreditamento e non l’affitto di ramo d’azienda).
6. Chi ha gestito la vicenda riguardante l’immobile “ex-Anfor”, allora di proprietà Asl? È razionale che la Asl11 ne abbia “ceduto i diritti” (per soli 50.000,00 Euro) ad un privato interessato a costruirvi abitazioni, piuttosto che venderla a chi la utilizzasse per soddisfare il prima possibile una “Priorità” della Regione Toscana? Com’è che il Comune di Empoli fu così sollecito a rilasciare la concessione per una speculazione edilizia? Ecomedica è stata costretta a subire un notevole danno economico e centinaia e centinaia di malati di cancro sono costretti da anni ad attendere una Radioterapia che, nella migliore delle ipotesi, potrà essere messa in funzione solo a fine anno 2007/inizio 2008 (= a 5 anni dall’invito dell’Assessore Rossi e ben oltre 10 anni dopo la mia richiesta di realizzarla). Perché? Che ruolo ha avuto la direzione della Asl e quale il sindaco di Empoli del tempo – ora consigliere regionale?
7. Perché ci si è dati tanto da fare per “normalizzare” Ecomedica (addirittura esercitando fortissime pressioni su certi Soci –particolarmente sensibili : per quali ragioni?-, solleticandone personali interessi), al fine di renderla “meramente satellite” e subordinata all’interesse del “sistema politico-affaristico”? Che ruolo hanno avuto politici locali (ad es.: l’ex-sindaco di Empoli Bugli), oltre al direttore generale Asl11. E quale ruolo certi ambienti del credito locale, peraltro legati al sistema politico dell’area?
8. Perché tanta malevolenza (parlerei addirittura di odio, nei miei confronti) da parte del direttore generale dell’ Asl11? Perché le fortissime pressioni sui “soci sensibili”, per farmi lasciare Ecomedica e far sì che (sue parole) “siano le persone responsabili, ad operare per il bene del territorio e dell'azienda Ecomedica"?
9. Perché il silenzio delle istituzioni? La “filosofia del muro di gomma” è diventata prassi cui costantemente si richiamano politici, amministratori, dirigenti pubblici.. Ma il muro di gomma non è eterno – e diversamente da quanto in molti sembrano ritenere, è sporco di sangue. La “gomma” può essere più “dura” del cemento, in certe situazioni..
10. Perché c’è stata avversione nei confronti di Ecomedica fin da sempre? Basti pensare che anche per la Risonanza Magnetica subimmo l’oltraggio dell’ostracismo per anni e anni (cfr. la memoria del Prof. Guarino del Febbraio 1996, per il ricorso al Consiglio di Stato, che alfine ci dette ragione) mentre altri privati toscani -in particolare fiorentini- potevano invece operare e svilupparsi anche a nostre spese..
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Memoria del Prof. Giuseppe Guarino per il Consiglio di Stato (1996)
Ecc.mo Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Roma
ric.n. 5024/95 C.di C. 13.2.1996
Memoria
per la Ecomedica (prof.avv.ti Giuseppe Guarino, Monica Passalacqua e Piero d'Amelio)
contro
la Regione Toscana.
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1- Abbiamo depositato in data 7 febbraio 1996 una ampia documentazione.
Dalla stessa si ricava:
- che l'apparecchiatura per la risononanza magnetica "GYREX 2T SGR" e "CT TWIN", prodotta dalla Elscint è stata acquistata da Ecomedica per un prezzo complessivo pari a Lit 2999059170 (vedi contratto, doc.n.8) ;
- che l’apparecchiatura è stata affettivamente installata e che la Regione Toscana (Dipartimento sicurezza sociale), con atto a firma della Responsabile dell'U.O.C, dott. Silvana Sassu del 10.7.1995, ha autorizzato l'Ecomedica alla gestione al pubblico del relativo servizio nella nuova sede in Empoli, Via Roma, 24 (doc.n.l);
- che l'apparecchiatura RM installata da Ecomedica è in assoluto la più avanzata che esista in Italia (doc.n. 7) ;
- che nell'ambito territoriale della azienda USL n. 11 di Empoli, che comprende più di 200 mila assistiti, non esiste altra apparecchiatura di RM e che pertanto i pazienti dell'ambito di Empoli devono essere trasportati con ambulanza presso le strutture esistenti in Firenze, con grave disagio, con dispendio di energia e con maggiori costi (vedi deliberazione del Direttore Generale della USL n. 2194 del 30.12.1995: doc.n. 4);
- che a tale punto è avvertita dalla USL n.11 1'opportunità, anzi la necessità, di avvalersi per i propri assistiti per il servizio di RM della apparecchiatura della Ecomedica / - che con il provvedimento ora citato (doc. n. 4 ) il Direttore della USL ha chiesto alla Regione 1’autorizzazione a stipulare con la Ecomedica la necessaria convenzione in deroga a quanto stabilito con la deliberazione n. 3838 del 2.5.94, oggetto della impugnazione:
- che la responsabile regionale per l'assistenza specialistica, con fax del 12.1.1996, ha chiesto alla USL n. 11di esprimere un formale consenso per l'inserimento di Ecomedica nell'elenco RM (doc.n. 5) ;
- che il consenso della USL n. 11 è stato dato con telegramma 12 gennaio 1996 (doc.n. 5).
2. Gli atti da noi depositati ed ora citati offrono importanti conferme della fondatezza del ricorso.
La memoria avversaria fa leva su due punti :
a) non ci sarebbe alcuna ragione di urgenza perché gli elenchi dell'assistenza indiretta sarebbero superati dal passaggio al nuovo regime di assistenza diretta (p.2 : memoria 20.7.95);
b) sarebbe stata comunque necessaria una nuova autorizzazione regionale (pag. 4 segg., ivi).
Quanto al primo punto, a smentire quanto si afferma nella memoria avversaria basta leggere il testo del fax del responsabile regionale UOC del 12.1,1996 (doc.n.9).
In esso si chiede il consenso della USL all'inserimento nell’elenco RM della struttura privata Ecomedica “urgentemente... in relazione alle necessità territoriali".
Quanto al secondo punto, è confermato che secondo le tesi da noi espresse nessuna altra autorizzazione era necessaria ai fini dell’inserimento nella assistenza indiretta. Il documento n. 2 , che è un decreto del dirigente UOC della Regione Toscana, è una autorizzazione richiesta e concessa in relazione al trasferimento dell’insieme delle attività Ecomedica dalla sede originaria, dimostratasi insufficiente, ad una più ampia e funzionale. Il trasferimento riguarda non la sola attività RM, ma 1'insieme dei servizi Ecomedica. Le caratteristiche della nuova sede qualificano Ecomedica come uno dei centri diagnostici privati più importanti in Italia e non solo in Toscana.
3. Nel ricorso (v.pag.13 ricorso al Tar) era stato formulato esplicitamente il motivo che, se la Regione avesse ritenuto rilevante una qualsiasi altra autorizzazione o nulla osta, avrebbe dovuto non escludere Ecomedica dalla assistenza indiretta, ma accogliere la domanda condizionando la sua efficacia alla verifica che il nulla osta od autorizzazione ritenuta necessaria era stata conseguita.
Su questo specifico punto nulla viene detto da parte avversaria né in primo grado, né in grado di appello. Eppure questo era un punto essenziale: ed il punto il cui chiarimento giustifica la domanda di sospensione del provvedimento impugnato.
Il provvedimento testualmente esclude dall’elenco Ecomedica "in quanto non ancora autorizzata a svolgere prestazione di risonanza magnetica".
Si è molto discusso circa il modo in cui debba interpretarsi l’espressione "in quanto" ove adoperata in atti normativi, amministrativi o sentenze. Lo "in quanto" equivale ad un "perché" ovvero va inteso come "fino a quando"?
È questa disputa che genera il paradosso che l'impianto di RM più avanzato esistente in Italia, del costo di 3 miliardi, disponibile per il pubblico, che oggi incontestabilmente dispone di qualsiasi autorizzazione o nulla osta (vedi doc.n.2), che coraggiosamente è stato installato non in una grande città, ma in un'area di fertile attività quale è la zona di Empoli, una zona tuttavia priva di qualsiasi altra struttura similare, può essere utilizzato dai pazienti a spese proprie, ma non dal SSN e cioè nonostante la USL competente e la stessa autorità regionale competente (responsabile UOC, vedi doc.n.5) avvertano l'urgenza del suo utilizzo in relazione alle necessità territoriali.
Paradosso che codesto On.le Consiglio di Stato potrà eliminare ammettendo l'inserimento con riserva di Ecomedica nell'elenco, con piena soddisfazione della USL, degli oltre 200 mila assistibili e dell'interesse pubblico.
Roma, 12 febbraio 1996
Prof.avv. Giuseppe Guarino





