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martedì 23 giugno 2009

Ezio Mauro su Silvio Berlusconi, sul Guardian


He saw himself as a modern Caesar.

Now his decline is epic

Ezio Mauro, director of Italian newspape


It's impossible to say today whether Silvio Berlusconi will fall as the result of a scandal that has its origins in his Caesar-like vision of power without limit or constraint - or whether he will succeed in regaining control over a crisis that for more than a month now has attracted headlines around the world and not just in Italy. What is certain is that a rift has emerged between the prime minister and the country and, even more importantly, between the leader and his supporters. It is a wound that could be fatal for a politician who for the past 15 years has conducted the most ambitious experiment in modern populism that the west has known.

In ensuring the constant consecration of The Leader before his people, every barrier between the public and the private had to be demolished. So when Berlusconi stood for election for the first time in 1994 he gave 50 million Italians the gift of his family photograph album. There were photos of Berlusconi as a child, of Berlusconi with his actress wife, and of Berlusconi the successful businessman. Now that potent mixture of the personal and political has become his undoing. Fate has imprisoned him in a mythical macho landscape that he constructed with his own hands, populated by young women and aspirant starlets, and rife with sexual innuendo.

And it is those women who are the beginning of the downfall - quite public, utterly political - for the leader who defined himself as a ladykiller and epic lover. When La Repubblica, almost two months ago, revealed that the prime minister had gone to the birthday party of Noemi Letizia, an 18-year-old living in the suburbs of Naples, things went off the rails in an unprecedented fashion. Berlusconi's wife accused him of using his friendships with young women to choose candidates for the European elections. She defined that method as "trashy politics".

Speaking to La Repubblica, Veronica Lario added something else. She said "my husband frequents minors," and that he did this "because he is ill, to the extent that I have asked his doctor to help him, as he would anyone who is not well".

At this point Berlusconi lost his head. When we asked him for an interview, he refused. When our paper publicly challenged him, every day, to answer 10 questions relating to the allegations made by his wife and the contradictory accounts emerging from this scandal, he reacted with insults. He has given five different versions of his relations with Noemi Letizia and her family, and has gone so far as to denounce a subversive plot to overthrow him.

But the prime minister is standing at the edge of a precipice. Two young women from Bari have told magistrates that they were paid by an intermediary to attend parties with other girls, at Berlusconi's homes in Rome and in Sardinia. An investigation into the possible abetting of prostitution is under way. In European papers, pictures of the prime minister, surrounded by young women, are doing the rounds. In Italy, Berlusconi has successfully sought an injunction on their publication. In Italy, the public has reacted by awarding Berlusconi 35% of the vote when he expected to gain 45%. His party is in disarray. He himself is silent and refuses to answer journalists' questions, and even the Church, his great ally, has been obliged to distance itself.

The prime minister, in freefall, describes the crisis as a coup. As far as La Repubblica is concerned, we will continue in our work as if this were a normal country. We will continue to condemn this abuse of public power.

Ezio Mauro, Sunday 21 June 2009


GLI ARTICOLI DELLA STAMPA ESTERA

lunedì 22 giugno 2009

I TG di Berlusconia : libera Stampa in libero Stato..

Silenzi, omissioni, mezze notizie

il Patrizia-gate cancellato dai tg

Il Tg1 di Minzolini ha evitato di collegare Berlusconi alla D'Addario
Solo "feste a Palazzo Grazioli",
aggiungendo: "
Potrebbe trattarsi di millanterie"

di SEBASTIANO MESSINA, La Repubblica


Silenzi, omissioni, mezze notizie il Patrizia-gate cancellato dai tg
Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini

È davvero possibile insabbiare uno scandalo che domina le prime pagine dei quotidiani nazionali, è al centro di un'inchiesta giudiziaria ed è finito immediatamente nei titoli della stampa internazionale? Sì, è possibile.

In questa Italia dove il presidente del Consiglio ha anche l'ultima parola sulle nomine dei direttori di cinque dei sei maggiori telegiornali, ormai non c'è più bisogno di contestare i fatti, i sospetti e le accuse: basta nasconderli, e oplà, la notizia non c'è più.

Quei quindici milioni di italiani che ogni sera si affidano ai telegiornali per sapere quello che è successo in Italia e nel mondo, quell'80 per cento di telespettatori che non leggono i giornali - dunque non leggeranno neanche questo articolo - e hanno la tv come unica fonte d'informazione, non hanno la più pallida idea di quello che è successo la settimana scorsa.

Già, cos'è successo? Proviamo a mettere in ordine i fatti, e confrontiamoli con quello che il Tg1 e il Tg5 hanno riferito ai loro fiduciosi telespettatori.

Mercoledì 17. Il "Corriere della Sera" pubblica in prima pagina un'intervista a una signora di Bari, Patrizia D'Addario, che racconta di essere stata pagata 2000 euro per partecipare a due feste a Palazzo Grazioli (residenza romana di Silvio Berlusconi), e dichiara di avere le prove di aver passato una notte in compagnia del presidente del Consiglio. E poiché chi l'ha pagata è un imprenditore della sanità, oggetto a Bari di un'inchiesta per presunte tangenti, il magistrato ipotizza un reato preciso: "induzione alla prostituzione". Su Berlusconi, dunque, aleggia il bruciante sospetto di essersi intrattenuto con una donna pagata per fare sesso con lui.

All'ora di pranzo, accendiamo il televisore. Il Tg5 delle 13, riferendo di "presunte irregolarità negli appalti della sanità privata", dà la notizia con queste parole: "Uno degli imprenditori si vantava di essere stato invitato a partecipare con delle ragazze a feste a Palazzo Grazioli". E vabbè, pensa il telespettatore, che male c'è a vantarsene? Dopodiché il cronista riferisce di "indagini per induzione alla prostituzione", ma evita accuratamente di dire chi avrebbe indotto chi, e soprattutto con chi la donna sarebbe stata indotta a prostituirsi.
Mezz'ora dopo, il Tg1 entra in argomento con le parole di Berlusconi, che un conduttore compunto scandisce con tono severo: "Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità". E mentre uno si domanda di cosa stia parlando, il conduttore precisa: "Si parla di feste con la partecipazione di alcune ragazze". Tutto qui? Sì, tutto qui.

Il telespettatore non capisce come mai Berlusconi sia così infuriato, ma aspetta l'ora di cena per saperne di più.
Attesa vana, perché i due telegiornali ripetono le formule criptiche dell'ora di pranzo: "Si parla di feste...". Il Tg1, preoccupato di aver detto già troppo, aggiunge premuroso: "Tutto da verificare: potrebbe trattarsi di millanterie o altro".
Dopodiché entrambi i tg rivelano che la faccenda ha un risvolto politico. Che non riguarda però il premier, ma D'Alema: colpevole di aver ipotizzato "una scossa" capace di destabilizzare il governo. Invece di spiegarci il nuovo "caso Berlusconi", dunque, entrambi apparecchiano un inesistente "caso D'Alema" sul quale concentrano la dose quotidiana di dichiarazioni in politichese stretto.

Giovedì 18. I magistrati di Bari interrogano cinque ragazze, i giornali inglesi titolano sulle "donne pagate alle feste di Berlusconi", ma il Tg1 delle 20 riesce a confondere ancora di più le idee al suo pubblico, spiegando che si indaga "sul presunto ingaggio di ragazze per avvicinare i potenti". Quali ragazze, e soprattutto quali potenti, non si sa.
Il Tg5 della sera, invece, fa finalmente il nome di Patrizia D'Addario, e anche quello dell'imprenditore coinvolto, Gianpaolo Tarantini, spiegando che quest'ultimo potrebbe aver "tentato di ingraziarsi persone influenti". Il telespettatore immagina che queste "persone influenti" siano gli stessi "potenti" evocati dal Tg1, ma non gli viene dato neanche un indizio per capire chi siano.

Venerdì 19. Gianpaolo Tarantini - l'imprenditore indagato per "induzione alla prostituzione" - dà all'Ansa la sua versione dei fatti, l'opposizione chiede al premier di riferire in Parlamento e il quotidiano dei vescovi, "Avvenire", lo invita apertamente a discolparsi: "Occorre un chiarimento con l'opinione pubblica".
Le notizie non mancano, ma il Tg1 di Minzolini comincia con un Berlusconi furioso: "Le trame giudiziarie e gli attacchi mediatici non mi butteranno giù!".
Il nostro telespettatore è sempre più curioso di capire cosa diavolo stia succedendo, ma deve accontentarsi di quello che gli passa il convento di Mimun, ovvero il Tg5 delle 20: "Il premier ha commentato così le voci che per vari rivoli sono emerse in questi giorni". Quali voci? E dove sono emerse? Certo non al Tg5 (e neppure al Tg1).

Sabato 20. Una delle ragazze coinvolte, Barbara Montereale, racconta a "Repubblica" cosa accadeva nelle feste di Palazzo Grazioli ("Tutte lo chiamavano papi"), mentre si apprende che dalle registrazioni consegnate da Patrizia D'Addario ai magistrati si sentirebbe la voce di Berlusconi che dice: "Vai ad aspettarmi nel letto grande".
Con questi tasselli il puzzle è quasi completo, e infatti l'indomani i giornali stranieri racconteranno la storia con dovizia di particolari.
Per il Tg1 e il Tg5, invece, il caso è chiuso. Non un titolo, non un servizio, non una parola. Una pietra tombale ha seppellito l'inchiesta di Bari, i sospetti dei magistrati, l'imbarazzo del premier e le domande dell'opposizione.

Cosa sia successo nelle misteriosissime feste di Palazzo Grazioli, il telespettatore italiano non è riuscito a saperlo. E forse non lo saprà mai, se aspetterà che glielo rivelino i tg di Berlusconia.

Sebastiano Messina (22 giugno 2009)

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Il ministro Bondi attacca, Repubblica risponde

L'invettiva del ministro Bondi nei confronti di "Repubblica", ma più ancora della libertà di informazione, merita nella sua miseria roboante appena due righe di commento.
Soltanto nel nostro Paese un ministro della Cultura può definire un giornale
"un'insidia per la democrazia".
Evidentemente nella sua concezione della democrazia che non prevede contropoteri e pubblica opinione, ma solo sudditi, la libera stampa rappresenta un'insidia. I cittadini sono avvertiti.
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BERLUSCONI IN THE INTERNATIONAL PRESS


"La situazione si è fatta grave, e persino seria"


da
Virgilio notizie

Berlusconi/ Il Foglio:

"La situazione si è fatta grave,

e persino seria"

"Caro Cav., un premier non si difende così", "non naviga per settimane tra mezze bugie", ma anzi "tocca a lui tirarsi su da questa condizione di minorità civile in cui si è ficcato, e reagire con scrupolo, intelligenza e forza d'animo. La situazione si è fatta grave, e persino seria".

Con un editoriale in prima pagina sul 'Foglio' del 18 giugno, Giuliano Ferrara critica severamente Silvio Berlusconi per la gestione delle vicende che lo hanno coinvolto nell'ultimo mese e mezzo. "Può essere che abbia ragione" a denunciare un "piano eversivo contro di lui", scrive l'Elefantino, ma "il problema è che le armi affilate di questa campagna provengono tutte da Berlusconi in persona e dal suo entourage".

Elenca Ferrara: "Una licenziosità di comportamento difficile da classificare e che abbiamo cercato di spiegare e difendere su queste colonne fin dove possibile, uno stile di vita esposto comunque ai noti meccanismi di condizionamento e di ricatto, vero o falso che sia il singolo racconto scandalistico, che sono l'eterna tentazione di coloro che frequentano in condizioni non perfettamente trasparenti gli uomini pubblici". E poi "un'autodifesa spesso risibile, esposta al ludibrio della stampa italiana e internazionale, difficile da capire nella logica di uno staff compos sui, capace di fare il proprio mestiere". Ultimo esempio l'"utilizzatore finale" utilizzato da Ghedini: "Una bestialità culturale e civile" che "riduce la storia in cui si cerca di invischiare il suo cliente, il che è veramente grave, a qualcosa di simile a quella che capitò all'onorevole Cosimo Mele".

A giudizio di Ferrara, però, il premier "non può comportarsi come un deputato di provincia preso con le mani nel vasetto della marmellata". 'Il Foglio' mette il premier davanti a un'alternativa secca: "O accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze, oppure si mette in testa di ridare il senso e la dignità di una grande avventura politica" all'insieme delle sue opere. Perchè "il premier non si fa rappresentare da dichiarazioni slabbrate, non naviga per settimane tra mezze bugie che alimentano sospetti anche e soprattutto sugli aspetti più candidi del suo comportamento, non si dà per accessibile al primo che passa". Al contrario "un capo di governo parla al Paese, agisce sulle cose che contano, evita di farsi intrappolare nello scandalismo, parla un linguaggio di verità".

Altrimenti, avverte Ferrara, "si andrà avanti con questo clima da 24 luglio permanente", ovvero la vigilia del Gran Consigli che determinò la caduta di Mussolini, "in un clima di sospetti arroventato anche da una classe dirigente di maggioranza e di governo attenta alle proprie convenienze e opportunisticamente piegata, orecchio a terra, a captare i rumori e i rumors di un imminente declino".


Su RAINEWS24 , alcuni dei 66 Commenti :

  1. rodolfo il 21 June 2009 alle 11:03 am

    Chi è causa del suo mal pianga se stesso.E non rompa i cog…ni agli altri.

  2. Fabrizio il 21 June 2009 alle 10:06 am

    Non siamo un paese serio. Quando negli altri paesi parlano di noi si mettono a ridere. CHE SI DIMETTA!

  3. Alessia il 21 June 2009 alle 8:37 am

    Non preoccupiamoci troppo: lo stuolo dei solerti collaboratori del nostro amato “papi” correrà ancora una volta a dare una spolveratina di “sugar on the shit” e il popolo italiano sarà ancora una volta pronto a mangiarne a cucchiaiate! Dalla sua discesa in campo a oggi ci stiamo abituando a tutto e vedrete che tra qualche giorno un sondaggio ci dirà che il 98% degli italiani vorrebbe inserire tra i diritti umani fondamentali quello di esercitare e sfruttare il mestiere più antico del mondo per conseguire qualsiasi obiettivo si ritenga utile. Io non me ne meraviglierei.

  4. francesca il 21 June 2009 alle 4:59 am

    Comunque, in fin dei conti, ha ragione Ferrara: è lui che si è messo in questa situazione. Ha iniziato con l’invio a tutti gli italiani, anche a quelli a cui non gliene poteva fregare di meno, della sua agiografica autobiografia di padre modello di una famiglia esemplare, violando la privacy di coloro che avrebbero fatto volentieri a meno di riceverla. Ha proseguito con battute, di pessimo gusto, in mondovisione sulle presunte tresche della sua signora ( la vicenda Cacciari docet); e ha concluso , in bellezza, con la pesante intrusione nelle vicende private della famiglia Englaro e con le sue “accorate” parole sulle capacità riproduttive della povera Eluana. Perciò, chi di privacy colpisce….. . Ora non si può lamentare di cotanto interesse. Deve solo spiegare, con tanto di prove a suo discarico, come succederebbe a noi comuni mortali, se è vero che, mentre la sua maggioranza approvava la nuova legge sulla prostituzione in cui sono previste pene anche per “gli utilizzatori finali”, lui violava tale legge. Deve spiegare se è vero che usava voli di stato, mentre era in vigore l’ordinanza Prodi, per trasportare in Sardegna gli invitati alle sue megafeste e quindi utilizzava mezzi e uomini dello Stato, pagati con le nostre tasse, per codeste attività. L’unica buona notizia per noi Sardi, o perlomeno per quelli che la pensano come me, è che forse venderà villa Certosa. Ne sono felice: spero, che d’ora in poi, trascorra le sue vacanze, con annessi e connessi, in luoghi a lui più favorevoli tipo il lago di Garda o Milano Marittima. Non è un complotto, è la stampa, libera e non asservita, bellezza. Il caso Sircana, con foto sui giornali di famiglia, reprimende sulla moralità degli uomini di stato e relative dimissioni, docet…… .


da La Repubblica : I giornali stranieri seguono con crescente interesse la vicenda

Stampa estera scatenata
"Berlusconi può cadere"


Stampa estera scatenata "Berlusconi può cadere"
Un articolo su Berlusconi su El Pais online

Se i telegiornali italiani - con l'eccezione di Skytg24 e Tg3 - continuano a ignorare lo scandalo di Bari, altrettanto non si può dire per la stampa estera, che segue la vicenda con interesse crescente.

"È giunta l'ora per Silvio Berlusconi?", s'interrogava ieri El Mundo, principale giornale spagnolo di area centrodestra. "Molti considerano - aggiungeva - che lo scandalo erotico-festivo delle ultime settimane, in continua crescita, potrebbe causare la caduta finale di colui che finora sembrava politicamente immortale". E ancora: "Ormai non passa giorno in cui il rosario di rivelazioni non si incrementa con nuove e truculente scoperte, che ogni volta minano vieppiù la reputazione e il potere del Cavaliere".

Sempre in Spagna, anche El Paìs torna a parlare del caso Berlusconi con quella che definisce "la rivolta delle veline". Il quotidiano spagnolo afferma che "le denunce delle modelle pongono fine al feeling con la Chiesa cattolica ed all'ammirazione di molti italiani". "Secondo fonti diplomatiche", aggiunge il quotidiano, "Berlusconi ha chiesto la solidarietà di varie cancellerie straniere" nelle quali però "lo sconcerto supera la comprensione".

Non ci vanno leggeri nemmeno i media britannici, anche in questo caso senza distinzioni di destra o di sinistra. Il conservatore Times, sotto al titolo "Una notte nell'harem di Berlusconi", riporta le dichiarazioni di Patrizia D'Addario. Ma è soprattutto il Daily Telegraph, altra testata conservatrice a larga diffusione, a soffermarsi sul caso: "Il vizio minaccia di far cadere Berlusconi".

I
l Telegraph sostiene che c'è paura per "nuove rivelazioni in vista del summit del G8 del mese prossimo", e intervista James Walston, un professore di scienze politiche all'American University of Rome, che predice uno "stillicidio di rivelazioni" e afferma che "questo non darà a Berlusconi un'aria molto da statista quando tratterà con Obama e Merkel".

Spostandosi a sinistra si trovano Guardian e Observer, entrambi attenti alla vicenda del presidente del Consiglio. "Possono le rivelazioni di Barbara Montereale far cadere Berlusconi?", si chiede The Observer. Per il Guardian il racconto della Montereale potrebbe "convincere molti italiani che si è passato il segno".

Francesco Bei (22 giugno 2009)


GLI ARTICOLI DELLA STAMPA ESTERA




giovedì 22 gennaio 2009

Quando si lascia morire la Giustizia..

dal blog toghe : http://toghe.blogspot.com/2009/01/gabriella-nuzzi-lascia-lanm.html

Gabriella Nuzzi lascia l’A.N.M.

Pubblichiamo la lettera con la quale la collega Gabriella Nuzzi, vittima dei provvedimenti adottati dal C.S.M. lunedì scorso comunica al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati le proprie dimissioni. E' un documento prezioso. Grazie Gabriella per quello che hai fatto e che fai. Sei profondamente nel nostro cuore.




Alla Associazione Nazionale Magistrati - ROMA



Signor Presidente,

Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.

Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.

Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.

Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.

Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.

Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.

Il popolo saprà che è giusto così.

E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.

Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?

Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?

Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?

Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.

Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.

E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.

Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione.

Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.

So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.

Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.

Io preferisco rappresentarmi da sola.


Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato



vedi anche :

Il regime e l’A.N.M.

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)

mercoledì 9 aprile 2008

La preoccupante alleanza fra magistratura e politica

http://toghe.blogspot.com/2008/04/la-preoccupante-alleanza-fra.html





di Silvio Liotta
(Consulente per le politiche di sviluppo regionale)




I numerosi interventi che hanno ad oggetto il “caso De Magistris” mettono spesso in evidenza il ruolo decisivo della politica nel determinare il corso degli eventi che indichiamo come “caso De Magistris”.

Tuttavia tale impostazione non sembra del tutto condivisibile, anzi sembra che il peso decisivo sia piuttosto attribuibile alla magistratura nel suo complesso.

Nel prosieguo si cercherà di dimostrare le motivazioni di tali affermazioni.

Il “caso De Magistris” può essere definito come una serie di eventi che hanno:

- ostacolato dossier di indagini condotte dal magistrato evidentemente esiziali per la tenuta di equilibri socio-politici a livello nazionale (anche se il “bubbone” del vasto fronte di malaffare è stato individuato tra Basilicata e Calabria);

- discreditato il magistrato attraverso ispezioni ministeriali e processi disciplinari tesi a sollevarlo dalla funzione requirente (in modo che non potesse più danneggiare direttamente gli equilibri di cui al punto precedente).

La maggior parte delle analisi di queste due componenti giunge alla conclusione generale che esiste un coacervo di interessi solido, capace di influenzare il corso degli eventi e modificarlo in proprio favore.

Le componenti di tale coacervo di interessi vengono solitamente individuate nella massoneria (concetto fumoso in quanto nulla ci dice sulle singole componenti di interesse nelle quali essa si articola) ‘ngrangheta, imprenditoria e politica.

Queste le componenti solitamente riscontrate dalle analisi proposte.

Manca però una componente fondamentale, ossia la magistratura.

Senza la commistione del sistema giudiziario, nella sua componente giudicante e requirente, con il sistema politico corrotto, il “caso De Magistris” sarebbe stato altra cosa.

Esiste infatti una “zona grigia”, caratterizzata da comportamenti devianti, che interseca il sistema giudiziario e quello politico e, attraverso progetti criminosi, mira al mantenimento di posizioni di potere e prestigio sia di parte dei politici che dei magistrati.

Puntualizzo che non si intende porre sotto accusa ciascun magistrato, ma il complesso dei comportamenti (vedi i provvedimenti di avocazione “impensabili” o il tonante e minaccioso silenzio dell’A.N.M.) che il sistema giudiziario pone in essere nel “caso De Magistris”.

Ci si riferisce quindi ad azioni realizzate da magistrati di alto livello, sia in procure di piccole dimensioni che nel C.S.M., nonché nell’ambito dell’A.N.M..

Quindi non sembra essere pretestuoso il riferimento al sistema giudiziario nel suo insieme, in quanto i gangli strategici del sistema stesso, nel “caso De Magistris”, si sono mossi all’unisono, permettendo di ostacolare i dossier di indagine ed evitando accuratamente di tutelare la sua funzione dagli indomiti attacchi che da più parti venivano sferrati.

Insomma, ciò che si vuol sostenere è che la magistratura ha avuto un ruolo di grande rilievo nell’ostacolare le indagini e nel processo di delegittimazione di un magistrato etichettato “cattivo” prima dell’acquisizione di una qualsiasi prova a suo carico (da parte della sezione disciplinare del C.S.M.).

Per dimostrare (e quindi comprendere meglio) il decisivo peso del sistema giudiziario, potrebbe risultare utile porlo a confronto con il caso “Mani pulite”, che ha visto una contrapposizione netta tra magistratura e politica.

A determinare un differente corso degli eventi tra il “caso De Magistris” e il caso “Mani pulite” (forse meglio “caso Tangentopoli” anche se i confini di quest’ultimo sono più vasti) non sono stati i nuovi poteri in capo al Ministro della giustizia, bensì la connivenza della magistratura.

Una connivenza finalizzata al mantenimento di un modus vivendi tra magistratura e politica tutelato dalla pax mastelliana.

Dunque qualunque magistrato, realmente indipendente, che nell’espletamento delle proprie funzioni minaccia tale equilibrio di potere, necessariamente viene percepito come un nemico da punire in modo esemplare, da parte di entrambi i contraenti del pactum sceleris, magistrati e politici.

Tale impostazione necessariamente genera due effetti principali:

- la delegittimazione della funzione costituzionale del potere giudiziario; in quanto esso non risulta più finalizzato esclusivamente alla realizzazione dello stato di diritto, ma mira a favorire un sistema di interessi costituito, prescindendo dalla valutazione giudiziaria delle componenti criminose presenti nel sistema stesso;

- l’evoluzione autoritaria del sistema politico in quanto privato dei contrappesi necessari ad impedire il sopruso nei confronti dei “non potenti”.

Tornando al confronto, nel caso di tangentopoli i processi sono stati celebrati, alcuni imputati condannati, ma la più parte è stata salvata da nuove leggi che sanavano le singole posizioni di reato (pratica che rimarrà stabile fino ad oggi).

Nel “caso De Magistris” non sono state varate nuove leggi che potessero ostacolare il normale corso della giustizia (a legislazione vigente); l’attacco alle indagini del magistrato è stato condotto da tre istituzioni fondamentali del sistema giudiziario:

- Ministero della giustizia garante di un equilibrio post-tangetopoli tra politica e magistratura, accettato quand’anche non promosso dalla magistratura (o sue maggiori rappresentanze, ma questo è sottointeso);

- Funzioni giudiziarie di controllo del Sostituto Procuratore (De Magistris) interne alla procura di Catanzaro;

- Consiglio Superiore della Magistratura che si incarica dell’atto materiale di decapitazione del magistrato.

Nel caso Tangentopoli, quindi, l’ultimo atto di decapitazione dei magistrati che indagavano è stato il varo di leggi “salva inquisiti” (il ricorso allo strumento legislativo inoltre dimostra il grande peso del sistema politico nell’ostacolare le indagini di tangentopoli).

Nel “caso De Magistris”, invece, l’ultimo atto è affidato al C.S.M. (per analogia al sistema giudiziario), metafora del peso decisivo avuto dal sistema giudiziario nella feroce punizione comminata ad un suo membro che minacciava gli equilibri interni del sistema stesso.

Tangentopoli ha scosso le fondamenta del rapporto sistema politico-sistema giudiziario; quella che comunemente identifichiamo come Seconda Repubblica (ovvero la notte della Prima Repubblica) ha adoperato parte rilevante del proprio tempo e delle proprie energie per ricomporre un equilibrio tra questi due poteri costituzionali (pax mastelliana); De Magistris ha minacciato l’equilibrio faticosamente raggiunto e la parte della magistratura garante di quell’equilibrio lo ha punito ferocemente (s’intende con l’aiuto importante della politica), in modo tale da garantirsi dal ripetersi della minaccia.

La lettura degli eventi proposta, induce ad interrogarsi su due importanti questioni: che possibilità ha, oggi, un magistrato “indipendente” di perseguire la corruzione (che si connota come pratica normale nella gestione delle dinamiche politiche e sociali) se la magistratura e la politica alzano le barricate a protezione di un sistema che si nutre di corruzione? Come può essere tutelato il magistrato “indipendente” in un contesto in cui non esiste più un contrappeso ad un sistema politico oligarchico e corrotto (e per questa via eversivo)?

Il “caso De Magistris” è un caso esemplare; genera un discrimine tra un sistema giudiziario asservito alle logiche di potere ed un sistema giudiziario soggetto esclusivamente al diritto.

Tutti i magistrati dovranno scegliere esplicitamente tra queste due opzioni.

Dirà qualcuno: ed il silenzio?

Il silenzio evidentemente opera a favore del mantenimento dell’equilibrio, sulla strada dell’asservimento.

Mentre la contrapposizione con la protervia del sistema politico è una condizione fisiologica di un assetto democratico.



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dal Blog di Beppe Grillo : 9 Aprile 2008

http://www.beppegrillo.it/2008/04/timecoms_first_annual_blog_index.html#comments

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Devo dirvi ancora una volta:"Grazie!". Il TIME, il primo settimanale del mondo, ha pubblicato la sua classifica dei primi 25 blog: il "Time.com's First Annual Blog Index". Beppegrillo.it è tra questi. Belin. Non è possibile. L'ho detto a mia moglie e mi ha mandato a comprare il pane dicendo di non montarmi la testa. Mio figlio Ciro mi ha chiesto quanto ho pagato il TIME per la pubblicità e se mi è avanzato qualcosa per i suoi giornalini.

Posso chiedervi un altro piccolo aiuto?
I 25 blog possono essere votati on line. E' come una giuria popolare.


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Questo blog deve scalare la classifica. Gli americani non lo conoscono ancora. Fate cadere il sever con i vostri voti per beppegrillo.it (tutti 10 però, non fate scherzi!).


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Clicca per votare

Presentazione del blog beppegrillo.it da TIME.com:
"Beppe Grillo, un popolare comico italiano, attore e autore di satira politica, scrive uno dei pochi blog non di lingua inglese popolare a livello mondiale. Il motivo è che Grillo si esprime nel linguaggio internazionale dell'indignazione. Durante una giornata tipica il blog di Grillo può chiedere alla Germania di dichiarare guerra all'Italia, all'Italia di boicottare i Giochi Olimpici in Cina o, a un importante personaggio politico, di smettere di agire come uno "Psico-nano". La maggior parte dell'indignazione ha un bersaglio politico - il blog di Beppe pubblica una lista aggiornata dei parlamentari italiani condannati, e frequentemente chiede ai politici corrotti di dimettersi dal loro incarico. Lo scorso settembre, Grillo ha usato il suo blog per organizzare una manifestazione in circa 300 città italiane per il suo "Vaffanculo Day", per incoraggiare i cittadini a rimuovere dal Parlamento i condannati in via definitiva. La manifestazione ha avuto così successo che la sua seconda edizione è prevista per il 25 aprile. L' America potrebbe usare un comico di satira politica alimentato da questo tipo di indignazione, ma per ora, c'è Beppe." TIME

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Vday

domenica 6 aprile 2008

Voto, non voto.. -ma c'é un senso, oggi, al voto..?

C'è un senso al voto nelle attuali condizioni?
Io credo di no. Pertanto non voterò.
Nella mia lettera al Presidente Napolitano ne ho spiegato le ragioni.
Perché il mio non è qualunquismo, ma limpida scelta democratica.
Ecco perché non accetto la critica, priva di senso comune, secondo la quale non votando, renderei vano il sacrificio di coloro che hanno immolato la loro vita per garantire a noi il "diritto/dovere" del voto.
Tale tesi, che sottintende il tentativo -politicamente miserrimo- di proporre un ricatto morale inaccettabile proprio a chi democraticamente rifiuta un sistema elettorale truffaldino, si ritorce oltretutto proprio contro chi la sostiene.
L'inaccettabilità democratica di una legge che conculca diritti costituzionali, sarebbe stata senza dubbio ben presente a coloro i quali hanno combattuto e dato la vita per la Democrazia.
Loro, ne sono sicuro, non l'avrebbero mai avallata.




Saluti

Fabrizio Frosini



da LA STAMPA : http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4361&ID_sezione=&sezione=

Voto, non voto

di LUCA RICOLFI

La gente è perplessa. C'è chi dice, più o meno convintamente, «io questa volta non vado a votare». C'è chi ci va, ma solo per votare scheda bianca o nulla. C'è chi ci va perché considera il voto un dovere civico. E c'è chi ci va perché crede che se vincono «gli altri» saranno guai.

Negli ultimi tempi, alle perplessità dell'elettore si sono aggiunte ogni sorta di esternazioni. Grillo dice che per la prima volta non si vergogna di non andare a votare. Veltroni dice che chi non va a votare poi non deve lamentarsi se le cose vanno male. Qualche commentatore si spinge a dire che chi non vota accetta lo stato di cose attuale, e che chi vuole davvero il cambiamento deve andare a votare.

Io invece mi rammarico di non essere né fascista né comunista. Se fossi fascista voterei il partito della Santanchè, se fossi comunista voterei il partito di Bertinotti. E vivrei sereno, perché saprei che cosa gli eletti farebbero del mio voto. E invece no, non essendo né fascista né comunista mi sento preso in trappola. Tutti gli altri partiti, infatti, mi costringono a fare delle congetture ardite su quel che effettivamente faranno del mio voto. Come faccio a prevedere come lo useranno? Devo guardare all?esperienza passata o ai programmi?

Prendiamo Berlusconi e il Popolo della libertà. Che cosa possiamo ragionevolmente aspettarci? Politiche liberiste o politiche stataliste? Tagli della spesa pubblica nelle regioni più sprecone, o fiumi di denaro pubblico in opere come il ponte sullo Stretto di Messina? Linea dura sull'immigrazione o continuità con la Bossi-Fini (che, contrariamente a quel che si crede, ha consentito un notevole aumento dei delitti)?

Sfido chiunque a formulare una previsione attendibile su quel che succederà in caso di vittoria del Pdl.

Ma le cose stanno meglio nel campo opposto, quello del neonato Partito democratico? Direi proprio di no. Chi desidera la cancellazione delle cosiddette leggi vergogna non sa se può contarci oppure no. Chi vorrebbe sapere che fine farà l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non sa se prevarranno le idee di Pietro Ichino o quelle della Cgil. Chi vorrebbe meno tasse in busta paga non sa se Veltroni e Franceschini bluffano, o invece sanno dove trovare i soldi. Chi si chiede che fine farà lo Stato sociale vorrebbe sapere se Veltroni pensa veramente di poter tagliare 16 miliardi di spesa pubblica all'anno o se lo dice così, tanto per dire.

Non basta. Chi vota Udc non sa con chi Casini finirebbe per allearsi, nel caso diventasse l'ago della bilancia. Per non parlare del governissimo, ossia di un eventuale governo Pd-Pdl, sul modello della Merkel in Germania. Quasi tutti i leader lo escludono in pubblico, quasi nessuno lo esclude in privato. Se l'elettore spera nel governissimo, che cosa deve fare? Gli conviene votare per Pd o Pdl, o viceversa deve votare per Bertinotti-Casini-Santanchè per indebolire Pd e Pdl, e indurli così a sorreggersi a vicenda? E se non vuole il governissimo, gli conviene cercare di far stravincere uno dei due partiti principali, o deve votare le liste minori che si oppongono al governissimo?

Comunque la rigiriamo, noi elettori siamo in trappola. Se non siamo sorretti da un'ideologia che ci forza a votare il «nostro» partito, ci è impossibile scegliere su basi razionali. Certo, possiamo pensare che il voto sia un atto essenzialmente espressivo, di pura identificazione in un simbolo, in un personaggio, in un'idea astratta, e possiamo quindi limitarci a votare il leader che più ci scalda il cuore (o meno ci deprime). Ma se per caso siamo invece affezionati all'idea che il voto sia una scelta razionale, basata sul calcolo delle conseguenze, dobbiamo rassegnarci: queste elezioni non fanno per noi, perché nessuno è in grado di prevedere come il ceto politico userà il nostro voto.

Da questo punto di vista la «scelta di non scegliere», in qualsiasi modo si manifesti (astensione, scheda bianca, scheda nulla), andrebbe forse guardata con maggiore rispetto. Ci saranno senz'altro i soliti qualunquisti, ci saranno senz'altro coloro cui l'Italia va bene così com'è. Ma ci sono anche tanti cittadini normali, onesti e umili, che si rassegnano alla «non scelta» proprio perché vorrebbero un cambiamento radicale, ma non sanno come ottenerlo. Sperano che il loro voto venga usato nel modo migliore, ma hanno imparato dall'esperienza che sarà usato in quello peggiore. Sperano che la propria parte politica faccia quello che dice, ma temono che li tradirà. Vorrebbero credere alle promesse, ma sono stati ingannati troppe volte. Soprattutto, notano che il passato non passa mai, dal momento che né Berlusconi né Veltroni hanno il coraggio di riconoscere i drammatici errori di cui è costellato il passato recente dei loro partiti. Come credere nel cambiamento, se chi lo propone si ostina a difendere l'azione di governi che hanno fallito?

In queste condizioni l'elettore può compiere un atto di fede, e scommettere su uno dei cinque-sei cavalli in lizza. Ma può anche sentirsi incapace di fare una scelta razionale e decidere di non andare all'ippodromo.

Vday


Dal blog di Grillo:

Classifica partiti per numero di condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio (*):

- PDL 56

- PD 18

- UDC - Rosa Bianca 9

- Lega Nord 8

- Partito Socialista 3

- Sinistra Arcobaleno 3

- La Destra 2

- Aborto No Grazie 1

- Italia dei Valori 0


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giovedì 13 dicembre 2007

l'assoluto relativo.. perché tutto diventi insignificante..

Dal Blog TOGHE (giovedì 13 dicembre 2007)


Nello spirito che caratterizza il libero dibattito che ispira questo blog, pubblichiamo la pungente "provocazione" di Andrea Falcetta, sperando che essa susciti altre "provocazioni" assolutamente necessarie per non chiudere il dibattito nell'asfittica area dell'autoreferenzialità e dei luoghi comuni.


di Andrea Falcetta (Avvocato del Foro di Roma)


Il TG ci informa che l’A.N.M. è ancora viva: dopo l’assordante silenzio dell’ultimo mese sui “casi” Forleo e de Magistris, si fa sentire oggi tramite il suo referente istituzionale, a proposito della vicenda pre-elettorale dell’ennesimo avviso di garanzia a Berlusconi, per dirci che l’indipendenza della magistratura eccetera eccetera.

Complimenti davvero. Non avrei mai pensato che la situazione fosse così tanto grave anche in un corpo separato e autonomo dello Stato quale è la Magistratura. Un passo indietro e, per esemplificare, premetto un copia e incolla virgolettato:


NUMERI DELLA GIUSTIZIA CIVILE


Processi civili pendenti: 3.000.000.


Parti processuali interessate alla loro definizione: 10.000.000 circa di cittadini (una media, approssimata per difetto, di 3 cittadini interessati ad ogni causa)


Tempo medio di durata del solo primo grado nei processi civili: dai 3 ai 7 anni


Strati sociali più colpiti dalla catastrofe della denegata giustizia civile: piccoli imprenditori e artigiani, in quanto:

a) gli strati più deboli della società non dispongono del denaro sufficiente per divenire "utenti" del servizio giustizia (e ciò non solo perché gli Avvocati costano, ma anche e soprattutto perché i vari balzelli imposti dallo Stato sulle diverse fasi del procedimento – tasse di registrazione dei provvedimenti, diritti di cancelleria, marche da bollo eccetera – hanno fatto sì che adire il Magistrato sia diventato un "lusso" per pochi),

b) gli strati più forti della società, disponendo di ingenti capacità finanziarie, possono ricorrere allo strumento dell'arbitrato che, per quanto costoso, assicura dei tempi "ragionevoli" di composizione delle vertenze


Numero di Magistrati impiegati alla definizione dei procedimenti civili e penali in Italia: 7.800 circa (totale organici, compresi i P.M.)


Numero di cause civili per ciascun Magistrato in Italia: 2.500 circa


NUMERI DELLA GIUSTIZIA PENALE


Numero notizie di reato : 5.500.000 (per via del principio astratto della obbligatorietà dell'azione penale)


Numero di detenuti: 70.000 (tra questi, la metà almeno in attesa di giudizio)


Numero di "pentiti": oltre 1.200


Costo della protezione di costoro: dato inquantificabile, si parla di diversi miliardi


Percentuale di "ribaltamento" delle sentenze penali di primo grado: 75%


Percentuale di assoluzione degli imputati in primo grado: 75%


Chiuse le virgolette, riprendo il ragionamento, precisando che quello che ho qui parzialmente trascritto era un documento stilato nel lontanissimo anno 2001 (si, proprio quello di Odissea nello Spazio) dall’ormai disciolta Associazione Italiana Forense, di cui ero all’epoca Vicepresidente nazionale.

A fronte di questi numeri le istituzioni dell’Avvocatura Italiana hanno continuato, dal 2001 ad oggi, a organizzare Convegni con 30 relatori a botta e dieci ascoltatori, ove riempirsi a vicenda di bla bla bla.

Quanto sopra per quanto riguarda l’Avvocatura (ma davvero lo merita il maiuscolo?).


Altro esempio: i TIR, si proprio i TIR.


Autostrade ferme, un intero paese senza più benzina, senza collegamenti, senza derrate alimentari, coltivatori diretti già in crisi costretti a gettare quintali di cibo (forse sarebbe stato meglio regalarlo ai poveri del terzo mondo, ma forse, in realtà, il terzo mondo siamo noi).


Il Governo, su questa questione: legge elettorale.


L’opposizione su questa questione: legge elettorale.


La prova evidente che ormai in Italia, chi comanda, vive chiuso in un Palazzo dall’interno del quale non sente le grida di aiuto provenienti dalla piazza, uno psicologo saprebbe usare qualche definizione assai più evocativa, tipo “sociopatico” o “ psicopatico” o “schizofrenico” o “portatore di altro se” o cose del genere.

Tuttavia loro vivono lì, e noi invece viviamo qui, in due Paesi diversi evidentemente.


Terzo ed ultimo esempio: Forleo e de Magistris.


Da questo blog – che a quanto ho direttamente constatato viene già molto “quotato”, si dice così in gergo : significa che alcuni articoli vengono copiati da altri blog perché chi legge apprezza e desidera che il maggior numero possibile di cittadini possa quotidianamente leggerci a sua volta – emerge con ogni evidenza che ai cittadini e alle toghe non interessa nulla se la Forleo sia un giudice, se sia di sinistra o di destra, se sia un avvocato, se sia un pubblico ministero se sia una donna, se sia un uomo, se sia nera bianca gialla o cos’altro.

Ai cittadini interessa soltanto che la legge sia UGUALE PER TUTTI. Punto.


Da questo blog emerge che il popolo, il cosiddetto “paese reale”, non ne può più delle chiacchiere preconfezionate a fini politici che servono al potente di turno per dare addosso all’avversario di turno, e che nascono solo ed esclusivamente da interessi partigiani di chi comanda o di chi vorrebbe scalzare chi comanda per comandare a sua volta.


Il governo degli avvocati fa convegni e basta, e intanto la giustizia muore da anni.


Il governo degli italiani discute di legge elettorale e intanto chi ha contratto mutui perde la casa, e intanto i negozi di alimentari ed i benzinai sono vuoti, e intanto un intero paese è fermo da anni (anche con il precedente governo e con gli altri prima) e privo delle più elementari garanzie di sicurezza.

Anche l’opposizione discute di legge elettorale, e intanto anche mentre l’attuale opposizione era al governo, negli anni passati, un intero paese era fermo.


Ed ecco la ciliegina sulla torta: con l’odierno comunicato stampa, anche il governo dei magistrati ci dimostra che persino l’indipendenza della magistratura è un valore così tanto “assoluto” da doverlo difendere solo ed esclusivamente se chi attenta a tale valore sia più o meno simpatico.In buona sostanza, si tratta di un “assoluto relativo”.


Fine dei giochi. Il Re è morto, viva il Re si diceva una volta, perché a fronte della scomparsa di una guida già un’altra era pronta per subentrare onde assicurare continuità di governo.

Oggi a tanti simboli scomparsi nulla sembra in grado di subentrare.

Dunque ci associamo rassegnati alle condoglianze, gridando anche noi: il Re è morto: fine dei giochi.

Intanto un Paese intero attende da troppi decenni ormai una Giustizia all’altezza del proprio compito essenziale, che sappia distinguere tra giusti e peccatori, che sappia essere forte con i forti e pietosa con i deboli e non viceversa, che sappia essere dignitosa, veloce, efficiente e, soprattutto, credibile, per cui rassicurante.

Un intero Paese attende ormai da decenni: ma dovrà attendere ancora molto a lungo. Purtroppo.
(Andrea Falcetta, Avvocato del Foro di Roma)

dottfrosini :
l'ITALIA STA AFFONDANDO.. perché sta affondando la speranza.. la fiducia delle persone oneste in un riscatto, in un sussulto di dignità dello Stato.. Le persone oneste sono ancora tante, anche in un Paese come il nostro dove i disonesti proliferano per gemmazione continua.. ma sono ormai preda del disgusto più profondo, perché vedono affondare la DIGNITA' di un intero Paese.. Non c'é una Destra o una Sinistra e neanche un Centro che sono "i responsabili".. è tutta una classe politica che, per decenni, ha solo pensato a se stessa, agli interessi della propria parte (ed in particolare a quelli più volgari e sporchi), e operato per far marcire quella che con molta tristezza vorremmo ancora chiamare Società Civile..
Quale sussulto possono mai avere questi politicanti, pseudo amministratori della cosa pubblica, pseudo "statisti".. che si sono accomodati ben bene sulle poltrone del potere e hanno messo radici.. rendendo esangui e incartapecorite le istituzioni e le amministrazioni di cui hanno preso possesso.. E quale mai notizia può scalfire il circuito mass mediatico di questo potere mefitico.. Appellarsi alla Giustizia..? E quale.. intorno è solo un oceano di disgusto.. Il rischio è però che qualcuno prenda un bastone.. e che l'esempio venga seguito da una moltitudine.. La violenza non è mai stata una soluzione, è vero.. Ma se la pentola viene lasciata troppo a lungo in ebollizione, che cosa possiamo aspettarci di tanto diverso..?


Saluti

Fabrizio Frosini



lunedì 8 ottobre 2007

NOI STIAMO DALLA PARTE DELLA GENTE ONESTA.. CHI SI VENDE, NO

Questo che propongo oggi è l'intervento di un Giudice..
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Illustra molto bene la situazione (l'anomalia) italiana..
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La illustra così bene che ciò che descrive vale non solo per i Giudici che si sforzano di fare onestamente e correttamente il loro lavoro, ma per chiunque faccia altrettanto, in ogni campo, senza voler cedere alle "logiche di corruzione" del sistema..
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Leggerlo fa bene a tutti : a chi sta dalla parte degli onesti ma anche a chi è "scivolato" in campo avverso.. perché rifletta e apra gli occhi in tempo.. così da poter risalire la china prima che sia troppo tardi.. ("salvezza" certo possibile, ma a condizione di non aver smarrito del tutto la propria coscienza..)
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Saluti e.. buona lettura
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(Fabrizio Frosini)
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domenica 7 ottobre 2007
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di Uguale per Tutti

Il guaio di quando la crisi di una società non è conseguenza di episodi accidentali, ma di un degrado complessivo della sua cultura e degli strumenti per assicurarle una qualche parvenza di democrazia è che a un certo punto tutto si confonde e sembra difficile riprendere il bandolo della matassa e imboccare una qualche strada che consenta di risalire la china.

Accade, dunque, sempre più spesso, in questi giorni, che dinanzi a eventi assai gravi maggiorenti del potere e dell’informazione si affannino a creare confusione, a cercare di appannare anche quel poco di chiaro che ancora resta nella coscienza della gente, così che anche le persone meglio intenzionate siano assalite da dubbi davvero inverosimili.

Un signore porta in piazza centinaia di migliaia di cittadini per protestare contro alcune cose obiettivamente inaccettabili – per tutte, una categoria di “lavoratori” (i parlamentari) che maturano il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo di “lavoro”, mentre si discute se i metalmeccanici devono aspettare trenta o trentacinque anni, e un popolo cui non si riconosce il diritto di esprimere un voto di preferenza per questo o quel candidato a rappresentarlo, essendo costretto dalla legge a delegare ciò a pochi capipartito – e nessuno riesce a trattare dell’oggetto del contendere, ostinandosi tutti a concentrarsi sulla opportunità o meno che i comici facciano politica, sulla eleganza o no del titolo della manifestazione (con spunti surreali quando Bruno Vespa ha detto che nel nostro Paese prima d’ora “Vaff …” in una piazza non si era mai sentito dire, dimenticando, evidentemente, che lo si sente dire un mese si e uno no nelle sedute del Parlamento, insieme a espressioni decisamente più pesanti, tipo “assassino” all’indirizzo di un ex Procuratore delle Repubblica oggi senatore), eccetera.

Così da un paio di giorni tutti discutono se sia legittimo o no che due magistrati rendano una intervista ciascuno a una trasmissione televisiva.

Questo dibattito si colora di toni terrificanti e sempre più indignati, che andrebbero bene se la domanda fosse se è legittimo o no che dei magistrati si diano allo spaccio della cocaina (dibattito quest’ultimo che, peraltro, nessuno ha neppure avviato quando si è scoperto che un senatore a vita, che continua a fare il senatore a vita, la cocaina se la faceva comprare dalla scorta, concentrandosi anche in quel caso non sul fatto in sé, ma solo ed esclusivamente sulla opportunità o meno che la notizia finisse sui giornali).

L’idea di fondo che viene utilizzata per caricare fino al paradosso l’esecrazione è che ai magistrati si addice il silenzio e che essi devono parlare solo con i loro provvedimenti.

E si tratta di affermazione, invero, del tutto condivisibile in astratto.

Si dimentica, però, che essa fa parte dell’armamentario completo di un paese civile.

In un paese civile le questioni – e anche quelle relative alla giustizia e ai tribunali – di discutono civilmente e, quindi, nessun giudice si sogna di difendersi in pubblico.
Ma per la semplice ragione che nessuno si sogna di insultarlo in pubblico.
Le sentenze si discutono, quando è il caso civilmente si criticano, alcune (non quante da noi) si possono impugnare, ma si rispettano e i giudici pure.
In un paese civile le leggi non le fanno “ad” e “contra” “personam” persone coinvolte negli interessi in gioco e in alcuni casi addirittura già condannate per atti contrari alla difesa di quegli interessi.
In un paese civile si sa (quasi) sempre chi sono le guardie e chi i ladri e le due categorie vengono trattate dai cittadini e, soprattutto, dalle istituzioni in maniera coerente con i loro ruoli.

La pretesa – che da noi è abituale – di applicare solo il lato A della civiltà, omettendo di utilizzare anche il lato B dà luogo al paradosso odierno.

Un paradosso che consiste nel fatto che ogni giornalista o anche solo aspirante tale, ogni portaborse, ogni faccendiere e ogni imputato/condannato può insultare senza limiti (e non solo può farlo in teoria, ma lo fa in pratica quotidianamente) quel paio (“paionon nel senso di “due”, ma dipochi”) di giudici che ancora si ostinano a non prendere atto del corso che sta avendo la storia repubblicana, dicendo di essi peste e corna, continuando da mesi a ipotizzare abusi da parte loro che vengono definiti come terrificanti e che, quando si chiede in cosa consistano, vengono coperti dalla opportunità di mantenere un presunto ma inesistente “segreto istruttorio”.

Un paradosso nel quale un sottosegretario può riconoscere in televisione che uno di questi giudici ostinati ha subito non una ma enne ispezioni tendenti a verificare se si stia o no comportando bene e dirsi convintoin totale assenza di qualunque contraddittorio e sottraendosi all’onere almeno di indicare le ragioni del suo dire - che non si è comportato bene.
Un paradosso nel quale tutti stanno attentissimi a ogni “mossa” anche minima, a ogni “piega del viso” delle guardie e nessuno fa un po’ di luce sul comportamento che contemporaneamente mantengono i ladri.

Un paradosso che assomiglia a un filmone di guerra nel quale l’eroe torna miracolosamente vivo dalla missione suicida e il comandante che ce lo ha mandato vince lo stupore dell’inaspettato e indesiderato ritorno mettendo il malcapitato in punizione perché è vero che ha salvato un’intera città disinnescando un’intera batteria di mine al rischio della propria vita, ma, perdinci, forse (si badi, solo forse) ha un bottone staccato nell’uniforme.

Un paradosso – e questo è l’epilogo – nel quale, quando gli insultati, derisi, vilipesi, ispezionati, isolati, minacciati, sconsigliati, dopo anni in cui vengono tenuti sotto una pressione disumana, dichiarano (con una faccia tosta davvero deplorevole!) “siamo innocenti, abbiamo fatto solo il nostro dovere”, tutti si levano in piedi e, urlando scompostamente, all’unisono dichiarano: “Eh no, i magistrati non possono parlare alla stampa”.

Che dire e che fare?

Vi diamo il nostro modestissimo contributo pubblicando qui sotto i video delle due “interviste” che sono oggetto delle specifiche polemiche di questi ultimi giorni.

Per favore, guardatele e fatevi queste domande:

1. Le cose dette da questi “sovversivi” che, secondo i migliori mètre à penser del Paese minano alle radici la credibilità delle istituzioni, sono così tanto assurde e criminali?

2. E il solo essersi permessi di dirle è così inaccettabile da parte di due persone che lavorano alle dipendenze di un datore di lavoro che non li aiuta per niente e, anzi, li tratta da nemici?
3. E non c’è qualcosa di “malato” nel continuare a pretendere un silenzio sostanzialmente autolesionista da costoro, senza adoperarsi in alcun modo perché a questo silenzio siano incoraggiati da una qualche forma di tregua da parte dei loro aggressori?
4. E si può deplorare la solidarietà che, non richiesta, viene data loro da una folla di cittadini qualunque, senza bandiere e tessere, se continua a rimanere vistosamente assente la solidarietà che dovrebbe venire loro dalle istituzioni in genere e dagli organismi rappresentativi dell’ordine professionale al quale appartengono, che anzi contribuiscono all’isolamento?
5. E secondo quale itinerario logico si afferma disinvoltamente che la solidarietà della gente questi magistrati se la sono cercata, se manca qualsiasi atto o fatto che consenta un’affermazione del genere? E che senso ha dire che a quella solidarietà non si sono sottratti? Cosa dovrebbero fare, scendere in piazza e minacciare la gente, intimandogli di andarsene a casa?

Questi quesiti sono importanti per noi che facciamo il blog non tanto perché riguardano nostri colleghi (dopo tutto, purtroppo, troppo pochi colleghi), ma perché crediamo siano importanti per tutti i cittadini di questo Paese, dato che le risposte da dare a essi definiscono lo stato in cui versa oggi quella che tanti credono sia una democrazia, ma che forse non lo è tanto.

Tutto questo non toglie ovviamente che, se il Consiglio Superiore della Magistratura troverà nelle condotte dei magistrati in questione motivi di censura, certamente li punirà e del tutto legittimamente. Nessuno pensa di creare salvacondotti in favore di questi magistrati e loro non ne chiedono e non ne vogliono: Clementina Forleo ha detto espressamente nella sua intervista non solo di non avere nulla da obiettare contro le ispezioni, ma anzi di volerne anche altre, quando gli interessi in gioco sono quelli di persone qualunque e non solo quando sono coinvolti i potenti.

Ma punire (se, allo stato per mera ipotesi, ne fosse il caso) è cosa del tutto diversa da insultare, isolare, intimidire, cacciare.

E nei paesi che della civiltà applicano sia il lato A che il lato B, finché non ci sono prove di responsabilità a loro carico e anche quando (come tanti colleghi dicono ancora oggi per giustificare la loro "neutralità") "non si sa come stanno le cose", la regola nei confronti dei magistrati è: "lasciarli lavorare". In alcuni paesi di civiltà esagerata, addirittura "aiutarli a lavorare ancora meglio".

Chissà perché non riusciamo a stupirci che da noi la presunzione di innocenza per i potenti valga anche dopo le sentenze definitive di condanna (così che in tanti media importanti, anche "di Stato", condannati eccellenti per fatti anche gravissimi o dichiarati colpevoli di reati prescritti vengono accolti con deferenza e ossequio, ironizzando sulle sentenze di condanna o "vendendo" per assoluzioni le declaratorie di prescrizione) e, invece, per i magistrati "troppo zelanti" la presunzione di innocenza non esista, così che del tutto imprecisate responsabilità di Luigi De Magistris e di Clementina Forleo vengono date per scontate da politici e giornalisti al seguito, che neppure si sforzano di indicare almeno dei fatti nei quali esse si sostanzierebbero.

Qui non è in discussione solo la possibilità di questi magistrati di fare il loro lavoro, ma la possibilità in assoluto che un tale lavoro possa essere fatto in questo Paese .
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(sul punto, illuminante l’intervista del Procuratore Aggiunto di Torino Bruno Tinti, pubblicata nel nostro blog :
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NOI STIAMO DALLA PARTE DELLA GENTE ONESTA.. CHI SI VENDE, NO
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Appello per la Giustizia - Per De Magistris
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