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lunedì 2 giugno 2008

2 Giugno : ombre sulla repubblica..

http://www.empolipertutti.com/sedute-comunali-pubbliche/371/mafia-si-o-mafia-no-ma-gli-empolesi-da-che-parte-stanno

Relativamente alla proposta di cittadinanza onoraria a Pino Masciari..

La cosa importante -indispensabile- quando si voglia veramente combattere la CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, è comprendere i meccanismi di COLLUSIONE (anche psicologici) che trasformano la società (così detta) "civile" nel mare in cui quegli squali umani si muovono (così spesso indisturbati), cibandosi di tutto quanto risulti loro commestibile..

Il fenomeno mafia non riguarda solo le "famiglie/clan", gli affiliati, i "simpatizzanti", i corrotti,.. -fino , purtroppo, alle "vittime".

C'è tutta un'area di collusione che non è solo quella "diretta", di chi partecipa ad uno scambio (collusione: accordo segreto tra due o più persone, a danno di terzi, per conseguire un fine illecito [De Mauro] -anche da una posizione di debolezza, eventualmente, ma non meramente passiva), bensì –come dicevo- anche quella psicologica, delle masse, per la quale il pensiero "debole" è lo strumento principe che consente la CONVIVENZA, prima, e l’accettazione, poi, dei metodi mafiosi. Fino alla CONNIVENZA. Alla tolleranza delle logiche mafiose.

Il pensiero “debole” è quello che ci fa ritenere di poco conto –o socialmente ininfluente, essendo diventato una sorta di abitudine mentale- un atteggiamento utilitaristico che antepone il proprio interesse a principi e valori che vengono relativizzati, in modo da renderli anche moralmente “neutri”.

Quando si compie questo passo, si apre la porta a tutte le mafie –criminalità organizzata e assassina inclusa.

UN GESTO ALTAMENTE SIMBOLICO E UNANIMAMENTE CONDIVISO QUALE IL RICONOSCERE LA CITTADINANZA ONORARIA A PINO MASCIARI, è un passo importante, anche se non sufficiente, per aiutare a rafforzare le difese immunitarie (culturali e di prassi) della nostra Società.

Ma è evidente che si tratta di un passo che non tutti ritengono il caso di fare..

Fabrizio Frosini


Dal Blog di Antonio Di Pietro :

"Fiducia sulla magistratura" di Antonio Di Pietro | 31 Maggio 2008
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it

magistratura.jpg

Riporto il testo del mio intervento alla trasmissione Otto e Mezzo di giovedì 29 maggio, dove rispondo alle domande di Lanfranco Pace sul tema della magistratura. (Antonio Di Pietro)

passaparola

Dal Blog di Beppe Grillo : http://www.beppegrillo.it/2008/06/passaparola_lun.html#comments

UNICI COLPEVOLI: I CITTADINI


Per avviare il video, clicca "play"

Riporto di seguito il testo dell'intervento di Marco Travaglio.

"Buongiorno a tutti. Spero si possa ancora dire che l’intervento del Capo dello Stato in occasione della festa del 2 giugno tenuto ieri è stato tutt’altro che soddisfacente. Io per esempio non l’ho condiviso per niente. Non perché i principi che ha enunciato non siano giusti: basta con l’intolleranza, basta con le ribellioni allo Stato. Dipende da che cosa sta dicendo e a chi si sta riferendo. Si riferiva a Bossi? Che ha di nuovo minacciato che se non si faranno le riforme che vuole lui di marciare su Roma con cinquecentomila padani, peraltro tutti da individuare. Non si sa se questa volta armati, disarmati, travestiti da Obelix, o come diavolo si presenterebbero. Si riferiva a Berlusconi, che si è appena ribellato allo Stato, cioè agli arresti disposti dalla magistratura napoletana per lo scempio dei rifiuti, per le discariche truccate, per la monnezza non trattata che veniva nascosta sotto lievi coltri di monnezza trattata e magari anche profumata con la calce viva come dalle intercettazioni dell’enturage di Bertolaso e dalla immarcescibile FIBE-FISIA del gruppo Impregilo che hanno continuato a lucrare soldi nostri senza smaltire un grammo di rifiuti? Si riferiva a ..? Chi sono quelli che si ribellano allo Stato? Sono quelli che vogliono abolire le intercettazioni perché funzionano troppo, come hanno dimostrato anche in questo caso? Berlusconi ha approfittato del ricevimento al Quirinale per primo giugno per annunciare una legge contro le intercettazioni, cioè per disarmare una magistratura che già è stata messa in ginocchio da quindici anni di riforme di destra e sinistra che ormai provocheranno a ben breve il risultato della chiusura di alcuni tribunali e di alcuni uffici giudiziari che dichiareranno fallimento. Chi si ribella allo Stato è per caso chi manda a fare carotaggi e analisi a Chiaiano e poi dà i risultati prima che siano finiti i carotaggi medesimi dicendo che va tutto bene e che quello è il posto giusto per portarci l’immondizia? In una delle poche oasi incontaminate, dove si coltivano frutti di eccellenza, dove a pochi passi ci sono gli ospedali, nel centro della città. Quelli che si ribellano allo Stato chi sono? Sono quelli che dal 1999 calpestano le sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, della Corte Europea di Giustizia, le messe in mora e le procedure di infrazione della Commissione Europea sulle frequenze concesse a Rete4 senza concessione, anziché a Europa7, che la concessione ce l’ha? Chi si ribella allo Stato chi è? Quello che stava facendo fallire definitivamente Alitalia dopo aver messo in fuga i francesi di Airfrance che l’avrebbero probabilmente salvata? Chi si ribella allo Stato è per caso il senatore Schifani, presidente del Senato, che oggi regala le costituzioni ai bambini e che ha dato il suo nome, Schifani, a una delle leggi più incostituzionali che si ricordino, il “lodo Schifani”, che garantiva l’impunita alle cinque più alte cariche dello Stato, soprattutto a una, la più bassa, e che fu incenerito dalla Corte Costituzionale nel 2003? Chi si ribella allo Stato sono i politici campani, di cui Napolitano fino a prima di essere eletto presidente della Repubblica faceva parte, perché è li che aveva il suo collegio elettorale, che hanno creato per quindici anni l’emergenza immondizia e che adesso pretenderebbero di farla risolvere dagli stessi che l’hanno creata, compreso Bertolaso, che due anni fa era commissario alla monnezza e che non ha combinato niente, come tutti gli altri e che adesso viene riproposto, come la peperonata che ritorna sempre su, a risolvere un problema che anche lui ha contribuito a creare e ad aggravare? Chi si ribella allo Stato è chi non ha dato la protezione a questo imprenditore che aveva cominciato a parlare e che per questo è stato ammazzato, come tutti quelli che parlano in Campania, come in Calabria, come in Sicilia? Chi si ribella allo Stato è forse chi ha definito in campagna elettorale “eroe” Vittorio Mangano, cioè un malavitoso che non ha parlato? Allora, se in questo Paese gli eroi sono i mafiosi che non hanno parlato, allora questo che è stato ucciso per ha parlato non era un eroe. Dobbiamo decidere...

Ma temo che non intendesse parlare di queste categorie e di questi suoi colleghi il Capo dello Stato in questo suo, per così dire, infelice discorso per la festa della Repubblica. Temo che si riferisse alla gente di Chiaiano che difende la sua oasi, che difende la sua qualità della vita, che difende la possibilità di andare prima a verificare se un sito è o non è idoneo a ricevere rifiuti, e poi dopo utilizzarlo. E non viceversa. Ma è tutto sconvolto, non solo il vocabolario delle nostre istituzioni. È sconvolta la logica, è sconvolto l’ordine pubblico, è sconvolta la Costituzione. Di fatto vengono sospese le garanzie costituzionali, vengono vietate le manifestazioni come simboli di complicità con la monnezza e viene espropriata la magistratura del suo diritto-dovere di perseguire i reati e presto non avremo più nemmeno il controllo delle intercettazioni. Avremo l’esercito che andrà a militarizzare sempre più spesso, come peraltro Beppe Grillo aveva previsto, le situazioni che la politica non riesce più a governare se non con la forza, con i manganelli e con l’uso delle armi.
Stefano e Luigi, nel blog di Beppe Grillo, mi chiedono di spiegare la sentenza del Consiglio di Stato, sul caso Europa7. Che sarebbe il caso di chiamare “caso Rete4”, in realtà. Diciamo lo scandalo delle frequenze negate a Europa7 da nove anni da parte dello Stato, al quale qualcuno si è ribellato, ma non era la gente di Chiaiano e non era nemmeno l’imprenditore di Europa7, Francesco Di Stefano. È l’azienda del nostro presidente del Consiglio, che non ha nemmeno bisogno di ribellarsi perché è da 25, 30 anni, fin dai decreti che Craxi faceva su misura per il Cavaliere, riesce a comandare in materia televisiva sia prima, sia durante, sia dopo la sua permanenza al governo. Le leggi in materia televisiva, da 25 anni a questa parte, le scrive sempre Berlusconi. Solo che prima era costretto a pagare Craxi per sdebitarsi, mentre adesso le fa direttamente lui e quindi non deve più pagare nessuno. Diciamo che risparmia. A me piacerebbe molto poter spiegare questa sentenza del Consiglio di Stato, ma questa sentenza del Consiglio di Stato non c’è. O meglio, c’è, ma i vertici del Consiglio di Stato hanno pensato bene di chiuderla in una cassaforte sabato mattina, poi se ne sono partiti per il weekend lasciando ai giornalisti un comunicato scritto in ostrogoto, forse in sanscrito. Nessuno ha capito cosa voglia dire, quindi dobbiamo andare a tentoni. Diciamo, fidandoci di alcune parole chiave che emergono in questo comunicato. Domani speriamo di avere finalmente la sentenza sotto mano. Qual è il problema? Il problema nasce nel 1999 quando lo Stato italiano decide di riassegnare, secondo dei criteri previsti dalla legge, per gli otto soggetti che hanno titolo a trasmettere su scala nazionale. Si presentano vari pretendenti: si presenta la Rai con le sue tre reti, si presenta Mediaset con le sue tre reti, si presenta l’allora Telemontecarlo, si presentano vari soggetti presenti all’epoca - Telepiù, c’era ancora Telepiù nero – si presenta anche questo nuovo editore, Francesco Di Stefano, con due reti: una è Europa7, l’altra è 7plus. Vince la concessione a trasmettere su scala nazionale con una di queste due reti, Europa7, mentre perde la concessione nazionale Rete4. Perché? Perché fin da cinque anni prima la Corte Costituzionale aveva stabilito che Mediaset, come tutti i soggetti privati, non può possedere più di due reti sull’analogico terrestre, cioè sul nostro telecomando classico che utilizziamo per cambiare canale. Quindi, una delle reti o viene ceduta, o viene trasferita sul satellite liberando le frequenza dell’analogico terreste, che sono limitate e che quindi devono andare a chi ne ha diritto. Nella fattispecie, Europa7 ha vinto la concessione e quindi dovrebbe avere le frequenze. Chi c’è al governo in quel periodo? Massimo D’Alema. Il governo D’Alema fa un bel decreto ministeriale in cui dice Europa7 ha diritto, anzi davanti all’authority che si è occupata di esaminare i requisiti delle varie televisioni che chiedono di poter trasmettere, Europa7 ha addirittura vinto su tutte le altre per la qualità dei programmi del suo progetto di palinsesto che ha presentato. In questo decreto c’è scritto che quindi Europa7 ha diritto di trasmettere, ma si dimenticano di precisare su quali frequenze esattamente, perché? Perché le uniche frequenze libere sono quelle che sono ancora occupate da Rete4 e da Telepiù Nero. Rete4 di Berlusconi, Telepiù Nero degli amici di Berlusconi, i quali naturalmente non hanno alcuna intenzione di liberarle se il governo non glielo imporrà. E il governo non glielo impone, anzi, consente a Mediaset di continuare a trasmettere su quelle frequenze anche senza concessione per Rete4, in attesa di nuovi sviluppi. Per cui Rete4, formalmente abusiva, cioè senza più concessione, ottiene una proroga che non si sa quando finirà. A questo punto interviene la Corte Costituzionale per la seconda volta. La prima volta nel ’94: principio antitrust, due reti per ogni soggetto privato, la terza, via. Dato che nessuno ha fatto niente in quei sette anni, nel 2001 la Corte Costituzionale torna a ribadire: “guardate che Mediaset deve scendere da tre reti a due. È incostituzionale non agire. È incostituzionale ogni legge che le consente di trasmettere su tre reti. Panico, ovviamente, in Mediaset, ma chi c’è al governo? C’è Berlusconi. Con l’apposito ministro Gasparri. Prima versione, viene bocciata da Ciampi perché incostituzionale. Dicembre 2003. A questo punto a Natale del 2003, Berlusconi in persona firma un decreto legge che si chiama “salva Rete4”. Cioè decide che Rete4 può continuare a trasmettere. Nel frattempo entra in vigore la Gasparri 2, questa Ciampi la firma. Nell’aprile del 2004, la Gasparri 2 stabilisce che, fino al momento in cui entrerà in vigore il digitale terrestre, Rete4 potrà trasmettere, perché tanto il digitale terrestre è dietro l’angolo. Gasparri lo prevede nel 2006. Digitale terrestre moltiplicherà il numero delle rete a centinaia e centinaia, tutti avranno centinaia di televisioni tra le quali scegliere, per cui che saranno mai quelle piccole tre reti di Mediaset? Rete4 quindi può rimanere. Naturalmente è tutta una balla. Il digitale terrestre non esiste nemmeno oggi. Siamo nel 2008. Non esisterà nemmeno del 2010. Non esisterà nemmeno nel 2012. Forse, si dice, arriverà nel 2015, ma molto probabilmente arriverà prima la televisione su Internet che lo supererà e lo renderà già vecchio. In ogni caso era una balla, era una truffa, che è servita a procrastinare sine die questa fase transitoria che non finisce mai, perché è in vista di un digitale terrestre che non arriva mai. E intanto Di Stefano continua a rimanere al palo con la sua televisione, per la quale ha investito una marea di soldi per creare un centro di produzione di 22.000 metri sulla Tiburtina, otto studi di registrazione, gli uffici, le tecnologie, la library con tremila ore di programmi. Tutto ciò era necessario appunto per ottenere la concessione. E tutto questo è una ferrari che arrugginisce nel garage. Perché? Perché non gli danno le frequenze. Non gliele da il centrosinistra. Non gliele da Berlusconi nei cinque anni di governo. Lui si rivolge, come fa un cittadino modello, ai tribunali. Il TAR, che gli da parzialmente torto. Ricorre al Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato, per far passare un po’ di tempo, o forse perché non ha chiaro qual è il problema, manda tutto alla Corte di Giustizia Europea chiedendo se le normative italiane che consentono questa situazione e che sono state create nel corso degli anni da destra e sinistra, sono o non sono compatibili con le norme europee. Anche la Corte di Giustizia Europea non è che impieghi poco tempo per studiare il caso, anche perché è un caso unico al mondo, e alla fine il 31 gennaio di quest’anno, il 2008, emette la sua sentenza: le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere al posto di Europa7 in questa infinita fase transitoria sono contrarie al diritto comunitario, quindi sono illegali, quindi lo Stato italiano le deve disapplicare. È come se non esistessero. Perché? Perché il diritto comunitario vale più delle normative nazionali. Quindi il governo potrebbe sbaraccare la legislazione attuale, imporre a Rete4 di sparire dall’analogico terrestre, levarle comunque le frequenze – che non sono di Rete4, sono nostre, sono un bene pubblico, che viene dato in concessione a un privato se rispetta delle regole, ora che si dice che non rispetta quelle regole, perché quelle europee valgono più di quelle italiane, toglie le frequenze e le dai al legittimo, non proprietario, ma colui che legittimamente le può utilizzare in base alla concessione vinta nel ’99. Invece il governo Prodi ormai è semi defunto, è appena caduto, è in fase – diciamo – di disbrigo degli affari correnti in attesa delle elezioni. Non se la sente di fare ciò che nemmeno prima, quando era nel pieno delle sue funzioni Gentiloni aveva mai fatto, e cioè dare le frequenze a chi ne a diritto, e quindi viene varato un decreto per ottemperare a varie prescrizioni che ci fa l’Europa, tranne questa della Corte Europea di Giustizia. Nel frattempo la Commissione Europea, cioè il governo d’Europa, il governo Barroso tramite il commissario Kroes, ha aperto una procedura di infrazione sulla Gasparri a proposito di un altro “buco” della Gasparri, e cioè il fatto che la Gasparri garantisce l’accesso a questo mitologico digitale terrestre solo ai soggetti che sono già presenti sull’analogico, e cioè Mediaset e Rai. Invece di aprire il mercato, come ci era sempre stato raccontato, proprio la legge Gasparri, fa entrare nel digitale terrestre solo quelli che sono già presenti nell’analogico terrestre, il che significa non solo che oggi abbiamo il duopolio Rai-Mediaset, ma che ce lo avremo per sempre. Per l’eternità, perché nessuno di quelli esclusi oggi dall’analogico terrestre potrà entrare nel digitale terrestre. E per questo ci ha messo in mora nel 2006 avvertendoci che se entro un paio di anni non avessimo sbaraccato la Gasparri, sarebbe partita una multa retroattiva proprio dal 2006 fino addirittura ad arrivare a 3-400.000 euro al giorno, che se li spalmiamo su tre anni diventano addirittura 300 milioni di euro che ci potrebbero capitare se entro qualche mese la Gasparri non fosse risolta. A questo punto arriva il governo Berlusconi. Torna Berlusconi per la terza volta. Tenta immediatamente di fare un colpo di mano, cioè di rispondere all’Europa dicendo “chi ha avuto, ha avuto. Chi ha dato ha dato. Scurdammoce ‘o passato” e scurdammoce soprattutto le sentenze della Corte Costituzionale, le sentenze della Corte Europea, la messa in mora della Commissione Europea, la procedura di infrazione. Lo status quo rimane così, finché non ci sarà il digitale terrestre. Cioè in un futuro che forse arriverà tra sei, sette anni. Vogliono stabilire e cristallizzare una situazione illegale, per evitare di dare a Europa7 ciò che anche la Corte Europea ha stabilito sia suo diritto avere. Ultima puntata, sabato, il comunicato che annuncia la sentenza. Sentenza che dovrebbe chiudere questo contenzioso che è basato su ben sette cause che Europa7 ha fatto allo Stato italiano. Dice, in sintesi, il comunicato che: “il ricorso che aveva fatto Mediaset, - qui si parla di RTI, perché è la società che si chiama così – viene respinto, e spetterà all’amministrazione, cioè al governo, cioè al sottosegretario ad personam, o ad aziendam, Paolo Romani, applicare la sentenza della Corte Europea di Giustizia e rideterminare le frequenze in base alle richieste di Europa7”. Che cosa voglia dire tutto questo, non lo sappiamo. Non sappiamo se il Consiglio di Stato dice al governo: “dai le frequenze a Europa7 e toglile a Rete4”. Oppure: “decidi tu come vuoi”. Oppure: “facci sapere cosa vuoi fare, dopodiché noi stabiliremo quale sarà il risarcimento che dovremo dare a Europa7, senza che però nessuno le dia le frequenze”. Sono formule ambigue che però speriamo finiscano domani, quando arriverà finalmente il testo completo della fatidica sentenza. Quello che si può arguire fino a questo momento è che il Consiglio di Stato affida al governo Berlusconi di risolvere un problema che è stato creato dai governi Berlusconi per favorire l’azienda di Berlusconi; oltreché dalla cosiddetta opposizione di Berlusconi che ha remato dalla sua parte, come sempre è avvenuto in materia televisiva. Vedremo che cosa dirà la sentenza. Certo che affidare a Berlusconi la risoluzione del problema Rete4/Europa7 ricorda tanto l’affidare a Berlusconi e a Bertolaso la risoluzione del problema della monnezza, d’accordo con Bassolino. Cioè d’accordo con l’altro, che con Berlusconi e Bertolaso ha collaborato a crearlo. È come se, di fronte a un delitto, si affidasse il compito di risolvere il caso all’assassino." (Marco Travaglio)


martedì 20 maggio 2008

Arrivare alla Verità? Un vero Travaglio..

passaparola


Il termine democrazia deriva dal greco δήμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo.

Il concetto di democrazia non è cristallizzato in una sola versione o in un'unica concreta traduzione, ma può trovare ed ha trovato la sua espressione storica in diverse espressioni ed applicazioni, tutte caratterizzate peraltro dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare.

Sul moderno concetto di democrazia hanno avuto grossa influenza le idee illuministe, le rivoluzioni del XIX secolo, in particolare la Rivoluzione francese con il suo motto di libertà, uguaglianza e fratellanza. Sia la carta costituzionale americana del 1787 che quella francese del 1791 vertevano sul principio della separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario). Il suffragio universale, il primato della costituzione e la separazione dei poteri sono le basi della democrazia rappresentativa.

Un'altra importante caratteristica delle democrazie moderne è la separazione tra Stato e Chiesa, cioè l'indipendenza da tutte le religioni. Questo principio è strettamente connesso con quello della laicità dello stato.

In seguito si è diffuso il concetto che una democrazia moderna debba avere anche una stampa libera. (da Wikipedia)

Una Democrazia è quella forma di governo della società che maggiormente può garantire diritti e doveri armonicamente condivisi.


LIBERA STAMPA IN LIBERO STATO !



Notizie da una Democrazia certo migliore della nostra :

Barack Obama, speranza d'America

Our Biggest Rally Yet -- Portland, Oregon

Watch this video of the 75,000 people who joined Barack and his family for a rally in Portland, Oregon. Then take action to help grow our grassroots
movement for change.

domenica 18 maggio 2008

NON ACCETTIAMO IPOCRISIE..

Se non ci fosse lui.. l'Antonio nazionale.. che "opposizione" avremmo..?

OMAGGIO A DI PIETRO :




Dovremmo forse affidarci a quella sorta di "opposizione" che si esprime nelle ipocrisie, nella praxi e nei rituali mafiosi dei "padrini" politici/affaristi toscani..?

No, grazie. Meglio morti che venduti..


Grazie Di Pietro.. Vieni a darci una mano anche in Toscana : per far riacquistare dignità a questa regione - definita "felix" dal gruppo politico più longevo d'Italia..

Già, Felix: come un gatto da laboratorio sul quale da decenni si sperimenta un'aberrante pseudocultura democratica..

Antonio, continua così..

Dal sito web di Antonio Di Pietro :

17 Maggio 2008

Ballarò

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Lo scorso 13 maggio sono stato ospite di Giovanni Floris alla trasmissione Ballarò. Pubblico alcuni miei interventi su immigrazione e sicurezza, l'abolizione dell'ICI e lotta all'evasione fiscale, argomenti sui quali questo governo non ha alcuna credibilità e sui quali beneficierà del buon lavoro svolto nel breve tempo del governo Prodi.
(Antonio Di Pietro)


16 Maggio 2008

11 - Padania ladrona

Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Padania ladrona'" (pag.289).

"I seguaci di Bossi hanno un problema: la Popolare Credieuronord, una piccola banca creata nel dicembre 2000 per "ritrovare i valori tipici della credibilità e della collaborazione del Nord". A finanziarla, dopo una campagna a tappeto nelle sezioni del partito, è stato il popolo leghista. Ma già nel 2003 la banca del Carroccio è a un passo dal fallimento. Il bilancio si chiude con 8 milioni di euro di perdite e 12 di sofferenze su 47 impieghi. Un brutto guaio, soprattutto perchè l'azienda è nata e cresciuta come una tasca della politica. Nel consiglio di amministrazione siedono i sottosegretari leghisti Maurizio Balocchi (Interno), Alberto Brambilla (Welfare), Stefano Stefani (Attività produttive), ma anche il deputato varesino Giancarlo Giorgietti, pupillo di Bossi e presidente della commissione Bilancio alla Camera. Insomma, se scattasse la bancarotta, sarebbe un duro colpo per il Carroccio. E se poi partono le inchieste giudiziarie, la situazione potrebbe ancor più aggravarsi. Attraverso la Credieuronord sono stati infatti riciclati 13 milioni di euro provenienti da una gigantesca truffa organizzata dai proprietari della - un tempo mitica - Radio 101 e da una commercialista, Carmen Gocini, ai danni di alcune procedure fallimentari del Tribunale milanese. Miliardi rubati e poi, come sosterrà la Procura di Milano, ripuliti grazie alla complicità dei vertici operativi della banca. Operazioni analoghe sono state condotte da vari personaggi legati ai "Cobas del latte", gli allevatori vicinissimi alla Lega che non volevano pagare le multe dell'Unione Europea per aver prodotto latte in eccedenza. Se esplode il bubbone Credieuronord, si fanno male in tanti. Meglio coprire tutto e tentare di metterci una pezza. Il salvatore, per i leghisti, si chiama Fiorani.
Con lui il Carroccio ha legami antichi: la scuola leghista di Varese e il prato di Pontida, quello che ogni anno si riempie di bandiere verdi per i comizi del Senatùr, sono stati acquistati con soldi della Popolare di Lodi: per un totale, tra i fidi e finanziamenti, di 10 milioni di euro, più un altro milione proveniente dalla Popolare di Crema (controllata dalla Lodi). tutti soldi ottenuti offrendo in pegno la storica sede milanese del partito di via Bellerio. Operazioni regolari, ma sintomatiche di un rapporto preferenziale, che ora viene sfruttato a fondo per evitare il crac di Credieuronord. Fiorani riesce a tenere in piedi la banchetta con una complicata operazione finanziaria. In cambio, ottiene la retromarcia della Lega sul governatore. Il 3 febbraio 2005 Maroni comunica ufficialmente che la Lega non mette più in discussione il mandato a vita di Fazio. E' la tomba della legge sul risparmio.
Sarà Fiorani, davanti ai pm milanesi, a raccontare anche questo patto con la Lega: salvataggio della banca in cambio del salvataggio del governatore."
(Antonio Di Pietro)


15 Maggio 2008

Non vogliamo ipocrisia

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Riporto il video dell'intervista rilasciata a RepubblicaTv, oggi 15 maggio 2008, dove rispondo alle domande degli spettatori.
(Postato da Antonio Di Pietro in )


La parzialità dell'Agcom

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Contro Travaglio ed Anno Zero si manovra per non disturbare il manovratore. L’istruttoria avviata dall’ Agcom (quanto mai tempestiva) è solo l’ultimo tentativo per fermare chi ha ancora il coraggio di raccontare i fatti ,anche se sgraditi alla casta dei politici. Insomma verrebbe da dire: colpirne uno per addormentare la coscienza critica di cento.

Ancora non è chiaro quali sarebbero i capi d’imputazione per Travaglio, visto che ha solo raccontato fatti già noti e per i quali non si era levata alcuna indignazione. Episodi su cui molti cittadini, grazie all’informazione che hanno ricevuto, possono ora farsi un’opinione e giudicare liberamente.

L’Autority delle comunicazioni farebbe bene a spiegare come mai, solo in questa occasione, ha così prontamente e mirabilmente vigilato, mentre in tante altre occasioni è parsa “disattenta” tanto che a vigilare ci hanno dovuto pensare altri.
(Antonio Di Pietro)


14 Maggio 2008

IdV: unica opposizione

idvunicaopposizione.jpg

Pubblico il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell’Italia dei Valori per la fiducia al Governo, fiducia che non è stata data. Il mio discorso ha reso palese un fatto importante: esiste un’unica opposizione, quella dell’Italia dei Valori.

Antonio Di Pietro: Vorrei dirle con il sorriso sulle labbra, signor Presidente del Consiglio, che mai avrei immaginato, di trovarmi per la seconda volta a dare un giudizio sul suo Governo. La prima volta mi è capitato quando mi ha offerto di fare il Ministro dell'interno e non ho abboccato. Poi se l'è scordato, perché lei è abituato a dimenticare, quando le cose non le fanno piacere
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Una voce dai banchi del gruppo Italia dei Valori: «Lasciate parlare!»).

Gianfranco Fini: Prego di non interrompere. Lasciate esprimere all'onorevole Di Pietro la sua opinione.

Antonio Di Pietro: Quindi, signor Presidente del Consiglio, lasci che anche oggi - con il sorriso sulle labbra, ma sempre a testa alta - le diciamo: «noi no, noi dell'Italia dei Valori non abbocchiamo!» Noi dell'Italia dei Valori non intendiamo cadere nella tela del ragno che lei, ancora una volta, sta tentando di costruire con pacche sulle spalle, come ha detto lei: «volemose bene, va' che ce la famo». Lo dica agli altri, non lo dica a noi dell'Italia dei Valori! Infatti, noi dell'Italia dei Valori abbiamo memoria e soprattutto non intendiamo perdere la memoria.
Noi conosciamo la sua storia personale e politica e conosciamo bene anche la sua storia...
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire e prego ancora i colleghi di non interrompere gli oratori.

Antonio Di Pietro: E soprattutto conosciamo bene la sua storia personale e giudiziaria e quella dei tanti...
(Vivi Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Antonio Di Pietro: Signor Presidente della Camera, darmi la possibilità di parlare è un suo compito.

Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest'Aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti...

Antonio Di Pietro: Solo quando riguarda me, però.

Gianfranco Fini: Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice
(Applausi dei deputati dei gruppo Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...

Gianfranco Fini: .. fermo restando che ho già invitato la parte destra dell'emiciclo a non interromperla. Prego, onorevole Di Pietro, continui.

Antonio Di Pietro: Ha ragione signor Presidente della Camera, dipende da quello che si dice: non bisogna disturbare il manovratore!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Ma noi dell'Italia dei Valori conosciamo la storia anche dei suoi tanti dipendenti e sodali che si è portato in Parlamento con sé a titolo di ringraziamento per i favori e le omertà di cui si sono resi complici. Noi dell'Italia dei Valori conosciamo bene le sue bugie e la sua capacità di distorcere la verità dei fatti.

Antonio Di Pietro: Soprattutto conosciamo bene la tela sul controllo dell'informazione e sul sistema di disinformazione che ha messo in piedi (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico). Soprattutto conosciamo la disinformazione che ha posto e ha fatto porre in essere per far credere che la colpa dei mali dell'Italia non sarebbe di chi li ha commessi ma di chi li ha scoperti.
Lei ha mentito a ripetizione nel corso della sua carriera politica e da ultimo ha fatto credere agli italiani di aver lasciato l'ultima volta il Governo con i conti in ordine, mentre invece ha truccato le carte fin quando l'Unione europea non l'ha scoperto e sanzionato, e quel povero Prodi si è dovuto far carico di far quadrare i conti e ne ha pagato le conseguenze (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà).
Lei, signor Presidente del Consiglio, spesso - ed ancora ieri - ha detto di ringraziare e apprezzare il lavoro dei giudici. Ma va! È un falso storico, signor Presidente: lei odia i giudici indipendenti che fanno il loro dovere, a lei quei giudici fanno orrore! Lei vuole solo una giustizia forte con i deboli e debole con i forti!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà)
Lei vuole solo una giustizia che fa comodo a lei, una giustizia a suo uso e consumo, e quando non le basta si fa le leggi apposta per fare in modo che la giustizia funzioni come dice lei.
Lei è in conflitto di interesse con se stesso e nulla vuole fare per risolverlo. Così ancora oggi nessuno di noi può sapere, quando decide qualcosa, se lo fa per sé o per gli altri, e quali altri poi. Lei non ci ha detto ieri come intende risolvere il conflitto di interesse, anzi ce lo ha detto con il suo silenzio: non intende risolverlo.
Lei ieri ha descritto un Paese di sogni e di balocchi, in un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutti: nord e sud, poveri e ricchi, imprenditori, lavoratori e parti sociali deboli, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori. Insomma, ha fatto solo un discorso furbo per cercare di imbavagliare l'opposizione. Ma noi non abbocchiamo.
Lei dice di volere il dialogo...

Antonio Di Pietro: ... ma noi crediamo che lei voglia un dialogo ad una voce sola: la sua. E chi non la pensa come lei è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista; insomma un disturbatore da isolare e condannare.
Lei dice di volere una giustizia che funzioni, lo ha ripetuto anche in questi giorni. Ma come può funzionare - di grazia - una giustizia con le leggi ad personam che si è fatto fare nella scorsa legislatura? Come può funzionare un libero mercato, che lei dice di volere, quando ci sono falsificatori di bilanci - che lei conosce molto bene, a lei molto vicini - che grazie alle leggi fatte fare da lei e dal suo Governo oggi possono stare ancora liberi in giro per l'Italia?
Lei dice che vuole combattere l'evasione fiscale, ma intanto ogni giorno se ne inventa una, nel corso del processo che la riguarda a Milano, per ritardare i tempi della giustizia che la riguarda.
Lei dice che vuole combattere la criminalità organizzata, ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull'evasione fiscale, sul falso in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente tra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate. Se lo ricordi questo leitmotiv, perché lo sentirà per tutta la legislatura
(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono tutte questioni chiave su cui lei si è ben guardato dal prendere posizione.Certo, lei ha più volte teso la mano all'opposizione, a quell'opposizione che pensa di ingraziarsi ammiccando un po' di più. Io non credo che il Partito Democratico, che è un partito che ha la sua storia, ha un suo passato, cadrà nel trabocchetto, né ci cadremo noi dell'Italia dei Valori.
Noi crediamo che fare opposizione vuol dire innanzitutto riscrivere la verità rispetto alle disinformazioni che lei ha portato avanti in questi anni nel nostro Paese. L'opposizione ideale che vuole lei è quella di un'opposizione morbida che non denuncia, non alza i toni, non fa battaglie anche dure per il rispetto delle regole democratiche, insomma un'opposizione di Governo. Noi questa opposizione non la faremo, né crediamo che la faranno gli amici del Partito Democratico, perché una cosa è ascoltarla, un'altra è venirle appresso.
Insomma, sappia signor Presidente del Consiglio che da oggi esiste ed esisterà un'opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche, ma anche di proposte costruttive, che è quella dell'Italia dei Valori.

Antonio Di Pietro: Un'opposizione che avrà anche il coraggio e il dovere, allorché lei dovesse fare un provvedimento negli interessi dei cittadini, di votarlo, ma mai di scambiare la sua politica come una politica nell'interesse della collettività. Noi crediamo che lei abbia fatto e si sia messo a fare politica per i suoi interessi personali e giudiziari (Proteste dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Una voce dai banchi del gruppo Popolo della Libertà: «Vergogna!»); è questa la verità che non ci toglie nessuno. Noi non le diamo la fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo del Partito Democratico - Commenti di deputati del Popolo della Libertà)!
(Antonio Di Pietro)


13 Maggio 2008

Il discorso di Silvio Berlusconi

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Il discorso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al Parlamento per chiedere la fiducia al suo Governo – in puro stile “papista” e pseudobuonista - ricorda tanto la favola del ragno che invita la mosca nella propria ragnatela. Non so se il partito democratico farà l’allocco e ci cadrà ma certamente non lo faremo noi dell’Italia dei Valori.
Egli ha descritto il paese da sogni e di balocchi che vorrebbe ma non ha indicato come fare per realizzarlo. Il suo discorso – pieno di “ma anche” è apparso solo un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutto ed il contrario di tutto, nella speranza di ingraziarsi maggioranza e opposizione, Nord e Sud, lavoratori e datori di lavoro, imprenditori e sindacati, parti sociali deboli e poteri forti, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori.

Dice di volere il dialogo ma ad una voce sola: la sua! E chi non la pensa come lui “peste lo colga”: è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista, insomma un disturbatore del manovratore da isolare e condannare.

Per rendersene conto basta rileggere il suo discorso, pieno non di proposte di governo ma di “eclatanti omissioni” su questioni chiave, come il rilancio della lotta all’evasione fiscale, la funzionalità della giustizia, la trasparenza dei mercati, la pluralità dell’informazione, la lotta alla “Casta”, gli sprechi nella pubblica amministrazione, la lentezza e la farraginosità della burocrazia, la questione della Rai come servizio pubblico, la scandalosa vicenda Europa/-Rete4 ed il connesso rispetto delle Direttive e delle sentenze degli organismi di controllo.

Nel suo discorso, Berlusconi ha posto l’accento sul verbo “crescere”. Avrebbe dovuto usare il verbo “cambiare”. Senza un cambiamento la crescita non potrà avvenire. Il verbo giusto è cambiare.
Per ripartire bisogna eliminare alla radice le cause che in questo momento bloccano il Paese. Tra queste la mancanza di una libera informazione, la diffusione della criminalità organizzata, la non certezza della pena.
Economia e etica sono due facce della stessa medaglia. Una forte economia non può prescindere dall’”etica dei comportamenti” e questo non è il caso dell’Italia con leggi ad personam e condannati eletti in Parlamento su precisa scelta del leader del PDL.

Un Paese che voglia attrarre investimenti dall’estero non può permettersi ombre su chi ha primarie responsabilità nel sistema bancario come è il caso di Cesare Geronzi.
La libera informazione è alla base della democrazia. La recente sentenza della Corte di Giustizia europea impone che Rete 4, di proprietà del presidente del Consiglio, ceda le sue frequenze a Europa 7, in caso contrario i cittadini italiani pagheranno, con effetto retroattivo dal primo gennaio 2006, tutti i giorni 300.000 euro di multa. L’Alitalia costa ai contribuenti più di un milione di euro al giorno grazie alla mancata fusione con Air France dovuta al PDL. Di fronte a un debito pubblico di circa 1630 miliardi di euro con interessi annui di 70 miliardi di euro pagati dallo Stato, Rete 4 e Alitalia possono sembrare sciocchezze, ma sono un chiaro segnale di chi fatica a distinguere gli interessi privati da quelli pubblici.
Berlusconi dice di voler rivalutare la casa come bene primario. Ma per dare concretezza a questi obiettivi bisognerà rivedere i rapporti tra istituti di credito e cittadini, decine di migliaia di famiglie stanno perdendo la casa per l’impossibilità di pagare il mutuo.
Egli dice che vuole una giustizia che funzioni ma non dice che bisogna cancellare le leggi vergogna che hanno accorciato i tempi di prescrizione rendendo quasi impossibile ogni condanna.

Egli dice che vuole servizi efficienti accompagnati a una diminuzione dei costi dello Stato. Chi non li vorrebbe? Non ho però sentito quali in concreto sono le misure che consentirebbero questi obiettivi. Ad esempio l’abolizione delle Province, l’accorpamento delle Province, l’abolizione delle Comunità montane, l’allineamento dei compensi parlamentari al resto d’Europa, un utilizzo produttivo e controllato dei miliardi di euro di finanziamento della Comunità Europea, una rivisitazione complete e concreta della legge sui finanziamenti pubblici ai partiti ed ai cosiddetti giornali di partito.
Il federalismo fiscale della Lega può conciliarsi con i 15 miliardi di euro per lo Stretto di Messina?
Con le centinaia di migliaia di dipendenti pubblici e para pubblici del nostro Meridione? Il Sud non può sopravvivere se le risorse fiscali rimarranno nel Nord. Tutti sanno che il federalismo fiscale senza una reale autonomia economica del Sud è solo fumo negli occhi e che il Sud, fino a quando non sarà affrancato dalla criminalità organizzata, non potrà essere autonomo. Ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull’evasione fiscale, sui falsi in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente fra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate, tutte questioni-chiave di cui il Presidente del Consiglio si è ben guardato dal prendere posizione.
Egli ha più volte teso la mano all’opposizione, ha chiesto e offerto collaborazione, alla condizione, ovviamente, che non venga alterato lo status quo sull’informazione e sulla giustizia.
L’opposizione ideale per Silvio Berlusconi è un’opposizione morbida che non denunci, non alzi i toni, non faccia battaglie, anche dure, per il rispetto delle regole democratiche. Insomma una “opposizione di Governo”.

Ripeto, non so cosa voglia fare e come voglia comportarsi il Partito democratico di Veltroni. Da oggi, però, deve essere chiaro che esiste ed esisterà una opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche ma anche di proposte costruttive, che è quella dell’Italia dei Valori.
(Antonio Di Pietro)


Il silenzio dei magistrati

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Bavaglio all'informazione e bavaglio alla giustizia sono questi i primi fatti tangibili del governo del centrodestra a cui fa sponda un tacito consenso di questa finta opposizione.
Oggi Clementina Forleo verrà "cacciata" da Milano, non potrà più esercitare in quella città. Le parole di oggi di Silvio Berlusconi secondo cui "il rispetto va ai magistrati che compiono in silenzio il proprio dovere" trovano da subito effettivo riscontro. Lascio, come altre volte ho fatto, all’articolo di Marco Travaglio “Colpirne una…” de l’Unità, che condivido completamente, il commento a questa vicenda:

"Se il plenum del Csm confermerà l’indicazione data ieri dalla Commissione competente, Clementina Forleo sarà cacciata da Milano per “incompatibilità ambientale”. Il suo peccato mortale, come tutti han capito fin troppo bene, è stato quello di mettere nero su bianco i nomi dei parlamentari intercettati durante le scalate di Antonveneta, Rcs e Bnl e chiedere al Parlamento l’autorizzazione a usare le loro telefonate. Non potendo dichiarare ufficialmente che andava punita per questo, a perenne ammonimento per tutti gli altri magistrati che osassero fare altrettanto, insomma a futura memoria, la commissione ha deciso di cacciarla perché avrebbe cattivi rapporti con i cancellieri del tribunale (testuale); perché avrebbe turbato l’opinione pubblica con denunce infondate (e pazienza se poi si son rivelate fondatissime), perché avrebbe detto a un convegno cose che non ha mai detto, e perché avrebbe chiesto a un pm notizie di un provvedimento interdittivo che la Procura le aveva preannunciato dicendole di tenersi pronta. Insomma, incolpazioni inventate o faccenduole che sono normale routine in un ufficio giudiziario. Alla fine, in questo mondo alla rovescia, il topolino ha partorito la montagna: una sanzione mostruosa, che sarebbe apparsa sproporzionata anche se gli addebiti mossi alla Forleo fossero stati fondati. Clementina Forleo non potrà più fare il giudice a Milano e dovrà emigrare altrove con quel che resta della sua famiglia già falcidiata da lutti, minacce e attacchi. Il voto è stato tutt’altro che unanime, a riprova del fatto la sanzione non era affatto obbligata. Per il trasferimento han votato i membri laici, cioè politici: la comunista Vacca (che aveva anticipato il giudizio prim’ancora che iniziasse il procedimento, ma non ha sentito neppure il dovere di astenersi: bella garanzia di “terzietà”) e Anedda di An; e poi il togato di Unicost, Roia. Contro, ha votato il presidente della commissione, Patrono di MI. I due di Md, pilatescamente, si sono astenuti: se avessero votato contro sarebbe finita 3 a 3. E la manovra sarebbe fallita. Una manovra che, molto probabilmente, è illegittima. L’ordinamento giudiziario Castelli-Mastella vieta trasferimenti d’ufficio dei magistrati per fatti che implichino comportamenti colpevoli: l’incompatibilità può derivare solo da fatti incolpevoli, per esempio da parentele con altri giudici o con imputati dello stesso distretto. Ma qui le condotte contestate alla Forleo, se dimostrate, implicano che lei sia colpevole. Dunque andavano esaminate in sede disciplinare, con una procedura molto più garantista. Ma si temeva di non riuscire a punirla nemmeno sul fronte disciplinare: perché, per una dimenticanza degli analfabeti che hanno approvato la Castelli-Mastella, nella lista degli illeciti disciplinari non figurano le esternazioni. E qui proprio di esternazioni si tratta. Dunque, sapendo che in sede disciplinare non c’era trippa per gatti, si sono usate condotte ipoteticamente colpevoli per dichiarare l’incompatibilità. Il risultato è a metà fra l’inquietante e l’esilarante: se qualcuno ritiene che la Forleo sia una pazza furiosa che litiga con tutti e lancia allarmi infondati, che senso ha spostarla da Milano a Roma o a Vipiteno? Il fatto è che anche la manovra per farla apparire pazza è fallita: tutti conoscono la sua preparazione giuridica, la sua laboriosità, il suo carattere. Come diceva Montanelli, “tutte le persone di carattere hanno un pessimo carattere”. Ma che c’entra il carattere con la capacità di un giudice? Patrono ha votato contro il trasferimento anche perché, per la nuova legge, la Forleo è “scaduta” come gip avendo esercitato l’incarico da più di 10 anni e, al pari di centinaia di gip, dovrà passare al tribunale. Bastava aspettare qualche mese (in attesa che il Csm bandisse quei posti) e il nodo si sarebbe sciolto da sé. Ma qui bisognava dare una lezione purchessia, a prescindere. La sentenza, richiesta a gran voce dai politici di destra e sinistra, era scritta fin da luglio, quando la gip osò fare il suo dovere anziché voltarsi dall’altra. Calamandrei diceva: “Non temo i giudici corrotti, ma i giudici conformisti”. Questo Csm e questa politica temono i giudici anticonformisti. Colpirne uno (anzi due: c’è pure De Magistris) per educarne diecimila."
(Postato da Antonio Di Pietro in )


12 Maggio 2008

Informazione oscurata

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E' proprio vero: la lingua batte dove il dente duole!

Gli attacchi che sta subendo il giornalista Marco Travaglio solo per aver raccontato la cronaca di fatti veri ed accaduti e che riguardano nientemeno la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Schifani, dimostrano che, come al solito, quando si tratta di difendere la Casta, i vari esponenti di partito di destra e di sinistra fanno quadrato e diventano un tutt’uno (come accadde ai tempi dell’indulto).

Allora mi domando e domando: ma un giornalista che rivela circostanze sconosciute alla maggioranza dei cittadini adempie al proprio dovere di cronaca e di critica o no? Se Schifani risulta essere stato socio di persone di malaffare, allora il presidente del Senato, proprio per l'alta carica che ricopre ne spieghi le ragioni o contesti i fatti. E' un suo dovere morale.

Ed ancora mi domando e domando, questa volta ai tanti benpensanti del Partito Democratico: ma sapete chi sono i condannati per mafia Nino Mandalà e Benny D’Agostino? E sapete cosa vuol dire essere stati soci con costoro ai tempi d’oro della mafia, come lo fu Schifani? Ed allora, che male c’e’ se un giornalista indipendente pone delle domande trasparenti ed altrettanto trasparentemente informa l’opinione pubblica?

Che senso ha attaccare Travaglio per aver solo detto ciò che è vero? Invece di prendersela con lui non sarebbe meglio prendere spunto da questo fatto per impostare una campagna di informazione capillare e veritiera su chi sta al Parlamento, al Governo o nelle altra istituzioni controllate dalla politica? Oppure il silenzio è dovuto al fatto che anche tra le file del centrosinistra ci sono alcune posizioni imbarazzanti per cui è meglio far finta di niente e schierarsi con l’avversario nella speranza che un giorno il favore possa tornare?
(Antonio Di Pietro)


Zappiamo Forbice

passaparola

V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera:

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sabato 17 maggio 2008

PASSAPAROLA... Il CSM non cadrà : è già caduto..

passaparola


Caso Forleo. Né si né no: ni!

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)



dal blog Toghe : http://toghe.blogspot.com/2008/05/caso-forleo-n-si-n-no-ni.html


Oggettivamente e al di là dei fatti e delle intenzioni dei protagonisti, non c’è dubbio che molti percepiscono le sanzioni proposte per Clementina Forleo da parte del C.S.M. (così come quella per Luigi De Magistris) come una ingiustizia.

Alcuni addirittura le interpretano come un atto di “disponibilità” della magistratura verso il potere.

Oggi, sulla mailing list di una corrente della magistratura un avvocato ha scritto che «Forleo e de Magistris in questo contesto sono le vittime sacrificali che anche la Magistratura ha voluto “donare” [al potere] in cambio di tranquillità».

In un bellissimo articolo di questo blog Silvio Leotta ha parlato de “La preoccupante alleanza fra magistratura e politica”.

Con riferimento al “caso Forleo”, ieri si è verificata una cosa bizzarra.

Nella votazione alla Prima Commissione del C.S.M. NON si è astenuta la prof. Letizia Vacca, quella che all’avvio della pratica ne aveva anticipato a reti unificate l’esito con parole decisamente inadeguate al suo ruolo e grandemente disdicevoli (sul punto mi permetto di rinviare al mio articolo “Clementina Forleo e tutti noi avremmo diritto a un ‘giudice’ imparziale”).

E si sono astenuti, invece, i Consiglieri Livio Pepino (di Magistratura Democratica) e Mario Fresa (del Movimento per la Giustizia).

Vi devo confessare che io questa cosa delle “astensioni” dei Consiglieri del C.S.M. non l’ho mai mandata giù.


In molte (troppe) occasioni questo o quel Consigliere del C.S.M. “si astiene”.

Ma badate, non si astiene, come sarebbe normale, perché la pratica interessa un suo parente o un suo compagno di corrente (che, anzi, per i compagni di corrente non ci si astiene proprio), ma si astiene nel senso che “non vota né si né no”.

Il che è davvero bizzarro.


Quello che ho capito io è che quando mi viene affidato un ufficio pubblico e mi danno lo stipendio per questo lavoro, esercitare l’ufficio è un mio dovere e non una “possibilità”.

L’astensione, dunque, è un istituto a tutela dell’ufficio e non del suo titolare.

La legge organizza alcuni organi amministrativi in forma collegiale perché vuole che le decisioni vengano adottate da più persone insieme.


Se uno non vota, si sottrae a una responsabilità e priva – in concreto – la decisione del suo contributo.

In definitiva, a me pare che ci si dovrebbe astenere solo perché si è in una qualche forma di conflitto di interessi o perché, come accaduto per la prof. Vacca, si è persa e fatta perdere credibilità e dignità alla istituzione, dimostrando prevenzione e mancanza di serenità nel giudizio.

Negli altri casi votare dovrebbe essere un dovere e astenersi una sottrazione a un dovere e a una responsabilità.

Tornando al “caso Forleo”, è grandemente imbarazzante che ieri i Consiglieri appartenenti alle due correnti cosiddette (ma ormai abbiamo scritto qui in tutte le lingue che questa distinzione è ridotta a una truffa) “progressiste” (Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia) abbiano “deciso di non decidere” (per il momento) su un caso tanto delicato come quello di Clementina Forleo.

Si doveva trattare di una decisione non politica, ma tecnica. O no?

La rappresentazione che se ne è data è che si agisce contro la Forleo non perchè ha fatto arrabbiare Massimo D’Alema, ma perchè ha creato una situazione oggettivamente insostenibile di incompatibilità “incolpevole” (perchè l’art. 2 si puoi “usare” solo se la cosa è incolpevole).

Dunque, o i presupposti per il trasferimento c'erano o no. Che spazio c’era per l’astensione?

Ovviamente, uno spazio c’era e dell’astensione è stata data una giustificazione. I consiglieri astenuti hanno chiesto un approfondimento istruttorio che gli altri Consiglieri hanno respinto.

Loro, allora, si sono astenuti, sostenendo che riproporranno la loro richiesta di approfondimento istruttorio al plenum del C.S.M..


Ma la questione è che, una volta che i Consiglieri votanti hanno votato per escludere l’approfondimento istruttorio e una volta che è chiaro (perché altamente prevedibile sulla base degli “schieramenti sul caso”) che il plenum respingerà la richiesta di approfondimento istruttorio, la partita era ed è realmente e concretamente quella fra votare a favore o votare contro il trasferimento della collega Forleo.

Fermo restando che al plenum tutti i Consiglieri potranno sempre votare come ritengono più opportuno, se ieri i Consiglieri progressisti avessero votato contro il trasferimento di Clementina Forleo la pratica sarebbe andata al plenum con con la proposta di trasferimento, ma con la proposta di trasferimento bocciata in Commissione.


Sono i paradossi della realpolitik.

A volte i Consiglieri cosiddetti progressisti votano delibere illegittime (è accaduto per la nomina di 23 magistrati del Massimario della Corte di Cassazione, annullata dal T.A.R. Lazio con una sentenza che intendo commentare qui nei prossimi giorni e che intanto può leggersi a questo link) e si giustificano (lo ha fatto, nella vicenda del Massimario, il Consigliere Mario Fresa con un resoconto che si può leggere a questo link) dicendo che votare contro la delibera sarebbe stato solo trovarsi in minoranza e perdere e, dunque, meglio votare “il meno peggio”.

Altre volte gli stessi Consiglieri progressisti si consegnano serenamente alla sconfitta certa, per difendere una richiesta istruttoria che è quasi certo che non otterranno.

Sembra che il primo sia realpolitik e il secondo rigore duro e puro.

Ma in realtà sono entrambi realpolitik.

Nel primo caso le correnti progressiste hanno ottenuto un tot numero di loro “soci” al Massimario (salvo vedersi annullare la delibera per eccesso di potere, sviamento di potere, illogicità della motivazione e travisamento dei fatti).


Nel secondo caso le correnti progressiste hanno ottenuto di poter sostenere di non essere responsabili né della proposta di trasferimento né della proposta di non trasferimento di Clementina Forleo.

Perchè mentre la partita – nei fatti e al di là delle intenzioni – rendeva possibile e “politicamente doveroso” solo il voto pro o contro il trasferimento, loro hanno votato per l’istruttoria.

Un tempo si diceva: la fantasia al potere!



P.S. – Resta la speranza che, se il plenum del C.S.M. non concederà l’approfondimento istruttorio, i Consiglieri progressisti, concedendo a Clementina Forleo il beneficio che spetta anche agli imputati (in dubio pro reo), in mancanza delle ulteriori prove, voteranno per il rigetto del trasferimento.





L'intera memoria difensiva di Clementina Forleo si può leggere in questo blog a questo link.

Appello per la Giustizia - Per De Magistris


L'amara denuncia di Carlo Vulpio, dall'inchiesta «Why Not» all'informazione distratta

Mani sporche che soffocano il Sud

Corruzione, mafie, veleni in procura: casi di ordinario marasma

Mani in alto, questa non è una rapina. O forse sì: immaginate un posto dove i carabinieri indagano sui giudici e i giudici, per farsi dare le carte e sapere che cos'abbiano scoperto i carabinieri, una bella mattina mandano i poliziotti in caserma. Coi mitra puntati, le braccia levate e il colpo in canna (Policoro, giugno 2007). Oppure un paesino dove una brutta mattina la terra trema e tutte le case restano in piedi, tutte meno una scuola che ammazza 27 bambini e una maestra, ma guai a dire che questa scuola è crollata perché l'avevano costruita peggio d'un canile: meglio seppellire la verità sotto macerie di retorica («quei piccoli angeli!...») dare tutta la colpa al terremoto, assolvere progettisti e amministratori, infine incassare soldi pubblici per la ricostruzione che, altrimenti, non arriverebbero (San Giuliano, ottobre 2002).

Dove eravate. Fu la prima domanda senza interrogativo che Roberto Saviano ci fece dalla copertina d'un settimanale, quando la sua scandalosa Gomorra stupì tutti. Che Paese è: sarà la domanda con risposta incorporata che ossessiona chi legge Roba Nostra (Il Saggiatore), 254 indignate pagine di Carlo Vulpio, scandalo al sole di Calabria, Basilicata e dintorni criminali. Dov'eravamo quando succedeva tutto questo e che Sud lasceremo, quando il malaffare sarà ovunque: «Nessuno — scrive Marco Travaglio nell'introduzione —, grazie anche a questo libro, potrà più dire di non aver saputo».

Forse Beppe Grillo la fa troppo semplice con la casta stampata ed è un po' provinciale quel suo scappellarsi di fronte a Cnn e Al Jazeera simboli di libertà: non c'è bisogno d'un Pete Dexter per sapere quant'è pericoloso raccontare certi affari di famiglia, a qualunque latitudine, o per capire che la 'ndrangheta somiglia davvero ad Al Qaeda. C'è casta e casta, però. E nonostante tutto sopravvive anche qui un'informazione di nobilissimi paria, cronisti di provincia pagati cinque euro a pezzo, che scarpina nella «Lucky Lucania» e magari non ha spazio su troppi «giornali distratti e distraenti» (virgolettati di Vulpio) e che è pur sempre roba nostra. Giornalisti che ci mettono la firma e ci rimettono la pelle. Ma comunque. Mezzogiorno corrotto = nazione infetta.

Nella provincia di Reggio Calabria, cuore nero del malaffare, in vent'anni sono stati condannati tre tangentari: tre. Nel silenzioso Molise una cattolicissima coppia, lui deputato e lei ginecologa obiettrice di coscienza che faceva gli aborti illegali, per anni ha regnato seminando paura e raccogliendo un nomignolo: Ceausescu. E poi ci sono i soldi truffati all'Unione Europea, i massoni giudici che informano i massoni inquisiti, i potenti di tutti i partiti che intimidiscono, i treni che impiegano sette ore dal Tirreno all'Adriatico, i carabinieri troppo attivi che vengono promossi e spediti in Iraq, i co.co.pro. che devono versare mezzo stipendio ai politici che li raccomandano... Prendete Potenza, «nera, sconosciuta, rassegnata e ripiegata su se stessa».

Le mani sulla città sono un film in bianco e nero, racconta Vulpio: adesso le mani stanno dappertutto. E i Don Rodrigo del Sud non fanno sconti. Lui, inviato del Corriere della Sera, l'ha provato seguendo da vicino due magistrati come Luigi de Magistris e Clementina Forleo. Che hanno indagato giudici e ministri e pure un presidente del Consiglio, intercettato gente che non dovevano, facendo anche qualche errore e sbattendo su fragorosi proscioglimenti. Osando comunque troppo, pagando sempre di più: l'uno col trasferimento, l'altra con un'incredibile sequela di minacce, di disgrazie, di lutti familiari. Tutt'e due, con l'inevitabile strepitus d'insulti e diffamazioni. Giudici che azzannano giudici: «Malati di protagonismo!». Giornalisti che impallinano giornalisti: «Velinari delle Procure!». Affari loro o roba nostra?

Si sa che molte redazioni sono il bordello del pensiero, diceva Kraus, e talvolta anche bordelli veri, chiosava Biagi, dove non sempre si può scrivere quel che si vuole, ma è già tanto se si riesce a non scrivere quel che non si vuole. Vulpio va oltre. E in questo libro, che sta coi pm senza se e senza ma, che ci va duro ad accusare la grande informazione di connivenza o conformismo, riporta anche una conversazione con Paolo Mieli in piena stagione di veleni e di microspie, dopo che una manina aveva passato ai giornali le telefonate private dell'autore: «La cosa più grave, più terribile che possano fare a uno di noi — gli disse il direttore del Corriere — è questa, intercettarlo e metterlo sotto controllo in questo modo. Dopo di che, possono solo sparargli». Why Not? Nella «democratura» del Sud, dittatura travestita da democrazia o viceversa, dice Vulpio che i segreti è meglio condividerli subito. Scrivere ogni cosa è un'assicurazione sulla vita e mica per niente è de Magistris a rinnovarsi la polizza: «Ma tu che credi, che in questi anni non abbia annotato tutto? Ho un diario mio, personale. Per tutelarmi da chi potrebbe farmi fuori fisicamente e professionalmente. Ma anche perché voglio che non si perda la memoria di tutto quello che è accaduto».

...

Francesco Battistini, Il Corriere della Sera, 8 Maggio 2008

venerdì 25 aprile 2008

V2 DAY, 25 Aprile : LIBERA INFORMAZIONE IN LIBERO STATO

Il V-Day del 25 aprile 2008 a Empoli
In Via del Giglio , dalle ore 10 alle ore 19
Anche il 26 e il 27 continueremo a raccogliere firme : stesso luogo, stesso orario.

http://beppegrillo.meetup.com/489/messages/boards/thread/3729188/210#17110666

V2day

Chi è disponibile ad aiutare, in modo che il V Day sia un successo anche a Empoli?

Facciamo in modo che sia un bell’evento: civile, partecipato, democratico.

Un bel momento collettivo, in cui ritrovarsi senza bandiere di parte : liberi cittadini che, con semplicità ma con determinazione, vogliono riappropriarsi di diritti che una politica asservita agli interessi delle caste ci nega da troppo tempo.

Vogliamo/dobbiamo liberare l'informazione dalla piovra partitocratica.

Ma per farlo abbiamo bisogno di tutte le persone di buona volontà che credono nella nostra azione.

Nei giorni della raccolta firme (25 , 26 e 27 Aprile) chi è disposto a dare una mano al tavolo, oltre che a firmare per i 3 Referendum?

Anche solo per aiutarci a spiegare il senso del V Day e del Meetup ai cittadini. O a fare volantinaggio insieme a noi.

Se ognuno di noi fosse disponibile a compiere anche solo una piccola azione, riusciremmo a fare molte, molte cose positive.. Per tutti noi. Per la nostra città.

Perché la nostra è POLITICA (con la P maiuscola!). Non è antipolitica o semplice protesta.

Diventiamo dunque CITTADINI ATTIVI. RIPRENDIAMOCI I NOSTRI DIRITTI E FACCIAMOLI VALERE.

COMINCIAMO AD INCIDERE NELLA SOCIETA’ IN CUI VIVIAMO.

Saluti a tutti

Fabrizio Frosini


N.B.: i volantini del V Day dobbiamo distribuirli alle persone in modo diretto. Non lasciamoli per strada o abbandonati su tavoli o altro.. Abbiamo un messaggio importante da trasmettere e far capire. Non trasformiamo questo messaggio in un rifiuto cartaceo! Grazie.


http://www.empolipertutti.com
pubblica l’appello del Dott. Fabrizio Frosini, organizer del MeetUp di Empoli.


http://beppegrillo.meetup.com/489/

V2day

Dal Blog di Grillo, 24 Aprile 2008

Il fascismo dell'informazione


La Repubblica di oggi si è accorta del V2 day. Il giornale di De Benedetti scrive che la scelta del 25 aprile per il V2-day è “l’ennesima provocazione” nei confronti della Resistenza e che “ovunque si fronteggeranno le folle chiamate a raccolta dal comico genovese con quelle che intendono ricordare la Liberazione”. Lo dico in termini metaforici: sono stronzate dettate dalla paura e dagli interessi di bottega. Il V2 day è la continuazione della Liberazione e non vuole fronteggiare proprio nessuno che si ispiri a quella data. I partigiani, gli operai, gli uomini liberi del 25 aprile sono nostri fratelli. Il 25 aprile non è di proprietà degli intellettuali di sinistra, una definizione corrispondente a un vuoto pneumatico. Non è di proprietà dei partiti che hanno venduto i lavoratori e la libertà di informazione per un piatto di lenticchie cucinate ad Arcore. E’ la festa di tutti gli italiani che vogliono un Paese libero. L’Italia va liberata di nuovo, è una ex democrazia. Come altro si può chiamare un Paese in cui l’informazione è nelle mani dei gruppi di potere. In cui Silvio Berlusconi è presidente del Consiglio grazie al controllo di tre televisioni e del gruppo Mondadori. Le prime regalate dal latitante Craxi. Il secondo frutto di corruzione di giudici. Il 25 aprile non è di proprietà di chi parla con i banchieri e non con gli operai che gli hanno dato il voto, di chi ha rassicurato Testa d’Asfalto sull’impunità e con lui vuole fare la Bicamerale, la Costituente, la nuova legge elettorale e qualunque altro atto osceno in luogo pubblico. Il V2 Day vuole restituire l’informazione ai legittimi proprietari: ai cittadini italiani. I nostri padri e nonni hanno ripulito l’Italia, ma non hanno finito il lavoro. Il nuovo fascismo è il controllo dell’informazione. I nuovi fascisti sono coloro che controllano l'informazione. Firmate i tre referendum: abolizione dell'ordine dei giornalisti, abolizione dei finanziamenti pubblici di un miliardo di euro all'anno all'editoria, abolizione della legge Gasparri e del duopolio Partiti-Mediaset. Libera informazione in libero Stato. V2-day. 25 aprile.


Dal Blog di Grillo , 23 Aprile 2008

Marco Travaglio e il V2-day

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Marco Travaglio, il mio ministro della Giustizia preferito, sarà sul palco del V2-day in piazza San Carlo a Torino il 25 aprile.
Un Paese senza memoria è destinato a ripetere i propri errori. Ma un Paese che vive di menzogne è destinato a non conoscere neppure i propri errori. L'Italia è sommersa dalle menzogne e non ha più memoria. L'informazione di regime è il virus che l'ha ridotta così. Il 25 aprile prendete la pillola rossa e firmate i referendum. In tutte le piazze d'Italia. V2-day. Libera informazione in libero Stato.

"Caro Beppe,
prim’ancora che avvenga il V2-Day per un’informazione libera ha già sortito due risultati prodigiosi. Il primo è far riscoprire i valori della Resistenza e della Costituzione al Pd, che ultimamente era piuttosto tiepidino in materia, al punto da voler continuamente riformare la Costituzione con tre forze estranee alla Costituente: il Cainano, la Lega e i post (?) fascisti di An. E’ semplicemente strepitoso lo slancio con cui, all’annuncio del V2-Day a Torino, i vertici del Pd torinese hanno subito organizzato una manifestazione di piazza come non se ne vedevano da anni per il 25 Aprile.
Mi ha commosso in particolare l’attivismo resistenziale di uno dei dirigenti locali degli ex-Ds, Stefano Esposito, noto alle cronache torinesi soprattutto per essersi occupato di sale bingo. Mi auguro che venerdì, in piazza San Carlo, riusciremo a collegarci idealmente all’altra piazza, spiegando che il V2-Day è la naturale prosecuzione delle battaglie in difesa della Costituzione. Che contempla, fra l’altro, l’articolo 21, quello sulla libertà d’informazione, il più calpestato in questi anni da destra e anche in parte da sinistra insieme all’articolo 3 (“Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di razza, religione” eccetera).
Come sai, dei tre referendum per i quali raccoglieremo le firme mi appassiona soprattutto il terzo, che ritengo decisivo in un Paese ancora in gran parte “televisivo”. Se davvero riusciremo - insieme all’abolizione di un ente inutile come l’Ordine dei giornalisti e al disboscamento della jungla di finanziamenti pubblici a giornali finti di partiti veri, a giornali veri di partiti finti, a giornali finti di partiti finti – a radere al suolo la legge Gasparri e le altre che l’hanno preceduta, tutte dettate o scritte direttamente dal Cainano a proprio uso e consumo, faremo saltare il tappo più grosso che imprigiona la democrazia italiana. Lo dico perché penso che questo V-Day riuscirà in pieno solo se non passerà alle cronache come la giornata del vaffanculo ai giornalisti, ma come la fine del regime televisivo che opprime e sfigura l’Italia dagli anni 80. Ancora 15 anni fa, il Cainano avrebbe perso sonoramente le elezioni, se avesse detto ai suoli elettori “Di Pietro mi fa orrore” e “Mangano è un eroe”. Infatti nel ’94 vinse inneggiando a Di Pietro, a Falcone e a Borsellino. Il 13 aprile, invece, dopo 15 anni di bombardamento a reti unificate, ha stravinto beatificando Mangano e maledicendo la magistratura.
Il V2-Day, almeno per come lo vedo e lo auspico io, dovrà rimuovere il macigno “di sistema” che blocca la libertà d’informazione. E dovrà dare la sveglia ai giornalisti, perché riscoprano i valori profondi della propria missione: per esempio, il dovere di dare tutte le notizie. Perché il problema in Italia sono anche i politici, gli editori e certi direttori. Ma soprattutto il problema sono i giornalisti, che spesso si autocensurano prim’ancora che qualcuno li censuri. Come diceva Leo Longanesi: “In Italia non è la libertà che manca: mancano gli uomini liberi”. Aiutiamoli, aiutiamoci a esserlo tutti dal 25 aprile in poi." Marco Travaglio.

(Beppe Grillo)