La cosa importante -indispensabile- quando si voglia veramente combattere la CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, è comprendere i meccanismi di COLLUSIONE (anche psicologici) che trasformano la società (così detta) "civile" nel mare in cui quegli squali umani si muovono (così spesso indisturbati), cibandosi di tutto quanto risulti loro commestibile..
Il fenomeno mafia non riguarda solo le "famiglie/clan", gli affiliati, i "simpatizzanti", i corrotti,.. -fino , purtroppo, alle "vittime".
C'è tutta un'area di collusione che non è solo quella "diretta", di chi partecipa ad uno scambio (collusione: accordo segreto tra due o più persone, a danno di terzi, per conseguire un fine illecito [De Mauro] -anche da una posizione di debolezza, eventualmente, ma non meramente passiva), bensì –come dicevo- anche quella psicologica, delle masse, per la quale il pensiero "debole" è lo strumento principe che consente la CONVIVENZA, prima, e l’accettazione, poi, dei metodi mafiosi. Fino alla CONNIVENZA. Alla tolleranza delle logiche mafiose.
Il pensiero “debole” è quello che ci fa ritenere di poco conto –o socialmente ininfluente, essendo diventato una sorta di abitudine mentale- un atteggiamento utilitaristico che antepone il proprio interesse a principi e valori che vengono relativizzati, in modo da renderli anche moralmente “neutri”.
Quando si compie questo passo, si apre la porta a tutte le mafie –criminalità organizzata e assassina inclusa.
UN GESTO ALTAMENTE SIMBOLICO E UNANIMAMENTE CONDIVISO QUALE IL RICONOSCERE LA CITTADINANZA ONORARIA A PINO MASCIARI, è un passo importante, anche se non sufficiente, per aiutare a rafforzare le difese immunitarie (culturali e di prassi) della nostra Società.
Ma è evidente che si tratta di un passo che non tutti ritengono il caso di fare..
Fabrizio Frosini
Dal Blog di Antonio Di Pietro :
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it
Riporto il testo del mio intervento alla trasmissione Otto e Mezzo di giovedì 29 maggio, dove rispondo alle domande di Lanfranco Pace sul tema della magistratura. (Antonio Di Pietro)
Dal Blog di Beppe Grillo : http://www.beppegrillo.it/2008/06/passaparola_lun.html#comments
UNICI COLPEVOLI: I CITTADINI
Riporto di seguito il testo dell'intervento di Marco Travaglio.
"Buongiorno a tutti. Spero si possa ancora dire che l’intervento del Capo dello Stato in occasione della festa del 2 giugno tenuto ieri è stato tutt’altro che soddisfacente. Io per esempio non l’ho condiviso per niente. Non perché i principi che ha enunciato non siano giusti: basta con l’intolleranza, basta con le ribellioni allo Stato. Dipende da che cosa sta dicendo e a chi si sta riferendo. Si riferiva a Bossi? Che ha di nuovo minacciato che se non si faranno le riforme che vuole lui di marciare su Roma con cinquecentomila padani, peraltro tutti da individuare. Non si sa se questa volta armati, disarmati, travestiti da Obelix, o come diavolo si presenterebbero. Si riferiva a Berlusconi, che si è appena ribellato allo Stato, cioè agli arresti disposti dalla magistratura napoletana per lo scempio dei rifiuti, per le discariche truccate, per la monnezza non trattata che veniva nascosta sotto lievi coltri di monnezza trattata e magari anche profumata con la calce viva come dalle intercettazioni dell’enturage di Bertolaso e dalla immarcescibile FIBE-FISIA del gruppo Impregilo che hanno continuato a lucrare soldi nostri senza smaltire un grammo di rifiuti? Si riferiva a ..? Chi sono quelli che si ribellano allo Stato? Sono quelli che vogliono abolire le intercettazioni perché funzionano troppo, come hanno dimostrato anche in questo caso? Berlusconi ha approfittato del ricevimento al Quirinale per primo giugno per annunciare una legge contro le intercettazioni, cioè per disarmare una magistratura che già è stata messa in ginocchio da quindici anni di riforme di destra e sinistra che ormai provocheranno a ben breve il risultato della chiusura di alcuni tribunali e di alcuni uffici giudiziari che dichiareranno fallimento. Chi si ribella allo Stato è per caso chi manda a fare carotaggi e analisi a Chiaiano e poi dà i risultati prima che siano finiti i carotaggi medesimi dicendo che va tutto bene e che quello è il posto giusto per portarci l’immondizia? In una delle poche oasi incontaminate, dove si coltivano frutti di eccellenza, dove a pochi passi ci sono gli ospedali, nel centro della città. Quelli che si ribellano allo Stato chi sono? Sono quelli che dal 1999 calpestano le sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, della Corte Europea di Giustizia, le messe in mora e le procedure di infrazione della Commissione Europea sulle frequenze concesse a Rete4 senza concessione, anziché a Europa7, che la concessione ce l’ha? Chi si ribella allo Stato chi è? Quello che stava facendo fallire definitivamente Alitalia dopo aver messo in fuga i francesi di Airfrance che l’avrebbero probabilmente salvata? Chi si ribella allo Stato è per caso il senatore Schifani, presidente del Senato, che oggi regala le costituzioni ai bambini e che ha dato il suo nome, Schifani, a una delle leggi più incostituzionali che si ricordino, il “lodo Schifani”, che garantiva l’impunita alle cinque più alte cariche dello Stato, soprattutto a una, la più bassa, e che fu incenerito dalla Corte Costituzionale nel 2003? Chi si ribella allo Stato sono i politici campani, di cui Napolitano fino a prima di essere eletto presidente della Repubblica faceva parte, perché è li che aveva il suo collegio elettorale, che hanno creato per quindici anni l’emergenza immondizia e che adesso pretenderebbero di farla risolvere dagli stessi che l’hanno creata, compreso Bertolaso, che due anni fa era commissario alla monnezza e che non ha combinato niente, come tutti gli altri e che adesso viene riproposto, come la peperonata che ritorna sempre su, a risolvere un problema che anche lui ha contribuito a creare e ad aggravare? Chi si ribella allo Stato è chi non ha dato la protezione a questo imprenditore che aveva cominciato a parlare e che per questo è stato ammazzato, come tutti quelli che parlano in Campania, come in Calabria, come in Sicilia? Chi si ribella allo Stato è forse chi ha definito in campagna elettorale “eroe” Vittorio Mangano, cioè un malavitoso che non ha parlato? Allora, se in questo Paese gli eroi sono i mafiosi che non hanno parlato, allora questo che è stato ucciso per ha parlato non era un eroe. Dobbiamo decidere...
Ma temo che non intendesse parlare di queste categorie e di questi suoi colleghi il Capo dello Stato in questo suo, per così dire, infelice discorso per la festa della Repubblica. Temo che si riferisse alla gente di Chiaiano che difende la sua oasi, che difende la sua qualità della vita, che difende la possibilità di andare prima a verificare se un sito è o non è idoneo a ricevere rifiuti, e poi dopo utilizzarlo. E non viceversa. Ma è tutto sconvolto, non solo il vocabolario delle nostre istituzioni. È sconvolta la logica, è sconvolto l’ordine pubblico, è sconvolta la Costituzione. Di fatto vengono sospese le garanzie costituzionali, vengono vietate le manifestazioni come simboli di complicità con la monnezza e viene espropriata la magistratura del suo diritto-dovere di perseguire i reati e presto non avremo più nemmeno il controllo delle intercettazioni. Avremo l’esercito che andrà a militarizzare sempre più spesso, come peraltro Beppe Grillo aveva previsto, le situazioni che la politica non riesce più a governare se non con la forza, con i manganelli e con l’uso delle armi.
Stefano e Luigi, nel blog di Beppe Grillo, mi chiedono di spiegare la sentenza del Consiglio di Stato, sul caso Europa7. Che sarebbe il caso di chiamare “caso Rete4”, in realtà. Diciamo lo scandalo delle frequenze negate a Europa7 da nove anni da parte dello Stato, al quale qualcuno si è ribellato, ma non era la gente di Chiaiano e non era nemmeno l’imprenditore di Europa7, Francesco Di Stefano. È l’azienda del nostro presidente del Consiglio, che non ha nemmeno bisogno di ribellarsi perché è da 25, 30 anni, fin dai decreti che Craxi faceva su misura per il Cavaliere, riesce a comandare in materia televisiva sia prima, sia durante, sia dopo la sua permanenza al governo. Le leggi in materia televisiva, da 25 anni a questa parte, le scrive sempre Berlusconi. Solo che prima era costretto a pagare Craxi per sdebitarsi, mentre adesso le fa direttamente lui e quindi non deve più pagare nessuno. Diciamo che risparmia. A me piacerebbe molto poter spiegare questa sentenza del Consiglio di Stato, ma questa sentenza del Consiglio di Stato non c’è. O meglio, c’è, ma i vertici del Consiglio di Stato hanno pensato bene di chiuderla in una cassaforte sabato mattina, poi se ne sono partiti per il weekend lasciando ai giornalisti un comunicato scritto in ostrogoto, forse in sanscrito. Nessuno ha capito cosa voglia dire, quindi dobbiamo andare a tentoni. Diciamo, fidandoci di alcune parole chiave che emergono in questo comunicato. Domani speriamo di avere finalmente la sentenza sotto mano. Qual è il problema? Il problema nasce nel 1999 quando lo Stato italiano decide di riassegnare, secondo dei criteri previsti dalla legge, per gli otto soggetti che hanno titolo a trasmettere su scala nazionale. Si presentano vari pretendenti: si presenta la Rai con le sue tre reti, si presenta Mediaset con le sue tre reti, si presenta l’allora Telemontecarlo, si presentano vari soggetti presenti all’epoca - Telepiù, c’era ancora Telepiù nero – si presenta anche questo nuovo editore, Francesco Di Stefano, con due reti: una è Europa7, l’altra è 7plus. Vince la concessione a trasmettere su scala nazionale con una di queste due reti, Europa7, mentre perde la concessione nazionale Rete4. Perché? Perché fin da cinque anni prima la Corte Costituzionale aveva stabilito che Mediaset, come tutti i soggetti privati, non può possedere più di due reti sull’analogico terrestre, cioè sul nostro telecomando classico che utilizziamo per cambiare canale. Quindi, una delle reti o viene ceduta, o viene trasferita sul satellite liberando le frequenza dell’analogico terreste, che sono limitate e che quindi devono andare a chi ne ha diritto. Nella fattispecie, Europa7 ha vinto la concessione e quindi dovrebbe avere le frequenze. Chi c’è al governo in quel periodo? Massimo D’Alema. Il governo D’Alema fa un bel decreto ministeriale in cui dice Europa7 ha diritto, anzi davanti all’authority che si è occupata di esaminare i requisiti delle varie televisioni che chiedono di poter trasmettere, Europa7 ha addirittura vinto su tutte le altre per la qualità dei programmi del suo progetto di palinsesto che ha presentato. In questo decreto c’è scritto che quindi Europa7 ha diritto di trasmettere, ma si dimenticano di precisare su quali frequenze esattamente, perché? Perché le uniche frequenze libere sono quelle che sono ancora occupate da Rete4 e da Telepiù Nero. Rete4 di Berlusconi, Telepiù Nero degli amici di Berlusconi, i quali naturalmente non hanno alcuna intenzione di liberarle se il governo non glielo imporrà. E il governo non glielo impone, anzi, consente a Mediaset di continuare a trasmettere su quelle frequenze anche senza concessione per Rete4, in attesa di nuovi sviluppi. Per cui Rete4, formalmente abusiva, cioè senza più concessione, ottiene una proroga che non si sa quando finirà. A questo punto interviene la Corte Costituzionale per la seconda volta. La prima volta nel ’94: principio antitrust, due reti per ogni soggetto privato, la terza, via. Dato che nessuno ha fatto niente in quei sette anni, nel 2001 la Corte Costituzionale torna a ribadire: “guardate che Mediaset deve scendere da tre reti a due. È incostituzionale non agire. È incostituzionale ogni legge che le consente di trasmettere su tre reti. Panico, ovviamente, in Mediaset, ma chi c’è al governo? C’è Berlusconi. Con l’apposito ministro Gasparri. Prima versione, viene bocciata da Ciampi perché incostituzionale. Dicembre 2003. A questo punto a Natale del 2003, Berlusconi in persona firma un decreto legge che si chiama “salva Rete4”. Cioè decide che Rete4 può continuare a trasmettere. Nel frattempo entra in vigore la Gasparri 2, questa Ciampi la firma. Nell’aprile del 2004, la Gasparri 2 stabilisce che, fino al momento in cui entrerà in vigore il digitale terrestre, Rete4 potrà trasmettere, perché tanto il digitale terrestre è dietro l’angolo. Gasparri lo prevede nel 2006. Digitale terrestre moltiplicherà il numero delle rete a centinaia e centinaia, tutti avranno centinaia di televisioni tra le quali scegliere, per cui che saranno mai quelle piccole tre reti di Mediaset? Rete4 quindi può rimanere. Naturalmente è tutta una balla. Il digitale terrestre non esiste nemmeno oggi. Siamo nel 2008. Non esisterà nemmeno del 2010. Non esisterà nemmeno nel 2012. Forse, si dice, arriverà nel 2015, ma molto probabilmente arriverà prima la televisione su Internet che lo supererà e lo renderà già vecchio. In ogni caso era una balla, era una truffa, che è servita a procrastinare sine die questa fase transitoria che non finisce mai, perché è in vista di un digitale terrestre che non arriva mai. E intanto Di Stefano continua a rimanere al palo con la sua televisione, per la quale ha investito una marea di soldi per creare un centro di produzione di 22.000 metri sulla Tiburtina, otto studi di registrazione, gli uffici, le tecnologie, la library con tremila ore di programmi. Tutto ciò era necessario appunto per ottenere la concessione. E tutto questo è una ferrari che arrugginisce nel garage. Perché? Perché non gli danno le frequenze. Non gliele da il centrosinistra. Non gliele da Berlusconi nei cinque anni di governo. Lui si rivolge, come fa un cittadino modello, ai tribunali. Il TAR, che gli da parzialmente torto. Ricorre al Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato, per far passare un po’ di tempo, o forse perché non ha chiaro qual è il problema, manda tutto alla Corte di Giustizia Europea chiedendo se le normative italiane che consentono questa situazione e che sono state create nel corso degli anni da destra e sinistra, sono o non sono compatibili con le norme europee. Anche la Corte di Giustizia Europea non è che impieghi poco tempo per studiare il caso, anche perché è un caso unico al mondo, e alla fine il 31 gennaio di quest’anno, il 2008, emette la sua sentenza: le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere al posto di Europa7 in questa infinita fase transitoria sono contrarie al diritto comunitario, quindi sono illegali, quindi lo Stato italiano le deve disapplicare. È come se non esistessero. Perché? Perché il diritto comunitario vale più delle normative nazionali. Quindi il governo potrebbe sbaraccare la legislazione attuale, imporre a Rete4 di sparire dall’analogico terrestre, levarle comunque le frequenze – che non sono di Rete4, sono nostre, sono un bene pubblico, che viene dato in concessione a un privato se rispetta delle regole, ora che si dice che non rispetta quelle regole, perché quelle europee valgono più di quelle italiane, toglie le frequenze e le dai al legittimo, non proprietario, ma colui che legittimamente le può utilizzare in base alla concessione vinta nel ’99. Invece il governo Prodi ormai è semi defunto, è appena caduto, è in fase – diciamo – di disbrigo degli affari correnti in attesa delle elezioni. Non se la sente di fare ciò che nemmeno prima, quando era nel pieno delle sue funzioni Gentiloni aveva mai fatto, e cioè dare le frequenze a chi ne a diritto, e quindi viene varato un decreto per ottemperare a varie prescrizioni che ci fa l’Europa, tranne questa della Corte Europea di Giustizia. Nel frattempo la Commissione Europea, cioè il governo d’Europa, il governo Barroso tramite il commissario Kroes, ha aperto una procedura di infrazione sulla Gasparri a proposito di un altro “buco” della Gasparri, e cioè il fatto che la Gasparri garantisce l’accesso a questo mitologico digitale terrestre solo ai soggetti che sono già presenti sull’analogico, e cioè Mediaset e Rai. Invece di aprire il mercato, come ci era sempre stato raccontato, proprio la legge Gasparri, fa entrare nel digitale terrestre solo quelli che sono già presenti nell’analogico terrestre, il che significa non solo che oggi abbiamo il duopolio Rai-Mediaset, ma che ce lo avremo per sempre. Per l’eternità, perché nessuno di quelli esclusi oggi dall’analogico terrestre potrà entrare nel digitale terrestre. E per questo ci ha messo in mora nel 2006 avvertendoci che se entro un paio di anni non avessimo sbaraccato la Gasparri, sarebbe partita una multa retroattiva proprio dal 2006 fino addirittura ad arrivare a 3-400.000 euro al giorno, che se li spalmiamo su tre anni diventano addirittura 300 milioni di euro che ci potrebbero capitare se entro qualche mese la Gasparri non fosse risolta. A questo punto arriva il governo Berlusconi. Torna Berlusconi per la terza volta. Tenta immediatamente di fare un colpo di mano, cioè di rispondere all’Europa dicendo “chi ha avuto, ha avuto. Chi ha dato ha dato. Scurdammoce ‘o passato” e scurdammoce soprattutto le sentenze della Corte Costituzionale, le sentenze della Corte Europea, la messa in mora della Commissione Europea, la procedura di infrazione. Lo status quo rimane così, finché non ci sarà il digitale terrestre. Cioè in un futuro che forse arriverà tra sei, sette anni. Vogliono stabilire e cristallizzare una situazione illegale, per evitare di dare a Europa7 ciò che anche la Corte Europea ha stabilito sia suo diritto avere. Ultima puntata, sabato, il comunicato che annuncia la sentenza. Sentenza che dovrebbe chiudere questo contenzioso che è basato su ben sette cause che Europa7 ha fatto allo Stato italiano. Dice, in sintesi, il comunicato che: “il ricorso che aveva fatto Mediaset, - qui si parla di RTI, perché è la società che si chiama così – viene respinto, e spetterà all’amministrazione, cioè al governo, cioè al sottosegretario ad personam, o ad aziendam, Paolo Romani, applicare la sentenza della Corte Europea di Giustizia e rideterminare le frequenze in base alle richieste di Europa7”. Che cosa voglia dire tutto questo, non lo sappiamo. Non sappiamo se il Consiglio di Stato dice al governo: “dai le frequenze a Europa7 e toglile a Rete4”. Oppure: “decidi tu come vuoi”. Oppure: “facci sapere cosa vuoi fare, dopodiché noi stabiliremo quale sarà il risarcimento che dovremo dare a Europa7, senza che però nessuno le dia le frequenze”. Sono formule ambigue che però speriamo finiscano domani, quando arriverà finalmente il testo completo della fatidica sentenza. Quello che si può arguire fino a questo momento è che il Consiglio di Stato affida al governo Berlusconi di risolvere un problema che è stato creato dai governi Berlusconi per favorire l’azienda di Berlusconi; oltreché dalla cosiddetta opposizione di Berlusconi che ha remato dalla sua parte, come sempre è avvenuto in materia televisiva. Vedremo che cosa dirà la sentenza. Certo che affidare a Berlusconi la risoluzione del problema Rete4/Europa7 ricorda tanto l’affidare a Berlusconi e a Bertolaso la risoluzione del problema della monnezza, d’accordo con Bassolino. Cioè d’accordo con l’altro, che con Berlusconi e Bertolaso ha collaborato a crearlo. È come se, di fronte a un delitto, si affidasse il compito di risolvere il caso all’assassino." (Marco Travaglio)






E' solo un dettaglio, però forse è utile precisare che non si tratterebbe di una "nuova Resistenza", ma piuttosto di una "prima Resistenza", giacché la vera Resistenza, con annessa guerra civile, si è svolta soltanto sulla Linea Gotica e nei territori dell'autoproclamatasi Repubblica Sociale, non certo al Sud, invaso dagli Alleati anche con il concorso dei mafiosi siculo-americani, che furono reintrodotti in gran massa nell'isola proprio a far data dal 1943.
Il fatto che dagli Stati Uniti e dalla Sicilia la mafia si sia in seguito diffusa capillarmente in tutta Italia non vale comunque a mutare l'inesattezza, almeno dal punto di vista storico.
Del resto, l'unica divisione italiana che effettivamente continuò ad attaccare gli Alleati sino ad essere annientata dai cannoni navali e dagli attacchi aerei sulla Piana di Catania fu la divisione "Livorno", che non era territoriale.
Le altre divisioni, composte da reclute "territoriali", si squagliarono invece come neve al sole, senza combattere.
E l'assenza della volontà di combattere, tranne poche eccezioni come Falcone e Borsellino, è la vera, unica chiave di accesso al potere di cui dispone ancora oggi la mafia.
«La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione ed avrà quindi una fine» - fine naturale, per auto-affogamento, aggiungo io. Nella lotta alla mafia, questa tesi di Falcone, è l'unica vera, ascoltata fin ora.
È inutile, per la sua sconfitta, invocare il risveglio delle coscienze popolari, l'arrivo di nuove primavere, il varo di leggi di emergenza, 41 bis, sequestro di beni ecc... ecc....
Questi eventi, che si auspica pervada e/o reclami il popolo, si realizzeranno o saranno utili, soltanto quando nel nostro Paese non accadono più casi simili a quelli di de Magistris e Forleo, quando Berlusconi e Dell'Utri non scendono in politica, quando Di Pietro continua a fare il poliziotto o il magistrato, quando ci consentono di votare scegliendo tra le diverse formazione politiche i candidati che più ci aggradano e ci rappresentano, secondo i nostri interessi di cittadini.
Per chiarire, concludo, che secondo me Berlusconi è inadeguato a guidare il Paese, pur non ritenendolo né mafioso né colluso. D'Alema, Fassino, Latorre sono certo che siano persone perbene , ma, dopo le intercettazioni, non candidabili. Solo così un popolo ritrova la fiducia, l'amore, il senso dello Stato e quant'altro necessario al vivere civile.
bartolo iamonte
Sottoscrivo ogni parola di questi post e, amaramente, aggiungo: "nell'attesa che venga quel giorno" c'è un'intera generazione di Uomini e Donne scippata del proprio diritto alla partecipazione sociale, per la mancanza di un dignitoso lavoro. Uomini e Donne troppo presi da preoccupazioni quotidiane per trovare la forza di ribellarsi ed indignarsi, aspettando l'avvento di un principe che possa dare speranza al loro futuro. E quelli più grandi? Troppo preoccupati perchè non vedono per i loro figli la possibilità che si realizzi quel minimo di sicurezza economica ottenuta "quando stavamo peggio".
Non ci sarà una nuova resistenza e non ci sarà, per adesso, l'autoimplosione delle Mafie.
Non ci sarà fino a quando le pensioni dei nonni daranno sollievo ai bisogni dei nipoti, fino a quando, cioè, arriveranno altri nonni con pensioni ridotte ad un terzo di quelle di adesso, che non basteranno nemmeno per comprare le indispensabili medicine.
Soprattutto non c'è da sperare in niente se continueremo a pagare con milioni di euro Manager ignoranti che vedono vittorioso Napoleone a Waterloo; se si riscriveranno i libri di Storia e in questi troveremo, tra gli eroi del Novecento, un tale Mangano; se si commineranno anni di carcere e i condannati, anche se in primo grado, diventeranno Senatori; se ex Ministri della Repubblica vengono condannati a tre anni di carcere ma è come se non fosse successo niente, grazie all'indulto generalizzato.
A Proposito, come funziona l'indulto?
Come può un Ministro della Sanità (Sirchia), commettere un reato nel 2001, essere condannato nel 2008 e godere dell'Indulto, approvato nel Luglio 2006?
Gradirei maggiori delucidazioni, chiedendo scusa per la mia ignoranza!
Corriere della Sera 18.4.08
di Carlo Vulpio
Toghe Lucane, pentito rilancia il caso.
Articolo molto interessante.
Dr. De Magistris. L'attenzione è accesa!
Alessandra
Fin da quando per la prima volta, incontrai la parola Resistenza, l’ho sempre scandita mentalmente: R-Esistenza. R-Esistenza era ed è per me , consapevolezza della /lle soggettività. E la soggettività non può prescindere dalla libertà.Quindi, R-esistere diventa ri-pensarsi soggetto: uomo, donna, cittadino/na. In una fase di emergenza democratica, come la nostra, lo spazio politico (polis) tende a restringersi. Non più la città, come luogo dove poter esperire una diverso modo di allearsi e con-vivere, bensì, lo spazio da proteggere, proteggendosi. I soggetti hanno paura, dei furti, della violenza, della precarietà. Facile gioco hanno quindi,le forze conservatrici, che giocando su queste paure,ottengono così il consenso popolare. Sono convinta che oggi, più che un problema”sociale”, noi abbiamo un problema (di vuoto) culturale.Negli anni ’70 l’ingresso prepotente del movimento delle donne nella storia, aveva rappresentato il punto di rottura di quel falso equilibrio tra sfera privata e sfera pubblca. La R-Esistenza delle donne al principio genealogico e patriarcale immetteva sulla scena parole e prassi che finora (e tuttora) erano (sono) considerati “impolitici”: autocoscienza, desiderio, libertà del corpo. Un soggetto nuovo ir-rompeva e r-esisteva. Oggi che si ri-affacciano all’orizzonte, i fantasmi di una mancanza di giustizia, e di armonia, di ottusità, di una riduzione dello spazio politico (e di cultura politica) del ritorno ad un privato esasperante che penalizzerà ancora una voltà di più le donne, R-Esistere, significherà in primo luogo,obbligarsi a rispettare la libertà di essere.Soggetti differenti.
Un saluto
Lia Gambino.
Non conosco personalmente la gentile Lia Gambino ma credo che si possa facilmente desumere dal contenuto e financo dalla forma del suo scrivere un perfetto esempio di articolo dell'estrema sinistra, stile primi anni '70, anni che il sottoscritto, per ragioni anagrafiche, ricorda benissimo.
Un vero "flashback" al tempo della mia giovinezza !
Con tutto il rispetto per la gentile scrittrice, vorrei soltanto rilevare che è proprio con ragionamenti siffatti, privi di concretezza e invece pieni di astratta "ideologia" nonché, per giunta, di vetero-femminismo, che la sinistra ha perso "di brutto" le elezioni !
Cordiali saluti.
Il problema, Paolo Emilio, è che Lia non è candidata ad alcuna elezione, che le elezioni sono finite e che Lia propone proprio un percorso culturale che si colloca su un piano diverso da quello propagandistico/elettoralistico.
Le parole di Lia risentono della cultura alla quale Lei Paolo Emilio fa riferimento. Le Sue (Paolo Emilio) risentono ancora della propaganda elettorale appunto ormai superata.
Il problema, a nostro modesto parere, non è stabilire perchè la sinistra ha perso le elezioni (problema che riguarda solo chi alle elezioni ci partecipava dal lato dei candidati), ma quali contenuti ognuno vuole proporre, indipendentemente dalla propaganda elettorale.
Lia propone quei contenuti lì.
A noi sembrano interessanti e ringraziamo Lia.
Mettiamoo in conto (e lo mette in conto anche Lia) che ad altri sembrino non interessanti.
Ma questo, credo, è il problema: stabilire cosa ci interessa. Non "etichettare" tutto in "di destra" o "di sinistra".
Paolo Emilio, ognuno è ciò che è e porta la cultura e le idee che ha.
Qui offriamo ospitalità a tutti e non distinguiamo i lettori in "amici e nemici", "di destra e di sinistra".
Né ci possiamo preoccupare, ogni volta che qualcuno scrive cose "di sinistra" di mettere qualcosa "di destra" e viceversa.
Per fortuna le elezioni sono passate. Godiamoci la libertà di dire ognuno ciò che gli pare, senza presidiare una par condicio alla quale questo blog non era soggetto neppure durante le elezioni.
Qui tendiamo a non fare distinzioni fra i lettori, ma se proprio se ne devono fare, li distinguiamo in "interesanti e non interessanti" con riferimento agli argomenti che espongono, così da aprire orizzonti a chi, pensandola diversamente, non conosce quegli argomenti e ne sarà arricchito.
Un caro saluto.
La Redazione
Gentile paolo emilio,
se avesse letto con più attenzione il mio commento e con meno pre-giudiziale, avrebbe capito che la mia analisi non riguardava uno specifico partito politico,né ideologie di nessuna genere. E' proprio il contrario. Forse, la sinistra, ha perso perché certe tematiche non sono mai entrate (o mai veramente interiorizzate) nel suo dna. Per lei, sicuramente una lingua o un linguaggio di genere, che parli di differenza, di rin-novata soggettività,illusoria divisione tra il privato e la città,di una legislazione che ponga attenzione ai diritti e ai desideri delle persone,è vetero. Per me, viceversa, non hanno mai trovato asilo nella pratica politica della sinistra. Questo vuoto, ri-propone ciclicamente tematiche che vengono lasciate alla gestione delle forze più conservatrici ; così per l'aborto,la fecondazione,ecc.
Mi pare più "vetero" continuare con un atteggiamento che pregiudizialmente, cataloga i desideri e le esigenze dei soggetti reali, come "impolitici". E' il flashback (continuo) di una concezione obsoleta del dis-ordine sociale.
un saluto
Lia
Gentile Redazione,
Non capisco il senso del Vostro ultimo intervento: "Le parole di Lia risentono della cultura alla quale Lei Paolo Emilio fa riferimento. Le Sue (Paolo Emilio) risentono ancora della propaganda elettorale appunto ormai superata".
Scusate, ma cosa volete dire, che Lia risente della "cultura" e il sottoscritto, invece risente della "propaganda" ?
Potevate anche dirlo più apertamente, se per questo. E' una Vostra civile opinione. A mio giudizio del tutto infondata, giacché vale proprio il RECIPROCO, ma non posso certo farVi mutare giudizio.
Continuerò a seguirVi lo stesso, anzi, con maggior interesse e rispetto, se possibile !
Cordiali saluti.
Gentile Lia,
Le rispondo perché comprenda che le mie osservazioni riguardavano un problema concreto. Non che quello che dice non lo sia, ma anche la forma è importante. E, come dissi qualche giorno fa, al pensionato o alla "vecchina" che hanno paura di essere scippati mentre ritirano la pensione, e magari di rivedere il giorno dopo l'arresto lo stesso scippatore a piede libero, tutti i suoi nobili ragionamenti, purtroppo, non dicono nulla.
Ci sarà pure un motivo per cui Veltroni da un lato e la Lega dall'altro hanno assorbito i voti per quelli che ora sono ... extraparlamentari.
Il motivo principale è, a mio modesto avviso, quello di non aver saputo parlare ai veri interessi della popolazione.
Voi avevate IDEALIZZATO troppo il "popolo". Ma ricordate la Storia: le regioni più FASCISTE d'Italia erano ... l'Emilia-Romagna e la Toscana ! Proprio le regioni "rosse" per eccellenza !
Il popolo, purtroppo (o per fortuna), bada al SODO, non agli ideali. Che ci vuole fare ?
E' sempre stato così.
Cordialissimi saluti.
Il problema, Paolo Emilio, è che non c'è solo il piano elettoralistico. C'è anche il piano culturale. Così come per i problemi sociali non c'è solo l'approccio circostanziale e occasionale (più soldi in busta paga, bonus per i neonati, ecc.). C'è anche l'approccio strutturale.
E tutto ciò vale sotto un doppio profilo.
Sotto un primo profilo, il fatto che alla "gente" non gliene importi della poesia, non significa che se uno parla di Leopardi, lo si debba accusare di non essere sensibile ai problemi della "gente".
In sostanza, ciò che piace o interessa o preme alla "gente" è un problema per alcune persone in alcuni momenti.
Non c'è solo audience nella vita.
Sotto altro profilo, purtroppo è proprio degli animali soddisfare i bisogni in maniera immediata e diretta.
Dovrebbe essere proprio degli uomini fare valutazioni più complesse e lungimiranti.
Prendiamo ad esempio la questione "sicurezza".
C'è una soluzione del problema che consiste nel fare leva sulle paure della "gente" e promettere più poliziotti e più repressione.
C'è una soluzione del problema consistente nel comprendere che ci sarà sempre meno sicurezza quanto più aumenterà la marginalità di intere fette della popolazione.
Dunque, c'è un approccio della "gente" per il quale ci saranno meno ladri se ci saranno più carabinieri.
E c'è un approccio che pensa che ci saranno meno ladri se ci sarà meno evasione fiscale e meno sfruttamento del lavoro.
Ovviamente, io non pretendo di dire se e quale sia la soluzione giusta. Le segnalo soltanto che il criterio "ciò che vuole la gente" non è un criterio assiologico. E' solo un criterio commerciale/elettorale.
Che può anche essere un ottimo criterio, ma non l'unico.
A me, peraltro, personalmente sembra un criterio non solo sbagliatissimo, ma anche terribilmente dannoso. Ma è solo un'opinione personale e rispetto pienamente chi la pensa in un altro modo.
In ogni caso il fatto che abbia più spettatori "Il grande fratello" invece che "La storia siamo noi" è un fatto, ma non dice nulla né sulla qualità dei due programmi né sulla loro concreta utilità.
Un caro saluto.
Felice Lima