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sabato 26 luglio 2008

Sanità corrotta.. A quando una seria indagine in Toscana..?

La corruzione in sanità.. Uno dei più grandi serbatoi di denaro, prebende, voti e quindi fonte di potere..
La Toscana si autodefinisce "modello" da seguire.
Anche nella corruzione..?


FF


da L’Espresso , 24 luglio 2008

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-mani-sulla-sanita/2034474&ref=hpstr1


Le mani sulla sanità





di Paolo Biondani e Daniela Minerva


Cento miliardi l'anno. È il costo della salute in Italia.

Una torta da spartire per la politica.

Tra nomine, appalti e rimborsi a privati.

Un business che sempre più spesso finisce nel mirino della magistratura.


Oggi è in cronaca l'Abruzzo. Un mese fa c'era la Lombardia. Prima il Piemonte, la Puglia, il Lazio, la Calabria: da almeno 15 anni, decine di indagini giudiziarie documentano migliaia di truffe, sprechi, clientelismi, favoritismi, disservizi, frodi criminali, corruzioni e infiltrazioni mafiose. La salute degli italiani muove un giro d'affari di oltre 100 miliardi di euro. Che molti vedono come una torta da spartire. E i pm di Milano che indagano sulla Santa Rita e le altre "cliniche degli orrori", in un'audizione segreta al Senato, finiscono col descrivere la sanità come «un sistema che fa diventare i reati una prassi».


Come è potuto succedere? Da un lato c'è un flusso continuo, e da decenni in crescita, di denaro pubblico a disposizione per appalti, convenzioni con strutture accreditate, gente da assumere. Dall'altra ci sono i partiti alla guida delle Regioni, che stringono la morsa su ospedali e Asl attraverso il loro plenipotenziario, il direttore generale. Dopo la legge Bindi di riforma del Servizio sanitario nazionale del 1999, il manager è nominato dal governatore, quindi dalla politica, ed è lui che decide tutto: dai contratti alla scelta dei primari. In mezzo ci sono i medici, che maledicono quella legge che ha tolto loro tutto il potere e li ha messi nelle mani della politica; e i malati, che in molte parti d'Italia fanno sentire la loro voce e minacciano chi li governa, ma in molte altre no.

Su di loro contava Rosy Bindi quando firmò quella legge, nella convinzione che i governatori avrebbero fatto le cose per bene perché la sanità è uno snodo cruciale del consenso. Ma così non è andata: le mani della politica sulla torta si sono trasformate, spesso, in un reticolo di tangenti, appalti truccati, nomine incongrue. Perché la legge di depenalizzazione dell'abuso d'ufficio con finalità politiche del 1997 aveva reso praticamente impunibile chi spadroneggiava.

Così il sistema è saltato, fatte salve le solite isole felici. I reati, come dicono i pm, sono prassi. Da un lato le nomine, poltrone troppo spesso occupate da incapaci, ma dall'altra i denari. Oltre 100 miliardi, di cui la metà cash, a disposizione dei privati. Che forniscono beni e servizi agli ospedali, ma anche prestazioni sanitarie che il pubblico non riesce a erogare. È questo il ventre molle del sistema che crea consenso distorto per politici rapaci e che arricchisce manager disonesti. Perché sono gli uomini della politica a decidere chi e in quale misura può partecipare al business. E magari su chi si può chiudere un occhio nei controlli.

Così, stando alle accuse dei giudici di Pescara, il re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Maria Angelini ha gonfiato i conti e il presidente Ottaviano Del Turco ha intascato in contanti, tra cucina e salotto, la sua fetta dei 15 milioni di tangenti confessate dall'imprenditore. L'ex sindacalista del Pd va considerato innocente fino alla sentenza definitiva, ma resta il fatto che la sua giunta e quella precedente di centrodestra hanno lasciato, tra il 2001 e il 2006, un buco nei bilanci sanitari di 908 milioni, scesi a 800 solo grazie ad aiuti statali d'emergenza. Di certo il costo del sistema, in Abruzzo, è impazzito. Solo nella stagione elettorale 2004-2005, la spesa pro capite è schizzata da 1.515 a 1.729 euro. Come dire che, da un anno all'altro, il debito di ogni abruzzese è aumentato di oltre 200 euro. E così è più o meno ovunque: i bilanci della sanità seguono una variabile politica, la spesa esplode negli anni più vicini alle elezioni. Il primato italiano è della giunta Storace, che ha governato il Lazio fino al 2005: nel suo ultimo biennio la sanità regionale è andata in rosso di ben 3,4 miliardi. Spesi per che cosa? Tutta buona sanità? Non proprio tutta se, negli stessi mesi le ammissioni (parziali) dell'imprenditrice Anna Iannuzzi, detta Lady Asl, hanno rivelato mazzette, imbrogli e rimborsi falsi e provocato 70 arresti, inguaiando anche tre assessori regionali: Giulio Gargano, Marco Verzaschi e Giorgio Simeoni, che è diventato deputato di Forza Italia.

Nel frattempo, la giunta è cambiata, insieme ai 19 direttori generali: ora c'è un tecnico, accanto a 7 Ds, 8 della Margherita, 1 del Prc e 1 del Pdci, a rispecchiare gli equilibri in giunta. I manager di Marrazzo hanno promesso pulizia e rigore. Hanno cominciato col cambiare primari e ridefinire gli appalti. E poi si sono trovati, quindici giorni fa, con le cronache di un giro di mazzette per un appalto informatico da 21 milioni di euro. Tra gli accusati, Anna Maria Robustellini, presunta "socia occulta" della ditta sub-appaltatrice Inside e, contemporaneamente, responsabile dei bilanci della Asl RmC. La stessa di Lady Asl. Tutto cambia a Roma C, per non cambiare nulla. Quando si tratta di spartirsi una ventina di milioni.

In un vortice di mazzette e appalti, quello che sembra importare meno a molti dirigenti è il fatto che stanno amministrando la salute pubblica. E che ogni euro in mazzette e servizi scadenti è un euro tolto ai malati. Ma la questione morale in sanità non esiste, se i presunti corrotti finiscono in Parlamento e nessuno sembra pagare mai il conto. Basti pensare a cosa accade in Sicilia, dove il debito sanitario aumenta di anno in anno, insieme alla fuga nelle altre regioni e nel privato dei malati. Che altro non possono fare se si si dà retta alle ispezioni fatte nella scorsa legislatura dalla commissione di controllo sul Servizio sanitario del Senato, che racconta raccapricciata lo stato dei due più grandi ospedali di Palermo, il Villa Sofia e il Policlinico universitario. Eppure, la giunta di Totò Cuffaro ha lasciato in eredità un disavanzo di tre miliardi. Andati anche a pagare Michele Aiello e la sua clinica oncologica Villa Santa Teresa, a Bagheria, che quando a governare la Sicilia era l'Udc di Cuffaro, incassava ogni dodici mesi 50 milioni di euro, mentre oggi che Aiello è stato condannato a 14 anni per mafia, la regione ne paga solo 6. Il prezzo di un ciclo di cure contro il tumore alla prostata è sceso da 136 mila a 8 mila euro. E il pentito Nino Giuffrè ha convinto i giudici: «Nel centro di Aiello erano rappresentati gli interessi economici di Provenzano». In Sicilia la mafia uccide, ma la politica cura. Attraverso i direttori lottizzati, i partiti scambiano voti con assunzioni (47.970 dipendenti della sanità regionale, con 12.808 dirigenti e 3.009 autisti per 256 ambulanze), con appalti (record nazionale di acquisti di beni e servizi: più 56 per cento in quattro anni) e con accreditamenti di cliniche, laboratori e studi privati (addirittura 1.844, per metà gestiti da un solo dottore).

Cuffaro, che a gennaio ha festeggiato con i cannoli la condanna a cinque anni per favoreggiamento aggravato dall'aver aiutato «singoli mafiosi», ora confida nella prescrizione in appello, ma la pista degli interessi della sua famiglia nella sanità potrebbe riaprirsi a sorpresa. Un'inchiesta della polizia e dei pm di Palermo sta ricostruendo la mappa di un comitato d'affari sospettato di governare la sanità nella provincia di Trapani. L'accusa ipotizza che alcuni centri privati siano in realtà imprese mafiose, create per drenare milioni di rimborsi pubblici. Gli artefici di questa specie di cupola sanitaria, stando ai pochi atti finora depositati, fanno ripetuti riferimenti a presunti interessi di «famigliari di Totò Cuffaro»: gli inquirenti stanno cercando riscontri. La lobby trapanese pilota anche nomine e promozioni dei medici: gli inquirenti hanno già scoperto 60 raccomandazioni, tutte andate a segno. Finora pochissimi dottori hanno rotto l'omertà, ammettendo di dovere, oltre al posto, una continua obbedienza ai «pupari » della sanità.

A Trapani chi sgarra paga: questa inchiesta è partita dall'omicidio, nel 2005 a Mazara del Vallo, di un infermiere risultato comproprietario del centro clinico "Cem". Nell'anno di interregno tra Cuffaro e Lombardo la salute dei siciliani è stata amministrata dai direttori generali (10 di Forza Italia, 6 dell'Udc, 6 dell'Mpa, 4 di An, un commissario e un cattedratico), che si sono spartiti una torta «incredibile», come la definisce la Corte dei conti: «Nel 2007 la spesa sanitaria è cresciuta da 7,5 a 8,5 miliardi (più 13 per cento), con un incredibile aumento di quasi 200 euro per ogni residente. Un costo assolutamente spropositato rispetto alla qualità del servizio», visto che i contribuenti siciliani continuano a pagare «218 milioni l'anno per curarsi in altre regioni ».

Ma il nuovo governatore Raffaele Lombardo promette che tutto cambierà. E ha pronti i suoi uomini. In un clima nazionale che sembra promettere l'impunità, anche nella sanità le elezioni possono più delle inchieste. E scombinano le fedeltà politiche: in Campania, dove la giunta Bassolino spende dal 2005 più di 9 miliardi all'anno per ritrovarsi con debiti netti per 4 e mezzo, ora i direttori di Asl e ospedali targati Pd sono saliti a 19, grazie a un'ex di Rifondazione e a Luigi Annunziata, il manager ex Udeur che faceva infuriare Sandra Mastella perché non nominava i primari di suo gradimento. L'Udeur ora all'opposizione ha solo tre poltrone, i socialisti due.

Questi gli equilibri del nuovo assetto politico. Ma la Campania va alle urne e gli uomini di Bassolino stringono le fila: a far saltare il risiko potrebbe essere il vero uomo forte della sanità in Campania, l'assessore Angelo Montemarano, il postdemitiano che per otto anni ha guidato l'Asl Napoli 1 (con oltre un milione di assistiti e 9 ospedali), creando circa metà di quel passivo che ora, come assessore, dovrebbe risanare. In bilico sembra essere anche la poltrona di Armando Poggi, che ha fatto il miracolo di salvare l'Asl Napoli 3 dopo lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Ma ora è in rotta con Bassolino. E chissà se il terremoto Montemarano lo manterrà in sella. Ma ad aver problemi con le nomine non sono solo gli amministratori del sud. Nel novembre scorso il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si è trovata indagata, tra l'altro, per aver assunto come responsabile dei servizi sociali, «senza concorso», l'ex dirigente sanitaria calabrese Carmela Madaffari. Nel suo curriculum spiccava la «decadenza per gravi inadempienze» dalle Asl di Lamezia Terme e di Locri. La procura della Corte dei conti, che rimprovera alla giunta Moratti di aver sprecato 11 milioni in questa e altre nomine, conclude che il «garantismo » riservato alla prescelta «sembra dovuto anche ai cittadini» che hanno «altrettanto diritto di essere amministrati da dirigenti senza ombre ». E di ombre sulla sanità lombarda ce ne sono molte. È vero, l'eccellenza di molti ospedali, soprattutto pubblici, attrae malati e i bilanci sono quasi a posto: 435 milioni di buco dal 2001 al 2006. Ma la sanità privata è alla sbarra: il bilancio provvisorio è di 66 indagati, 9 ospedali sotto inchiesta, oltre 7 mila truffe già accertate, dozzine di interventi «criminali» e giudici che tuonano contro «rimborsi gonfiati sistematicamente ». E i numeri fanno pensare a un problema di sistema: stranamente, in Lombardia un ricovero pubblico costa in media 3.127 euro, mentre ognuna delle 272 mila degenze private vale 129 euro in più.

Non è così nella stragrande maggioranza delle regioni: il privato costa meno del pubblico anche, in genere perché è in gran parte sul pubblico che pesano gli interventi sanitari di maggior impatto (dai trapianti alle neurochirurgie alle rianimazioni). Il record del risparmio è del Friuli, che paga alle cliniche 600 euro in meno. Non a caso la giunta Illy è l'unica in Italia che ha chiuso il quinquennio sanitario in attivo: più 102 milioni. Eppure Illy ci ha rimesso la poltrona. Non sempre il buon governo della sanità paga. E i partiti stringono il cerchio: il governatore forzista del Veneto Giancarlo Galan rivendica che è stato «giusto » assegnare a fine anno, senza qualsiasi selezione di merito, 18 poltrone sanitarie «ai più capaci»: tutti di Forza Italia. Mentre la Lega protesta perché ha tre direttori e An tuona perché ne ha solo uno «neanche designato dal partito». Ma così fan tutti, come diceva Clemente Mastella accusato di lottizzare i primari: sembra proprio il manuale Cencelli a disegnare la mappa del potere sanitario. Perché la torta della sanità serve a comprare consensi e perfino a scalare i partiti, come faceva in Piemonte il direttore dell'ospedale Molinette, Luigi Odasso, che con le tangenti riscosse sugli appalti del suo ospedale si era pagato, tra l'altro, 1.600 tessere di Forza Italia. E serve a far girare la macchina della politica, come è accaduto, secondo i pm di Bari, anche in Puglia. Qui l'ex governatore Raffaele Fitto, ora deputato, ha evitato l'arresto, bloccato dal Parlamento, per i 500 mila euro versatigli dal gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci. In dicembre i pm hanno chiesto di processarlo anche per associazione per delinquere e peculato.

Ma Fitto è a Roma e a comandare la Puglia oggi è Nichi Vendola, che per ripulire il business della salute ha chiamato il tecnico Alberto Tedesco, anche se le aziende di suo figlio vendono prodotti sanitari a due cliniche accreditate. Tutto cambia a Bari, ma gli stessi pm del caso Fitto ora accusano la dirigente nominata da Vendola e Tedesco, Lucia Buonamico, di aver accreditato cliniche senza requisiti. Una trappola per colpire chi fa pulizia o un nuovo scandalo? Ogni risposta è prematura: l'inchiesta è ancora agli inizi. Per Fitto invece il caso è chiuso: l'ex governatore è entrato nel governo Berlusconi, come ministro per i rapporti con le Regioni. Anni di inchieste e processi, dunque, ma chi è rimasto nella rete della giustizia? Tra vecchi benefici e nuovi sconti di pena, oggi nessun colletto bianco rischia la galera per condanne inferiori ai sei anni di reclusione. Per la corruzione, il massimo è cinque. E così si avvera la profezia del magistrato Piercamillo Davigo, che nel 1992, dopo il primo arresto di Tangentopoli (Mario Chiesa, mazzette su appalti sanitari), capì che le successive condanne, per quanto numerose (ben 1.408), sarebbero servite solo a «far evolvere una nuova specie più resistente alle indagini». Come dire che gli impuniti ormai sono più furbi dei pm.

Ha collaborato Mariaveronica Orrigoni

L’Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-mani-sulla-sanita/2034474&ref=hpstr1 (24 luglio 2008)

L’Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-mani-sulla-sanita/2034474&ref=hpstr1 (24 luglio 2008)


* * *

Quattro uomini d’oro

Alcuni big, altri operatori minori: nella rete dei magistrati a caccia di manager con le mani nella sanità ci sono finiti in parecchi. Ecco i più significativi.


GRUPPO SAN DONATO

È la holding sanitaria di Giuseppe Rotelli, milanese doc che possiede anche il 5 per cento delle azioni Rcs con opzioni fino all'11, che si appresta a rilevare l'anno prossimo, per 200 milioni, dalla Bpi. Può vantare 102 milioni di liquidità in cassa e neanche un euro di debito. Utili fatti amministrando 3956 posti letto, 18 case di cura (tra cui le cinque rilevate da Antonino Ligresti nel 2000) e 9542 addetti. Con un fatturato, nel 2007, di 725 milioni di euro, il gruppo sta sbarcando in Francia, partecipando all'asta per la vendita di Vitalia, secondo gruppo sanitario d'oltralpe, con 45 ospedali. Rotelli, insieme a 25 tra dirigenti e medici del San Donato, è indagato per presunti rimborsi gonfiati: secondo la procura, che gli ha sequestrato due milioni di euro, centinaia di cartelle cliniche sarebbero state alterate per ottenere dalla Regione versamenti di valore superiore fino a 30 volte a quanto dovuto.


TOSINVEST

È l'impero da oltre un miliardo di euro della famiglia Angelucci, con interessi dalla sanità, all'editoria (con "Libero" e "il Riformista"), al settore immobiliare (nel 2003 ha rilevato per oltre 80 milioni di euro l'intero patrimonio dell'ex Pci insieme ai debiti dei Ds) e bancario (ha venduto una quota di Capitalia dopo la fusione con Unicredit, ricavandone 500 milioni di liquidità). Ma il core business sono 26 strutture tra cliniche e ambulatori situate principalmente in Lazio, ma anche in Campania, Abruzzo e Puglia. E proprio la propaggine pugliese della Tosinvest è al centro della vicenda giudiziaria che vede coinvolto il ministro Raffaele Fitto, ex governatore e coordinatore regionale di Forza Italia, anima del movimento "La Puglia prima di tutto" a cui gli Angelucci hanno versato 500mila euro: regolare finanziamento registrato a bilancio, secondo la Tosinvest; tangente pagata per assicurarsi l'appalto da 200 milioni per la gestione di undici residenze per anziani secondo la Procura di Bari. Dopo alterne vicende il Tribunale del riesame ha riconfermato lo scorso 8 luglio il sequestro della somma in questione, oltre a beni dell'imprenditore romano per un valore di 55 milioni di euro. La Tosinvest, controllata da una holding lussemburghese, ha chiuso il 2006 con 45 milioni di utili.


FRANCESCO PAOLO PIPITONE

Notaio fino al 1996, anno del suo pensionamento. E oggi proprietario della clinica Santa Rita di Milano, ormai bollata come la "clinica degli orrori" per la serie di interventi, ritenuti dall'accusa gravemente lesivi, quando non mortali, e inutili, fatti per intascare presunti rimborsi illeciti per 2 milioni e mezzo di euro. Le vittime sarebbero cinque, mentre quasi un centinaio di pazienti avrebbero riportato lesioni gravissime. Socio unico e rappresentante legale della clinica, Pipitone è agli arresti domiciliari, come altri undici tra medici e dirigenti, il primario di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone e il suo collaboratore Pietro Fabio Presicci. Chiusa dal 9 giugno in seguito alla sospensione del contratto con la Regione, la clinica è stata in parte riaccreditata lo scorso 22 luglio. Nuovo amministratore è l'avvocato e consulente regionale Luigi Colombo, uomo di fiducia del governatore Formigoni.

VINCENZO ANGELINI

Imprenditore della sanità abruzzese, 56 anni, sei case di cura sparse per la regione con oltre 250 posti letto e più di mille dipendenti, è la gola profonda dell'inchiesta di Pescara che ha travolto il governatore Del Turco. Ha confessato di aver pagato tangenti bipartisan per circa 15 milioni per far accreditare e finanziare le sue cliniche. Avrebbe così ricevuto rimborsi d'oro per prestazioni inesistenti sfruttando anche il sistema della cartolarizzazione dei debiti adottato dalla giunta regionale. Per Angelini non è il primo incidente giudiziario: già nel 1999 la procura di Pescara l'aveva indagato per falso, truffa e abuso in riferimento a prestazioni ospedaliere gonfiate. Il tutto era poi finito in prescrizione in seguito all'applicazione della legge ex Cirielli. Angelini ha costruito la sua fortuna sulla clinica Villa Pini di Chieti che ha iniziato a prosperare con l'arrivo dall'ospedale cittadino (diretto dal suocero Antonino Sollecito) di numerosi pazienti trattati in convenzione. Dalla Regione Abruzzo ha incassato negli ultimi anni un'ottantina di milioni (ora nel mirino della procura di Pescara): secondo alcune stime vanterebbe ancora crediti per altri 110 milioni.

(a cura di Chiara Andreola)



da Wikipedia : http://it.wikipedia.org/wiki/Ottaviano_Del_Turco

Ottaviano Del Turco




Ottaviano Del Turco
(Collelongo, 7 novembre 1944) è un sindacalista e politico italiano. E' stato membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico, già presidente della Commissione Antimafia e Ministro delle Finanze nel secondo governo Amato dal 2000 al 2001. È stato eletto Presidente della Regione Abruzzo dal 2005, carica da cui ha presentato le dimissioni il 17 luglio 2008 in seguito al suo arresto operato su mandato della Procura della Repubblica di Pescara.


Dopo la licenza media inferiore emigra a Roma e inizia il suo apprendistato sindacale nella sede romana dell'Istituto nazionale confederale di assistenza (INCA). Come sindacalista di area PSI, entra a far parte della segreteria provinciale della FIOM di Roma e quindi approfondisce la sua conoscenza del sindacato dei Metalmeccanici entrando a far parte dell'ufficio di organizzazione centrale della FIOM (Federazione operai Metalmeccanici) della CGIL (1968).

Prosegue la carriera sindacale, prima guidando per molto tempo la corrente socialista della CGIL e successivamente diventando segretario aggiunto durante la segreteria di Luciano Lama (1970-1986).

Nel 1992 lascia il sindacato e un anno dopo diventa segretario nazionale del PSI subentrando a Giorgio Benvenuto, che aveva provvisoriamente sostituito Craxi al momento dell'uscita di quest'ultimo dalla vita politica italiana. Il partito, sconvolto dall'inchiesta Mani pulite, durante la sua segreteria si sfalda, diventando prima SI (Socialisti Italiani) e poi SDI (Socialisti Democratici Italiani).

Con quest'ultimo movimento, nel 1994 Del Turco viene eletto alla Camera (XII legislatura) nel collegio elettorale di San Lazzaro di Savena e viene nominato vicepresidente della Commissione Affari Esteri; nella successiva legislatura viene eletto al Senato nel collegio di Grosseto per L'Ulivo. Dal 16 maggio 1996 al 6 febbraio 1997 è presidente del gruppo dei senatori di Rinnovamento Italiano.

Durante il secondo governo Amato (2000) ricopre l'incarico di ministro delle Finanze.

La sua attività politica è legata anche alla Commissione Antimafia, della quale è stato presidente.

Nel 2004 viene eletto al Parlamento europeo nella circoscrizione sud, con 180 mila preferenze, per la lista Uniti nell'Ulivo e si iscrive al Partito Socialista Europeo.

Nelle elezioni regionali del 3 e 4 aprile 2005 viene eletto presidente della Regione Abruzzo, per la coalizione dell'Unione con il 58,1% dei voti, e lascia l'incarico di Strasburgo.

Nel 2007 fonda l'associazione Alleanza Riformista con l'intento di portare lo SDI nel Partito Democratico, in seguito al congresso nazionale dello SDI, nel quale prevale la linea del segretario nazionale Boselli, abbandona il partito per confluire con Alleanza Riformista nel Partito Democratico.

Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico. Coinvolto in un'inchiesta giudiziaria sulla sanità abruzzese, ha presentato le dimissioni dalla carica di Presidente della Regione Abruzzo il 17 luglio 2008.

lunedì 16 aprile 2007

"Lettera all’Universo Mondo" (F.Frosini)

· A quanti in interesse

Oggi, 14 Giugno 2005, si chiude il mio rapporto con la Società Ecomedica, con questo Territorio e con questa Regione. Più in generale, si chiude la mia esperienza personale: di medico, di "imprenditore" e di cittadino.
Il "Sistema" di potere che gestisce arrogantemente questa regione e quest'area ha vinto. Ne prendo atto.
Avevo in programma una conferenza stampa per spiegare (descrivendo fatti assolutamente documentati) il senso di una battaglia di civiltà, di diritti, di democrazia -o per meglio dire : una battaglia per la LIBERTÀ, combattuta anche e sopratutto per il territorio, durata ben 15 anni.
Purtroppo, il "potere" –la sua arroganza- incute paura (non a me, tutt’altro; ma comprendo le ragioni che fanno temere gli altri), pertanto mi è stato pressantemente chiesto, con il cuore in mano, di evitare una conferenza stampa cui sarebbe seguita un'azione -sempre e comunque da me esercitata a titolo assolutamente personale- che avrebbe travalicato il confine regionale. Conferenza stampa temuta dai “gran sacerdoti del sistema”… Conferenza stampa che, per il bene che voglio a chi mi ha porto la richiesta, vado ad annullare. Mi costa molto. Non potete immaginare quanto…
Un'esperienza pertanto si esaurisce. Non vi è più una ragione che possa avere, per me, significato.
Non posso infatti più accettare di continuare a vivere –sopravvivere, in un paese, in un territorio, in una regione in cui non solo si conculcano i diritti costituzionali dei cittadini, ma si arriva addirittura ad ucciderne la speranza. Ed il tutto “condito” con la beffa del voler negare quanto si va a perpetrare.
Questo concetto l'ho del resto sviluppato, corroborato da documenti, in una lettera al Capo dello Stato, peraltro indirizzata anche al Presidente della Regione Toscana (e che ho poi portato a conoscenza del Sindaco di Empoli -per il ruolo istituzionale locale del medesimo).
Non solo : conculcandone i diritti, si vorrebbe anche calpestare la DIGNITÀ dell'individuo.
Ma c’è chi non ha alcuna intenzione di lasciare che la propria Dignità venga calpestata. In 50 anni non mi sono mai messo in ginocchio davanti ad alcuno. Non lo farò certo adesso. Ho anche cercato, in tutti questi anni, di essere coerente ; non posso farne a meno proprio ora.
Rimarrò a Empoli lo stretto indispensabile per adempiere agli ultimi obblighi verso la Società Ecomedica. Quindi trascorrerò un periodo all'estero: non tanto per riflettere sul passato, quanto per valutare se può esistere un futuro –e di quale genere, eventualmente.
Al mio ritorno deciderò se far sentire ancora la mia voce o semplicemente limitarmi a salutare chi amo, prendere le poche cose che abbiano ancora per me un valore, e lasciare definitivamente questo paese.
Voglio qui ringraziare chi ha creduto in me o nelle mie idee. Chi in questi 15 anni ha operato, dentro e fuori Ecomedica, per “arricchire il territorio” –e non meramente le proprie tasche… Ringrazio insomma tutti coloro i quali, nonostante tutto, hanno voluto essermi vicino in questi anni –ed in particolare in questi ultimi mesi. Anche “solo” (lo dico con gratitudine) per esprimermi solidarietà. E sono tanti. Sono veramente tanti.
Ma voglio anche chiedere scusa a tutti coloro i quali preferirebbero un Fabrizio Frosini in ginocchio. Mi spiace, non ci riesco. Pur invidiando chi, avendo fede, è capace di porgere l’altra guancia sapendo di essere premiato nella vita eterna, da laico, io sono purtroppo incapace di vedere alcunché oltre il limitato orizzonte della vita. Mi sfugge pertanto il senso di aggrapparsi all’illusione dell’eterno, per allontanare la “sconfitta” dell’Uomo di fronte al proprio destino. Un laico, al contrario, proprio in quel “destino”, in quella lotta impari dell’Uomo contro la propria fragilità, vede la “grandezza” di un momento che, per sua stessa natura, non può altro che esaurirsi.

Sorrido allora a coloro che alzeranno il calice brindando alla mia dipartita. Il “Sistema” vince. Già. Ma non si rende conto che il solco si approfonda sempre più… Incapace anche di guardarsi intorno.

Peccato… avremmo potuto fare –tutti insieme, cose importanti. Nell’interesse vero dei malati. Della “Nostra Gente”.
Buona fortuna a tutti.

Fabrizio Frosini
(Empoli, 14 Giugno 2005)