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domenica 18 maggio 2008

NON ACCETTIAMO IPOCRISIE..

Se non ci fosse lui.. l'Antonio nazionale.. che "opposizione" avremmo..?

OMAGGIO A DI PIETRO :




Dovremmo forse affidarci a quella sorta di "opposizione" che si esprime nelle ipocrisie, nella praxi e nei rituali mafiosi dei "padrini" politici/affaristi toscani..?

No, grazie. Meglio morti che venduti..


Grazie Di Pietro.. Vieni a darci una mano anche in Toscana : per far riacquistare dignità a questa regione - definita "felix" dal gruppo politico più longevo d'Italia..

Già, Felix: come un gatto da laboratorio sul quale da decenni si sperimenta un'aberrante pseudocultura democratica..

Antonio, continua così..

Dal sito web di Antonio Di Pietro :

17 Maggio 2008

Ballarò

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Lo scorso 13 maggio sono stato ospite di Giovanni Floris alla trasmissione Ballarò. Pubblico alcuni miei interventi su immigrazione e sicurezza, l'abolizione dell'ICI e lotta all'evasione fiscale, argomenti sui quali questo governo non ha alcuna credibilità e sui quali beneficierà del buon lavoro svolto nel breve tempo del governo Prodi.
(Antonio Di Pietro)


16 Maggio 2008

11 - Padania ladrona

Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Padania ladrona'" (pag.289).

"I seguaci di Bossi hanno un problema: la Popolare Credieuronord, una piccola banca creata nel dicembre 2000 per "ritrovare i valori tipici della credibilità e della collaborazione del Nord". A finanziarla, dopo una campagna a tappeto nelle sezioni del partito, è stato il popolo leghista. Ma già nel 2003 la banca del Carroccio è a un passo dal fallimento. Il bilancio si chiude con 8 milioni di euro di perdite e 12 di sofferenze su 47 impieghi. Un brutto guaio, soprattutto perchè l'azienda è nata e cresciuta come una tasca della politica. Nel consiglio di amministrazione siedono i sottosegretari leghisti Maurizio Balocchi (Interno), Alberto Brambilla (Welfare), Stefano Stefani (Attività produttive), ma anche il deputato varesino Giancarlo Giorgietti, pupillo di Bossi e presidente della commissione Bilancio alla Camera. Insomma, se scattasse la bancarotta, sarebbe un duro colpo per il Carroccio. E se poi partono le inchieste giudiziarie, la situazione potrebbe ancor più aggravarsi. Attraverso la Credieuronord sono stati infatti riciclati 13 milioni di euro provenienti da una gigantesca truffa organizzata dai proprietari della - un tempo mitica - Radio 101 e da una commercialista, Carmen Gocini, ai danni di alcune procedure fallimentari del Tribunale milanese. Miliardi rubati e poi, come sosterrà la Procura di Milano, ripuliti grazie alla complicità dei vertici operativi della banca. Operazioni analoghe sono state condotte da vari personaggi legati ai "Cobas del latte", gli allevatori vicinissimi alla Lega che non volevano pagare le multe dell'Unione Europea per aver prodotto latte in eccedenza. Se esplode il bubbone Credieuronord, si fanno male in tanti. Meglio coprire tutto e tentare di metterci una pezza. Il salvatore, per i leghisti, si chiama Fiorani.
Con lui il Carroccio ha legami antichi: la scuola leghista di Varese e il prato di Pontida, quello che ogni anno si riempie di bandiere verdi per i comizi del Senatùr, sono stati acquistati con soldi della Popolare di Lodi: per un totale, tra i fidi e finanziamenti, di 10 milioni di euro, più un altro milione proveniente dalla Popolare di Crema (controllata dalla Lodi). tutti soldi ottenuti offrendo in pegno la storica sede milanese del partito di via Bellerio. Operazioni regolari, ma sintomatiche di un rapporto preferenziale, che ora viene sfruttato a fondo per evitare il crac di Credieuronord. Fiorani riesce a tenere in piedi la banchetta con una complicata operazione finanziaria. In cambio, ottiene la retromarcia della Lega sul governatore. Il 3 febbraio 2005 Maroni comunica ufficialmente che la Lega non mette più in discussione il mandato a vita di Fazio. E' la tomba della legge sul risparmio.
Sarà Fiorani, davanti ai pm milanesi, a raccontare anche questo patto con la Lega: salvataggio della banca in cambio del salvataggio del governatore."
(Antonio Di Pietro)


15 Maggio 2008

Non vogliamo ipocrisia

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Riporto il video dell'intervista rilasciata a RepubblicaTv, oggi 15 maggio 2008, dove rispondo alle domande degli spettatori.
(Postato da Antonio Di Pietro in )


La parzialità dell'Agcom

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Contro Travaglio ed Anno Zero si manovra per non disturbare il manovratore. L’istruttoria avviata dall’ Agcom (quanto mai tempestiva) è solo l’ultimo tentativo per fermare chi ha ancora il coraggio di raccontare i fatti ,anche se sgraditi alla casta dei politici. Insomma verrebbe da dire: colpirne uno per addormentare la coscienza critica di cento.

Ancora non è chiaro quali sarebbero i capi d’imputazione per Travaglio, visto che ha solo raccontato fatti già noti e per i quali non si era levata alcuna indignazione. Episodi su cui molti cittadini, grazie all’informazione che hanno ricevuto, possono ora farsi un’opinione e giudicare liberamente.

L’Autority delle comunicazioni farebbe bene a spiegare come mai, solo in questa occasione, ha così prontamente e mirabilmente vigilato, mentre in tante altre occasioni è parsa “disattenta” tanto che a vigilare ci hanno dovuto pensare altri.
(Antonio Di Pietro)


14 Maggio 2008

IdV: unica opposizione

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Pubblico il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell’Italia dei Valori per la fiducia al Governo, fiducia che non è stata data. Il mio discorso ha reso palese un fatto importante: esiste un’unica opposizione, quella dell’Italia dei Valori.

Antonio Di Pietro: Vorrei dirle con il sorriso sulle labbra, signor Presidente del Consiglio, che mai avrei immaginato, di trovarmi per la seconda volta a dare un giudizio sul suo Governo. La prima volta mi è capitato quando mi ha offerto di fare il Ministro dell'interno e non ho abboccato. Poi se l'è scordato, perché lei è abituato a dimenticare, quando le cose non le fanno piacere
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Una voce dai banchi del gruppo Italia dei Valori: «Lasciate parlare!»).

Gianfranco Fini: Prego di non interrompere. Lasciate esprimere all'onorevole Di Pietro la sua opinione.

Antonio Di Pietro: Quindi, signor Presidente del Consiglio, lasci che anche oggi - con il sorriso sulle labbra, ma sempre a testa alta - le diciamo: «noi no, noi dell'Italia dei Valori non abbocchiamo!» Noi dell'Italia dei Valori non intendiamo cadere nella tela del ragno che lei, ancora una volta, sta tentando di costruire con pacche sulle spalle, come ha detto lei: «volemose bene, va' che ce la famo». Lo dica agli altri, non lo dica a noi dell'Italia dei Valori! Infatti, noi dell'Italia dei Valori abbiamo memoria e soprattutto non intendiamo perdere la memoria.
Noi conosciamo la sua storia personale e politica e conosciamo bene anche la sua storia...
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire e prego ancora i colleghi di non interrompere gli oratori.

Antonio Di Pietro: E soprattutto conosciamo bene la sua storia personale e giudiziaria e quella dei tanti...
(Vivi Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Antonio Di Pietro: Signor Presidente della Camera, darmi la possibilità di parlare è un suo compito.

Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest'Aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti...

Antonio Di Pietro: Solo quando riguarda me, però.

Gianfranco Fini: Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice
(Applausi dei deputati dei gruppo Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...

Gianfranco Fini: .. fermo restando che ho già invitato la parte destra dell'emiciclo a non interromperla. Prego, onorevole Di Pietro, continui.

Antonio Di Pietro: Ha ragione signor Presidente della Camera, dipende da quello che si dice: non bisogna disturbare il manovratore!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Ma noi dell'Italia dei Valori conosciamo la storia anche dei suoi tanti dipendenti e sodali che si è portato in Parlamento con sé a titolo di ringraziamento per i favori e le omertà di cui si sono resi complici. Noi dell'Italia dei Valori conosciamo bene le sue bugie e la sua capacità di distorcere la verità dei fatti.

Antonio Di Pietro: Soprattutto conosciamo bene la tela sul controllo dell'informazione e sul sistema di disinformazione che ha messo in piedi (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico). Soprattutto conosciamo la disinformazione che ha posto e ha fatto porre in essere per far credere che la colpa dei mali dell'Italia non sarebbe di chi li ha commessi ma di chi li ha scoperti.
Lei ha mentito a ripetizione nel corso della sua carriera politica e da ultimo ha fatto credere agli italiani di aver lasciato l'ultima volta il Governo con i conti in ordine, mentre invece ha truccato le carte fin quando l'Unione europea non l'ha scoperto e sanzionato, e quel povero Prodi si è dovuto far carico di far quadrare i conti e ne ha pagato le conseguenze (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà).
Lei, signor Presidente del Consiglio, spesso - ed ancora ieri - ha detto di ringraziare e apprezzare il lavoro dei giudici. Ma va! È un falso storico, signor Presidente: lei odia i giudici indipendenti che fanno il loro dovere, a lei quei giudici fanno orrore! Lei vuole solo una giustizia forte con i deboli e debole con i forti!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà)
Lei vuole solo una giustizia che fa comodo a lei, una giustizia a suo uso e consumo, e quando non le basta si fa le leggi apposta per fare in modo che la giustizia funzioni come dice lei.
Lei è in conflitto di interesse con se stesso e nulla vuole fare per risolverlo. Così ancora oggi nessuno di noi può sapere, quando decide qualcosa, se lo fa per sé o per gli altri, e quali altri poi. Lei non ci ha detto ieri come intende risolvere il conflitto di interesse, anzi ce lo ha detto con il suo silenzio: non intende risolverlo.
Lei ieri ha descritto un Paese di sogni e di balocchi, in un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutti: nord e sud, poveri e ricchi, imprenditori, lavoratori e parti sociali deboli, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori. Insomma, ha fatto solo un discorso furbo per cercare di imbavagliare l'opposizione. Ma noi non abbocchiamo.
Lei dice di volere il dialogo...

Antonio Di Pietro: ... ma noi crediamo che lei voglia un dialogo ad una voce sola: la sua. E chi non la pensa come lei è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista; insomma un disturbatore da isolare e condannare.
Lei dice di volere una giustizia che funzioni, lo ha ripetuto anche in questi giorni. Ma come può funzionare - di grazia - una giustizia con le leggi ad personam che si è fatto fare nella scorsa legislatura? Come può funzionare un libero mercato, che lei dice di volere, quando ci sono falsificatori di bilanci - che lei conosce molto bene, a lei molto vicini - che grazie alle leggi fatte fare da lei e dal suo Governo oggi possono stare ancora liberi in giro per l'Italia?
Lei dice che vuole combattere l'evasione fiscale, ma intanto ogni giorno se ne inventa una, nel corso del processo che la riguarda a Milano, per ritardare i tempi della giustizia che la riguarda.
Lei dice che vuole combattere la criminalità organizzata, ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull'evasione fiscale, sul falso in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente tra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate. Se lo ricordi questo leitmotiv, perché lo sentirà per tutta la legislatura
(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono tutte questioni chiave su cui lei si è ben guardato dal prendere posizione.Certo, lei ha più volte teso la mano all'opposizione, a quell'opposizione che pensa di ingraziarsi ammiccando un po' di più. Io non credo che il Partito Democratico, che è un partito che ha la sua storia, ha un suo passato, cadrà nel trabocchetto, né ci cadremo noi dell'Italia dei Valori.
Noi crediamo che fare opposizione vuol dire innanzitutto riscrivere la verità rispetto alle disinformazioni che lei ha portato avanti in questi anni nel nostro Paese. L'opposizione ideale che vuole lei è quella di un'opposizione morbida che non denuncia, non alza i toni, non fa battaglie anche dure per il rispetto delle regole democratiche, insomma un'opposizione di Governo. Noi questa opposizione non la faremo, né crediamo che la faranno gli amici del Partito Democratico, perché una cosa è ascoltarla, un'altra è venirle appresso.
Insomma, sappia signor Presidente del Consiglio che da oggi esiste ed esisterà un'opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche, ma anche di proposte costruttive, che è quella dell'Italia dei Valori.

Antonio Di Pietro: Un'opposizione che avrà anche il coraggio e il dovere, allorché lei dovesse fare un provvedimento negli interessi dei cittadini, di votarlo, ma mai di scambiare la sua politica come una politica nell'interesse della collettività. Noi crediamo che lei abbia fatto e si sia messo a fare politica per i suoi interessi personali e giudiziari (Proteste dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Una voce dai banchi del gruppo Popolo della Libertà: «Vergogna!»); è questa la verità che non ci toglie nessuno. Noi non le diamo la fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo del Partito Democratico - Commenti di deputati del Popolo della Libertà)!
(Antonio Di Pietro)


13 Maggio 2008

Il discorso di Silvio Berlusconi

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Il discorso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al Parlamento per chiedere la fiducia al suo Governo – in puro stile “papista” e pseudobuonista - ricorda tanto la favola del ragno che invita la mosca nella propria ragnatela. Non so se il partito democratico farà l’allocco e ci cadrà ma certamente non lo faremo noi dell’Italia dei Valori.
Egli ha descritto il paese da sogni e di balocchi che vorrebbe ma non ha indicato come fare per realizzarlo. Il suo discorso – pieno di “ma anche” è apparso solo un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutto ed il contrario di tutto, nella speranza di ingraziarsi maggioranza e opposizione, Nord e Sud, lavoratori e datori di lavoro, imprenditori e sindacati, parti sociali deboli e poteri forti, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori.

Dice di volere il dialogo ma ad una voce sola: la sua! E chi non la pensa come lui “peste lo colga”: è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista, insomma un disturbatore del manovratore da isolare e condannare.

Per rendersene conto basta rileggere il suo discorso, pieno non di proposte di governo ma di “eclatanti omissioni” su questioni chiave, come il rilancio della lotta all’evasione fiscale, la funzionalità della giustizia, la trasparenza dei mercati, la pluralità dell’informazione, la lotta alla “Casta”, gli sprechi nella pubblica amministrazione, la lentezza e la farraginosità della burocrazia, la questione della Rai come servizio pubblico, la scandalosa vicenda Europa/-Rete4 ed il connesso rispetto delle Direttive e delle sentenze degli organismi di controllo.

Nel suo discorso, Berlusconi ha posto l’accento sul verbo “crescere”. Avrebbe dovuto usare il verbo “cambiare”. Senza un cambiamento la crescita non potrà avvenire. Il verbo giusto è cambiare.
Per ripartire bisogna eliminare alla radice le cause che in questo momento bloccano il Paese. Tra queste la mancanza di una libera informazione, la diffusione della criminalità organizzata, la non certezza della pena.
Economia e etica sono due facce della stessa medaglia. Una forte economia non può prescindere dall’”etica dei comportamenti” e questo non è il caso dell’Italia con leggi ad personam e condannati eletti in Parlamento su precisa scelta del leader del PDL.

Un Paese che voglia attrarre investimenti dall’estero non può permettersi ombre su chi ha primarie responsabilità nel sistema bancario come è il caso di Cesare Geronzi.
La libera informazione è alla base della democrazia. La recente sentenza della Corte di Giustizia europea impone che Rete 4, di proprietà del presidente del Consiglio, ceda le sue frequenze a Europa 7, in caso contrario i cittadini italiani pagheranno, con effetto retroattivo dal primo gennaio 2006, tutti i giorni 300.000 euro di multa. L’Alitalia costa ai contribuenti più di un milione di euro al giorno grazie alla mancata fusione con Air France dovuta al PDL. Di fronte a un debito pubblico di circa 1630 miliardi di euro con interessi annui di 70 miliardi di euro pagati dallo Stato, Rete 4 e Alitalia possono sembrare sciocchezze, ma sono un chiaro segnale di chi fatica a distinguere gli interessi privati da quelli pubblici.
Berlusconi dice di voler rivalutare la casa come bene primario. Ma per dare concretezza a questi obiettivi bisognerà rivedere i rapporti tra istituti di credito e cittadini, decine di migliaia di famiglie stanno perdendo la casa per l’impossibilità di pagare il mutuo.
Egli dice che vuole una giustizia che funzioni ma non dice che bisogna cancellare le leggi vergogna che hanno accorciato i tempi di prescrizione rendendo quasi impossibile ogni condanna.

Egli dice che vuole servizi efficienti accompagnati a una diminuzione dei costi dello Stato. Chi non li vorrebbe? Non ho però sentito quali in concreto sono le misure che consentirebbero questi obiettivi. Ad esempio l’abolizione delle Province, l’accorpamento delle Province, l’abolizione delle Comunità montane, l’allineamento dei compensi parlamentari al resto d’Europa, un utilizzo produttivo e controllato dei miliardi di euro di finanziamento della Comunità Europea, una rivisitazione complete e concreta della legge sui finanziamenti pubblici ai partiti ed ai cosiddetti giornali di partito.
Il federalismo fiscale della Lega può conciliarsi con i 15 miliardi di euro per lo Stretto di Messina?
Con le centinaia di migliaia di dipendenti pubblici e para pubblici del nostro Meridione? Il Sud non può sopravvivere se le risorse fiscali rimarranno nel Nord. Tutti sanno che il federalismo fiscale senza una reale autonomia economica del Sud è solo fumo negli occhi e che il Sud, fino a quando non sarà affrancato dalla criminalità organizzata, non potrà essere autonomo. Ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull’evasione fiscale, sui falsi in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente fra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate, tutte questioni-chiave di cui il Presidente del Consiglio si è ben guardato dal prendere posizione.
Egli ha più volte teso la mano all’opposizione, ha chiesto e offerto collaborazione, alla condizione, ovviamente, che non venga alterato lo status quo sull’informazione e sulla giustizia.
L’opposizione ideale per Silvio Berlusconi è un’opposizione morbida che non denunci, non alzi i toni, non faccia battaglie, anche dure, per il rispetto delle regole democratiche. Insomma una “opposizione di Governo”.

Ripeto, non so cosa voglia fare e come voglia comportarsi il Partito democratico di Veltroni. Da oggi, però, deve essere chiaro che esiste ed esisterà una opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche ma anche di proposte costruttive, che è quella dell’Italia dei Valori.
(Antonio Di Pietro)


Il silenzio dei magistrati

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Bavaglio all'informazione e bavaglio alla giustizia sono questi i primi fatti tangibili del governo del centrodestra a cui fa sponda un tacito consenso di questa finta opposizione.
Oggi Clementina Forleo verrà "cacciata" da Milano, non potrà più esercitare in quella città. Le parole di oggi di Silvio Berlusconi secondo cui "il rispetto va ai magistrati che compiono in silenzio il proprio dovere" trovano da subito effettivo riscontro. Lascio, come altre volte ho fatto, all’articolo di Marco Travaglio “Colpirne una…” de l’Unità, che condivido completamente, il commento a questa vicenda:

"Se il plenum del Csm confermerà l’indicazione data ieri dalla Commissione competente, Clementina Forleo sarà cacciata da Milano per “incompatibilità ambientale”. Il suo peccato mortale, come tutti han capito fin troppo bene, è stato quello di mettere nero su bianco i nomi dei parlamentari intercettati durante le scalate di Antonveneta, Rcs e Bnl e chiedere al Parlamento l’autorizzazione a usare le loro telefonate. Non potendo dichiarare ufficialmente che andava punita per questo, a perenne ammonimento per tutti gli altri magistrati che osassero fare altrettanto, insomma a futura memoria, la commissione ha deciso di cacciarla perché avrebbe cattivi rapporti con i cancellieri del tribunale (testuale); perché avrebbe turbato l’opinione pubblica con denunce infondate (e pazienza se poi si son rivelate fondatissime), perché avrebbe detto a un convegno cose che non ha mai detto, e perché avrebbe chiesto a un pm notizie di un provvedimento interdittivo che la Procura le aveva preannunciato dicendole di tenersi pronta. Insomma, incolpazioni inventate o faccenduole che sono normale routine in un ufficio giudiziario. Alla fine, in questo mondo alla rovescia, il topolino ha partorito la montagna: una sanzione mostruosa, che sarebbe apparsa sproporzionata anche se gli addebiti mossi alla Forleo fossero stati fondati. Clementina Forleo non potrà più fare il giudice a Milano e dovrà emigrare altrove con quel che resta della sua famiglia già falcidiata da lutti, minacce e attacchi. Il voto è stato tutt’altro che unanime, a riprova del fatto la sanzione non era affatto obbligata. Per il trasferimento han votato i membri laici, cioè politici: la comunista Vacca (che aveva anticipato il giudizio prim’ancora che iniziasse il procedimento, ma non ha sentito neppure il dovere di astenersi: bella garanzia di “terzietà”) e Anedda di An; e poi il togato di Unicost, Roia. Contro, ha votato il presidente della commissione, Patrono di MI. I due di Md, pilatescamente, si sono astenuti: se avessero votato contro sarebbe finita 3 a 3. E la manovra sarebbe fallita. Una manovra che, molto probabilmente, è illegittima. L’ordinamento giudiziario Castelli-Mastella vieta trasferimenti d’ufficio dei magistrati per fatti che implichino comportamenti colpevoli: l’incompatibilità può derivare solo da fatti incolpevoli, per esempio da parentele con altri giudici o con imputati dello stesso distretto. Ma qui le condotte contestate alla Forleo, se dimostrate, implicano che lei sia colpevole. Dunque andavano esaminate in sede disciplinare, con una procedura molto più garantista. Ma si temeva di non riuscire a punirla nemmeno sul fronte disciplinare: perché, per una dimenticanza degli analfabeti che hanno approvato la Castelli-Mastella, nella lista degli illeciti disciplinari non figurano le esternazioni. E qui proprio di esternazioni si tratta. Dunque, sapendo che in sede disciplinare non c’era trippa per gatti, si sono usate condotte ipoteticamente colpevoli per dichiarare l’incompatibilità. Il risultato è a metà fra l’inquietante e l’esilarante: se qualcuno ritiene che la Forleo sia una pazza furiosa che litiga con tutti e lancia allarmi infondati, che senso ha spostarla da Milano a Roma o a Vipiteno? Il fatto è che anche la manovra per farla apparire pazza è fallita: tutti conoscono la sua preparazione giuridica, la sua laboriosità, il suo carattere. Come diceva Montanelli, “tutte le persone di carattere hanno un pessimo carattere”. Ma che c’entra il carattere con la capacità di un giudice? Patrono ha votato contro il trasferimento anche perché, per la nuova legge, la Forleo è “scaduta” come gip avendo esercitato l’incarico da più di 10 anni e, al pari di centinaia di gip, dovrà passare al tribunale. Bastava aspettare qualche mese (in attesa che il Csm bandisse quei posti) e il nodo si sarebbe sciolto da sé. Ma qui bisognava dare una lezione purchessia, a prescindere. La sentenza, richiesta a gran voce dai politici di destra e sinistra, era scritta fin da luglio, quando la gip osò fare il suo dovere anziché voltarsi dall’altra. Calamandrei diceva: “Non temo i giudici corrotti, ma i giudici conformisti”. Questo Csm e questa politica temono i giudici anticonformisti. Colpirne uno (anzi due: c’è pure De Magistris) per educarne diecimila."
(Postato da Antonio Di Pietro in )


12 Maggio 2008

Informazione oscurata

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E' proprio vero: la lingua batte dove il dente duole!

Gli attacchi che sta subendo il giornalista Marco Travaglio solo per aver raccontato la cronaca di fatti veri ed accaduti e che riguardano nientemeno la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Schifani, dimostrano che, come al solito, quando si tratta di difendere la Casta, i vari esponenti di partito di destra e di sinistra fanno quadrato e diventano un tutt’uno (come accadde ai tempi dell’indulto).

Allora mi domando e domando: ma un giornalista che rivela circostanze sconosciute alla maggioranza dei cittadini adempie al proprio dovere di cronaca e di critica o no? Se Schifani risulta essere stato socio di persone di malaffare, allora il presidente del Senato, proprio per l'alta carica che ricopre ne spieghi le ragioni o contesti i fatti. E' un suo dovere morale.

Ed ancora mi domando e domando, questa volta ai tanti benpensanti del Partito Democratico: ma sapete chi sono i condannati per mafia Nino Mandalà e Benny D’Agostino? E sapete cosa vuol dire essere stati soci con costoro ai tempi d’oro della mafia, come lo fu Schifani? Ed allora, che male c’e’ se un giornalista indipendente pone delle domande trasparenti ed altrettanto trasparentemente informa l’opinione pubblica?

Che senso ha attaccare Travaglio per aver solo detto ciò che è vero? Invece di prendersela con lui non sarebbe meglio prendere spunto da questo fatto per impostare una campagna di informazione capillare e veritiera su chi sta al Parlamento, al Governo o nelle altra istituzioni controllate dalla politica? Oppure il silenzio è dovuto al fatto che anche tra le file del centrosinistra ci sono alcune posizioni imbarazzanti per cui è meglio far finta di niente e schierarsi con l’avversario nella speranza che un giorno il favore possa tornare?
(Antonio Di Pietro)


Zappiamo Forbice

passaparola

V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera:

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sabato 17 maggio 2008

PASSAPAROLA... Il CSM non cadrà : è già caduto..

passaparola


Caso Forleo. Né si né no: ni!

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)



dal blog Toghe : http://toghe.blogspot.com/2008/05/caso-forleo-n-si-n-no-ni.html


Oggettivamente e al di là dei fatti e delle intenzioni dei protagonisti, non c’è dubbio che molti percepiscono le sanzioni proposte per Clementina Forleo da parte del C.S.M. (così come quella per Luigi De Magistris) come una ingiustizia.

Alcuni addirittura le interpretano come un atto di “disponibilità” della magistratura verso il potere.

Oggi, sulla mailing list di una corrente della magistratura un avvocato ha scritto che «Forleo e de Magistris in questo contesto sono le vittime sacrificali che anche la Magistratura ha voluto “donare” [al potere] in cambio di tranquillità».

In un bellissimo articolo di questo blog Silvio Leotta ha parlato de “La preoccupante alleanza fra magistratura e politica”.

Con riferimento al “caso Forleo”, ieri si è verificata una cosa bizzarra.

Nella votazione alla Prima Commissione del C.S.M. NON si è astenuta la prof. Letizia Vacca, quella che all’avvio della pratica ne aveva anticipato a reti unificate l’esito con parole decisamente inadeguate al suo ruolo e grandemente disdicevoli (sul punto mi permetto di rinviare al mio articolo “Clementina Forleo e tutti noi avremmo diritto a un ‘giudice’ imparziale”).

E si sono astenuti, invece, i Consiglieri Livio Pepino (di Magistratura Democratica) e Mario Fresa (del Movimento per la Giustizia).

Vi devo confessare che io questa cosa delle “astensioni” dei Consiglieri del C.S.M. non l’ho mai mandata giù.


In molte (troppe) occasioni questo o quel Consigliere del C.S.M. “si astiene”.

Ma badate, non si astiene, come sarebbe normale, perché la pratica interessa un suo parente o un suo compagno di corrente (che, anzi, per i compagni di corrente non ci si astiene proprio), ma si astiene nel senso che “non vota né si né no”.

Il che è davvero bizzarro.


Quello che ho capito io è che quando mi viene affidato un ufficio pubblico e mi danno lo stipendio per questo lavoro, esercitare l’ufficio è un mio dovere e non una “possibilità”.

L’astensione, dunque, è un istituto a tutela dell’ufficio e non del suo titolare.

La legge organizza alcuni organi amministrativi in forma collegiale perché vuole che le decisioni vengano adottate da più persone insieme.


Se uno non vota, si sottrae a una responsabilità e priva – in concreto – la decisione del suo contributo.

In definitiva, a me pare che ci si dovrebbe astenere solo perché si è in una qualche forma di conflitto di interessi o perché, come accaduto per la prof. Vacca, si è persa e fatta perdere credibilità e dignità alla istituzione, dimostrando prevenzione e mancanza di serenità nel giudizio.

Negli altri casi votare dovrebbe essere un dovere e astenersi una sottrazione a un dovere e a una responsabilità.

Tornando al “caso Forleo”, è grandemente imbarazzante che ieri i Consiglieri appartenenti alle due correnti cosiddette (ma ormai abbiamo scritto qui in tutte le lingue che questa distinzione è ridotta a una truffa) “progressiste” (Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia) abbiano “deciso di non decidere” (per il momento) su un caso tanto delicato come quello di Clementina Forleo.

Si doveva trattare di una decisione non politica, ma tecnica. O no?

La rappresentazione che se ne è data è che si agisce contro la Forleo non perchè ha fatto arrabbiare Massimo D’Alema, ma perchè ha creato una situazione oggettivamente insostenibile di incompatibilità “incolpevole” (perchè l’art. 2 si puoi “usare” solo se la cosa è incolpevole).

Dunque, o i presupposti per il trasferimento c'erano o no. Che spazio c’era per l’astensione?

Ovviamente, uno spazio c’era e dell’astensione è stata data una giustificazione. I consiglieri astenuti hanno chiesto un approfondimento istruttorio che gli altri Consiglieri hanno respinto.

Loro, allora, si sono astenuti, sostenendo che riproporranno la loro richiesta di approfondimento istruttorio al plenum del C.S.M..


Ma la questione è che, una volta che i Consiglieri votanti hanno votato per escludere l’approfondimento istruttorio e una volta che è chiaro (perché altamente prevedibile sulla base degli “schieramenti sul caso”) che il plenum respingerà la richiesta di approfondimento istruttorio, la partita era ed è realmente e concretamente quella fra votare a favore o votare contro il trasferimento della collega Forleo.

Fermo restando che al plenum tutti i Consiglieri potranno sempre votare come ritengono più opportuno, se ieri i Consiglieri progressisti avessero votato contro il trasferimento di Clementina Forleo la pratica sarebbe andata al plenum con con la proposta di trasferimento, ma con la proposta di trasferimento bocciata in Commissione.


Sono i paradossi della realpolitik.

A volte i Consiglieri cosiddetti progressisti votano delibere illegittime (è accaduto per la nomina di 23 magistrati del Massimario della Corte di Cassazione, annullata dal T.A.R. Lazio con una sentenza che intendo commentare qui nei prossimi giorni e che intanto può leggersi a questo link) e si giustificano (lo ha fatto, nella vicenda del Massimario, il Consigliere Mario Fresa con un resoconto che si può leggere a questo link) dicendo che votare contro la delibera sarebbe stato solo trovarsi in minoranza e perdere e, dunque, meglio votare “il meno peggio”.

Altre volte gli stessi Consiglieri progressisti si consegnano serenamente alla sconfitta certa, per difendere una richiesta istruttoria che è quasi certo che non otterranno.

Sembra che il primo sia realpolitik e il secondo rigore duro e puro.

Ma in realtà sono entrambi realpolitik.

Nel primo caso le correnti progressiste hanno ottenuto un tot numero di loro “soci” al Massimario (salvo vedersi annullare la delibera per eccesso di potere, sviamento di potere, illogicità della motivazione e travisamento dei fatti).


Nel secondo caso le correnti progressiste hanno ottenuto di poter sostenere di non essere responsabili né della proposta di trasferimento né della proposta di non trasferimento di Clementina Forleo.

Perchè mentre la partita – nei fatti e al di là delle intenzioni – rendeva possibile e “politicamente doveroso” solo il voto pro o contro il trasferimento, loro hanno votato per l’istruttoria.

Un tempo si diceva: la fantasia al potere!



P.S. – Resta la speranza che, se il plenum del C.S.M. non concederà l’approfondimento istruttorio, i Consiglieri progressisti, concedendo a Clementina Forleo il beneficio che spetta anche agli imputati (in dubio pro reo), in mancanza delle ulteriori prove, voteranno per il rigetto del trasferimento.





L'intera memoria difensiva di Clementina Forleo si può leggere in questo blog a questo link.

Appello per la Giustizia - Per De Magistris


L'amara denuncia di Carlo Vulpio, dall'inchiesta «Why Not» all'informazione distratta

Mani sporche che soffocano il Sud

Corruzione, mafie, veleni in procura: casi di ordinario marasma

Mani in alto, questa non è una rapina. O forse sì: immaginate un posto dove i carabinieri indagano sui giudici e i giudici, per farsi dare le carte e sapere che cos'abbiano scoperto i carabinieri, una bella mattina mandano i poliziotti in caserma. Coi mitra puntati, le braccia levate e il colpo in canna (Policoro, giugno 2007). Oppure un paesino dove una brutta mattina la terra trema e tutte le case restano in piedi, tutte meno una scuola che ammazza 27 bambini e una maestra, ma guai a dire che questa scuola è crollata perché l'avevano costruita peggio d'un canile: meglio seppellire la verità sotto macerie di retorica («quei piccoli angeli!...») dare tutta la colpa al terremoto, assolvere progettisti e amministratori, infine incassare soldi pubblici per la ricostruzione che, altrimenti, non arriverebbero (San Giuliano, ottobre 2002).

Dove eravate. Fu la prima domanda senza interrogativo che Roberto Saviano ci fece dalla copertina d'un settimanale, quando la sua scandalosa Gomorra stupì tutti. Che Paese è: sarà la domanda con risposta incorporata che ossessiona chi legge Roba Nostra (Il Saggiatore), 254 indignate pagine di Carlo Vulpio, scandalo al sole di Calabria, Basilicata e dintorni criminali. Dov'eravamo quando succedeva tutto questo e che Sud lasceremo, quando il malaffare sarà ovunque: «Nessuno — scrive Marco Travaglio nell'introduzione —, grazie anche a questo libro, potrà più dire di non aver saputo».

Forse Beppe Grillo la fa troppo semplice con la casta stampata ed è un po' provinciale quel suo scappellarsi di fronte a Cnn e Al Jazeera simboli di libertà: non c'è bisogno d'un Pete Dexter per sapere quant'è pericoloso raccontare certi affari di famiglia, a qualunque latitudine, o per capire che la 'ndrangheta somiglia davvero ad Al Qaeda. C'è casta e casta, però. E nonostante tutto sopravvive anche qui un'informazione di nobilissimi paria, cronisti di provincia pagati cinque euro a pezzo, che scarpina nella «Lucky Lucania» e magari non ha spazio su troppi «giornali distratti e distraenti» (virgolettati di Vulpio) e che è pur sempre roba nostra. Giornalisti che ci mettono la firma e ci rimettono la pelle. Ma comunque. Mezzogiorno corrotto = nazione infetta.

Nella provincia di Reggio Calabria, cuore nero del malaffare, in vent'anni sono stati condannati tre tangentari: tre. Nel silenzioso Molise una cattolicissima coppia, lui deputato e lei ginecologa obiettrice di coscienza che faceva gli aborti illegali, per anni ha regnato seminando paura e raccogliendo un nomignolo: Ceausescu. E poi ci sono i soldi truffati all'Unione Europea, i massoni giudici che informano i massoni inquisiti, i potenti di tutti i partiti che intimidiscono, i treni che impiegano sette ore dal Tirreno all'Adriatico, i carabinieri troppo attivi che vengono promossi e spediti in Iraq, i co.co.pro. che devono versare mezzo stipendio ai politici che li raccomandano... Prendete Potenza, «nera, sconosciuta, rassegnata e ripiegata su se stessa».

Le mani sulla città sono un film in bianco e nero, racconta Vulpio: adesso le mani stanno dappertutto. E i Don Rodrigo del Sud non fanno sconti. Lui, inviato del Corriere della Sera, l'ha provato seguendo da vicino due magistrati come Luigi de Magistris e Clementina Forleo. Che hanno indagato giudici e ministri e pure un presidente del Consiglio, intercettato gente che non dovevano, facendo anche qualche errore e sbattendo su fragorosi proscioglimenti. Osando comunque troppo, pagando sempre di più: l'uno col trasferimento, l'altra con un'incredibile sequela di minacce, di disgrazie, di lutti familiari. Tutt'e due, con l'inevitabile strepitus d'insulti e diffamazioni. Giudici che azzannano giudici: «Malati di protagonismo!». Giornalisti che impallinano giornalisti: «Velinari delle Procure!». Affari loro o roba nostra?

Si sa che molte redazioni sono il bordello del pensiero, diceva Kraus, e talvolta anche bordelli veri, chiosava Biagi, dove non sempre si può scrivere quel che si vuole, ma è già tanto se si riesce a non scrivere quel che non si vuole. Vulpio va oltre. E in questo libro, che sta coi pm senza se e senza ma, che ci va duro ad accusare la grande informazione di connivenza o conformismo, riporta anche una conversazione con Paolo Mieli in piena stagione di veleni e di microspie, dopo che una manina aveva passato ai giornali le telefonate private dell'autore: «La cosa più grave, più terribile che possano fare a uno di noi — gli disse il direttore del Corriere — è questa, intercettarlo e metterlo sotto controllo in questo modo. Dopo di che, possono solo sparargli». Why Not? Nella «democratura» del Sud, dittatura travestita da democrazia o viceversa, dice Vulpio che i segreti è meglio condividerli subito. Scrivere ogni cosa è un'assicurazione sulla vita e mica per niente è de Magistris a rinnovarsi la polizza: «Ma tu che credi, che in questi anni non abbia annotato tutto? Ho un diario mio, personale. Per tutelarmi da chi potrebbe farmi fuori fisicamente e professionalmente. Ma anche perché voglio che non si perda la memoria di tutto quello che è accaduto».

...

Francesco Battistini, Il Corriere della Sera, 8 Maggio 2008

giovedì 13 dicembre 2007

l'assoluto relativo.. perché tutto diventi insignificante..

Dal Blog TOGHE (giovedì 13 dicembre 2007)


Nello spirito che caratterizza il libero dibattito che ispira questo blog, pubblichiamo la pungente "provocazione" di Andrea Falcetta, sperando che essa susciti altre "provocazioni" assolutamente necessarie per non chiudere il dibattito nell'asfittica area dell'autoreferenzialità e dei luoghi comuni.


di Andrea Falcetta (Avvocato del Foro di Roma)


Il TG ci informa che l’A.N.M. è ancora viva: dopo l’assordante silenzio dell’ultimo mese sui “casi” Forleo e de Magistris, si fa sentire oggi tramite il suo referente istituzionale, a proposito della vicenda pre-elettorale dell’ennesimo avviso di garanzia a Berlusconi, per dirci che l’indipendenza della magistratura eccetera eccetera.

Complimenti davvero. Non avrei mai pensato che la situazione fosse così tanto grave anche in un corpo separato e autonomo dello Stato quale è la Magistratura. Un passo indietro e, per esemplificare, premetto un copia e incolla virgolettato:


NUMERI DELLA GIUSTIZIA CIVILE


Processi civili pendenti: 3.000.000.


Parti processuali interessate alla loro definizione: 10.000.000 circa di cittadini (una media, approssimata per difetto, di 3 cittadini interessati ad ogni causa)


Tempo medio di durata del solo primo grado nei processi civili: dai 3 ai 7 anni


Strati sociali più colpiti dalla catastrofe della denegata giustizia civile: piccoli imprenditori e artigiani, in quanto:

a) gli strati più deboli della società non dispongono del denaro sufficiente per divenire "utenti" del servizio giustizia (e ciò non solo perché gli Avvocati costano, ma anche e soprattutto perché i vari balzelli imposti dallo Stato sulle diverse fasi del procedimento – tasse di registrazione dei provvedimenti, diritti di cancelleria, marche da bollo eccetera – hanno fatto sì che adire il Magistrato sia diventato un "lusso" per pochi),

b) gli strati più forti della società, disponendo di ingenti capacità finanziarie, possono ricorrere allo strumento dell'arbitrato che, per quanto costoso, assicura dei tempi "ragionevoli" di composizione delle vertenze


Numero di Magistrati impiegati alla definizione dei procedimenti civili e penali in Italia: 7.800 circa (totale organici, compresi i P.M.)


Numero di cause civili per ciascun Magistrato in Italia: 2.500 circa


NUMERI DELLA GIUSTIZIA PENALE


Numero notizie di reato : 5.500.000 (per via del principio astratto della obbligatorietà dell'azione penale)


Numero di detenuti: 70.000 (tra questi, la metà almeno in attesa di giudizio)


Numero di "pentiti": oltre 1.200


Costo della protezione di costoro: dato inquantificabile, si parla di diversi miliardi


Percentuale di "ribaltamento" delle sentenze penali di primo grado: 75%


Percentuale di assoluzione degli imputati in primo grado: 75%


Chiuse le virgolette, riprendo il ragionamento, precisando che quello che ho qui parzialmente trascritto era un documento stilato nel lontanissimo anno 2001 (si, proprio quello di Odissea nello Spazio) dall’ormai disciolta Associazione Italiana Forense, di cui ero all’epoca Vicepresidente nazionale.

A fronte di questi numeri le istituzioni dell’Avvocatura Italiana hanno continuato, dal 2001 ad oggi, a organizzare Convegni con 30 relatori a botta e dieci ascoltatori, ove riempirsi a vicenda di bla bla bla.

Quanto sopra per quanto riguarda l’Avvocatura (ma davvero lo merita il maiuscolo?).


Altro esempio: i TIR, si proprio i TIR.


Autostrade ferme, un intero paese senza più benzina, senza collegamenti, senza derrate alimentari, coltivatori diretti già in crisi costretti a gettare quintali di cibo (forse sarebbe stato meglio regalarlo ai poveri del terzo mondo, ma forse, in realtà, il terzo mondo siamo noi).


Il Governo, su questa questione: legge elettorale.


L’opposizione su questa questione: legge elettorale.


La prova evidente che ormai in Italia, chi comanda, vive chiuso in un Palazzo dall’interno del quale non sente le grida di aiuto provenienti dalla piazza, uno psicologo saprebbe usare qualche definizione assai più evocativa, tipo “sociopatico” o “ psicopatico” o “schizofrenico” o “portatore di altro se” o cose del genere.

Tuttavia loro vivono lì, e noi invece viviamo qui, in due Paesi diversi evidentemente.


Terzo ed ultimo esempio: Forleo e de Magistris.


Da questo blog – che a quanto ho direttamente constatato viene già molto “quotato”, si dice così in gergo : significa che alcuni articoli vengono copiati da altri blog perché chi legge apprezza e desidera che il maggior numero possibile di cittadini possa quotidianamente leggerci a sua volta – emerge con ogni evidenza che ai cittadini e alle toghe non interessa nulla se la Forleo sia un giudice, se sia di sinistra o di destra, se sia un avvocato, se sia un pubblico ministero se sia una donna, se sia un uomo, se sia nera bianca gialla o cos’altro.

Ai cittadini interessa soltanto che la legge sia UGUALE PER TUTTI. Punto.


Da questo blog emerge che il popolo, il cosiddetto “paese reale”, non ne può più delle chiacchiere preconfezionate a fini politici che servono al potente di turno per dare addosso all’avversario di turno, e che nascono solo ed esclusivamente da interessi partigiani di chi comanda o di chi vorrebbe scalzare chi comanda per comandare a sua volta.


Il governo degli avvocati fa convegni e basta, e intanto la giustizia muore da anni.


Il governo degli italiani discute di legge elettorale e intanto chi ha contratto mutui perde la casa, e intanto i negozi di alimentari ed i benzinai sono vuoti, e intanto un intero paese è fermo da anni (anche con il precedente governo e con gli altri prima) e privo delle più elementari garanzie di sicurezza.

Anche l’opposizione discute di legge elettorale, e intanto anche mentre l’attuale opposizione era al governo, negli anni passati, un intero paese era fermo.


Ed ecco la ciliegina sulla torta: con l’odierno comunicato stampa, anche il governo dei magistrati ci dimostra che persino l’indipendenza della magistratura è un valore così tanto “assoluto” da doverlo difendere solo ed esclusivamente se chi attenta a tale valore sia più o meno simpatico.In buona sostanza, si tratta di un “assoluto relativo”.


Fine dei giochi. Il Re è morto, viva il Re si diceva una volta, perché a fronte della scomparsa di una guida già un’altra era pronta per subentrare onde assicurare continuità di governo.

Oggi a tanti simboli scomparsi nulla sembra in grado di subentrare.

Dunque ci associamo rassegnati alle condoglianze, gridando anche noi: il Re è morto: fine dei giochi.

Intanto un Paese intero attende da troppi decenni ormai una Giustizia all’altezza del proprio compito essenziale, che sappia distinguere tra giusti e peccatori, che sappia essere forte con i forti e pietosa con i deboli e non viceversa, che sappia essere dignitosa, veloce, efficiente e, soprattutto, credibile, per cui rassicurante.

Un intero Paese attende ormai da decenni: ma dovrà attendere ancora molto a lungo. Purtroppo.
(Andrea Falcetta, Avvocato del Foro di Roma)

dottfrosini :
l'ITALIA STA AFFONDANDO.. perché sta affondando la speranza.. la fiducia delle persone oneste in un riscatto, in un sussulto di dignità dello Stato.. Le persone oneste sono ancora tante, anche in un Paese come il nostro dove i disonesti proliferano per gemmazione continua.. ma sono ormai preda del disgusto più profondo, perché vedono affondare la DIGNITA' di un intero Paese.. Non c'é una Destra o una Sinistra e neanche un Centro che sono "i responsabili".. è tutta una classe politica che, per decenni, ha solo pensato a se stessa, agli interessi della propria parte (ed in particolare a quelli più volgari e sporchi), e operato per far marcire quella che con molta tristezza vorremmo ancora chiamare Società Civile..
Quale sussulto possono mai avere questi politicanti, pseudo amministratori della cosa pubblica, pseudo "statisti".. che si sono accomodati ben bene sulle poltrone del potere e hanno messo radici.. rendendo esangui e incartapecorite le istituzioni e le amministrazioni di cui hanno preso possesso.. E quale mai notizia può scalfire il circuito mass mediatico di questo potere mefitico.. Appellarsi alla Giustizia..? E quale.. intorno è solo un oceano di disgusto.. Il rischio è però che qualcuno prenda un bastone.. e che l'esempio venga seguito da una moltitudine.. La violenza non è mai stata una soluzione, è vero.. Ma se la pentola viene lasciata troppo a lungo in ebollizione, che cosa possiamo aspettarci di tanto diverso..?


Saluti

Fabrizio Frosini



martedì 11 dicembre 2007

Golpe bianco, ovvero furto di democrazia.. (Oliviero Beha)






Da :


A proposito della Forleo e di D’Alema. E di Latorre. E del C.S.M..

di Oliviero Beha (Giornalista) da BehaBlog del 5 dicembre 2007.

Affido alla rete quello che la rete della informazione stampata e audiovisiva evidentemente non vuole sapere. Se no, dopo che oggi alcuni giornali riportano le parole del Gip Clementina Forleo, appena “scaricata” dal C.S.M. per una sfilza di incompatibilità, la quale interrogata in Procura a Brescia mi cita con nome e (quasi) cognome come destinatario insieme ad Elio Veltri delle confidenze su lei medesima dell’ex giudice ed ex senatore Pci, Ferdinando Imposimato, forse qualcuno mi avrebbe chiesto o permesso di scriverne. Oppure almeno avrebbero provato a sentire la mia minima “campana”. Che suona così. Più volte, prima e dopo l’estate, Imposimato mi ha detto esplicitamente di pesanti influenze sul CSM da parte dei coinvolti dei Ds, il solito trio (adesso del Partito Democratico), e perfino del Quirinale, affinché la Forleo venisse delegittimata.Con la delegittimazione della Forleo, sempre secondo Imposimato evidentemente uomo dotato di perfette capacità divinatorie secondo quel che sta accadendo, ne sarebbe uscita “depotenziata” o addirittura “nebulizzata” l’ ipotesi di reato sulle scalate bancarie concernente sia non parlamentari che appunto parlamentari, i tre Orazi e i tre Curiazi di destra e sinistra.E mai Imposimato me ne ha parlato come fossero sue supposizioni, ma sempre come informazioni ricevute.Questo per quel che mi riguarda, tanto che di ciò in forma chiarissima ho anche scritto una nota per le agenzie di stampa in nome della Lista Civica Nazionale.Per il resto, rilevo con preoccupazione e dolore che mentre la Forleo è fuori gioco l’inchiesta su quel maleodorante intreccio intercettato è ferma (o “sotto controllo”) per tutti i parlamentari, e sfido l’opinione pubblica nella sua stragrande maggioranza a farsi un’idea diversa da quella che ci vogliono comunicare. E cioè: la Forleo sarà pure per bene, ma è una psicolabile e una pasticciona. Questo dunque tinge di inverosimiglianza tutta la faccenda dalemiana e consortiana. E così sembra quasi logico che di come siano e che cosa combinino invece quelli che ci governano e trafficano in banche in odore di reati neppure troppo trascurabili nessuno parli. Il caso D’Alema è diventato insomma il caso Forleo, come volevasi dimostrare e come si tenta di fare con successo per il caso De Magistris in luogo di un’inchiesta da far tremare il Palazzo. Tutto ciò ha un nome: golpe bianco, ovvero furto di democrazia. Se poi qualcuno in questo Paese dovesse svegliarsi, preparatevi e prepariamoci al peggio. Ma se lo saranno, ce lo saremo andati a cercare.
(Pubblicato da "Uguale per tutti" a 22.51 )

Alcuni commenti:

300705 ha detto...
alla base di ogni democrazia vi è la giustizia e la certezza della pena. in Italia no, la giustizia non funziona, perchè il potere non vuole indagini su se stesso, e allora emana leggi che impediscono alla giustizia di funzionare.a mio parere questo è il problema: non destra o sinistra, ma verità e giustizia.f colombo
6 dicembre 2007 4.38

Francesca :
Leggete anche questo.http://qn.quotidiano.net/2007/12/05/50771-stiamo.shtmlQuand'e' che la finiremo?L'avv. Falcetta come me e' risucchiato dal blog, forse perche' come me non vuole rassegnarsi che vada a finire come se la sono pensata i soloni.Non e' possibile che possa terminare in questo modo, che nessuno parli, che si coprano l'un l'altro, i vecchi come quelli che ci spacciano per nuovi, tutti complici di un sdisegno criminoso di cui godono gli effetti sempre e solo gli stessi, mentre a pagarne e' il Paese.Non voglio piu' leggere Repubblica, che si e' schierata tanto volgarmente contro la Forleo ( so anche di altri stop a giornalisti vecchio stampo che avevano scovato malefatte di amiconi di D'Alema...), ma come la mettiamo con l'indecente carteggio di ministri vecchi e nuovi di questa Repubblica da primo tempo che non termina mai?No, non voglio ingoiare anche questo!
6 dicembre 2007 17.03

Cinzia :
Voglio ringraziare Francesca, se non ci fossi tu, mi sfuggirebbero molte cose interessanti da leggere; come questa che ho trovato dopo aver letto l’articolo che consigliavi!
http://qn.quotidiano.net/2007/12/05/50802-ecco_cosa_disse_forleo.shtml Se ancora non vi è capitato di farlo, a questo link potete leggere qualche stralcio dell'audizione di Forleo in commissione CSM. E' vergognoso come l'hanno trattata, con l'atteggiamento di chi ha a che fare con una psicolabile, confusa e anche un po' cretina. Già condannata da un comportamento preconcetto. Quel signore poi (e scusatemi, ma non credo di dovergli alcun titolo), tale Anedda che arriva a fare battute su... cavalli portati al pascolo(!), interrompendola, mentre espone i fatti e l’altra, la Vacca, che ammicca verbalmente con lui, come a dire: lasciamola parlare, vediamo dove vuole arrivare; il tutto con “l’accusata” che non capisce, o forse perché donna di stile, finge di non capire, datosi che l’interruzione del tale Anedda non era solo superflua, ma anche tendenziosa.Questo è solo uno stralcio, posso immaginare il resto! Non è tollerabile in alcun modo una cosa del genere!!!Che si può fare, voi che siete uomini e donne di legge e di buona volontà, fatemi capire se c’è una via di opposizione legale che la gip può portare avanti o se la decisione del CSM è ultima e insindacabile. Grazie
6 dicembre 2007 19.41

Andrea Falcetta :
Cara Francesca condividiamo lo stesso stato d'animo evidentemente, non soltanto io e Lei ma, credo, quasi tutti i partecipanti a questo blog.Io però a differenza di Lei non condivido la rassegnazione : non sono affatto sicuro che il caso "Forleo" possa finire come hanno pensato i soloni.Vede, una volta per fare delle cose scorrette ci si affidava comunque a qualcuno che avesse la competenza tecnica necessaria e sufficiente a far si che il tutto apparisse, agli occhi della pubblica opinione, coperto da una patina di legalità almeno formale.Qui noi abbiamo una Commissione del Supremo Organo di Autogoverno dei Giudici che motiva assumendo quale presupposto di un'azione disciplinare un fatto del quale non esiste la prova, ovvero, e come ho già scritto, l'asserita insussistenza dei reati denunziati dalla Forleo.In gioventù (molto prima di raggiungere i 44 anni che ho adesso) ho combattuto molte battaglie, con quella strana affascinante ed anche controversa formazione politica che era il partito Radicale di quei tempi, sul piano tecnico : si prende un provvedimento lo si analizza lo si spiega e se ne mostrano pubblicamente le irragionevolezze.Poi si chiede, pubblicamente, a chi quel provvedimento lo ha scritto, di spiegare a tutti cosa significhi : non c'è sconfessione più efficace di quella che deriva dal silenzio imbarazzato di chi non sa spiegarsi, soprattutto se ha detto una fesseria e si accorge che non la beviamo.Chiedo alla Dr.ssa Vacca di spiegarmi cosa si intenda dire affermando che le denunzie della Forleo si sono rivelate prive di qualsiasi riscontro.Chiederei, se la conoscessi, alla Dr.ssa Forleo di autodenunciarsi per procurato allarme.E aspetterei insieme a lei che la competente procura della repubblica, concluse le indagini, comunicasse al GIP le proprie determinazioni in ordine all'esercizio dell'azione penale, fermo restando che rinviare a giudizio la Forleo sarebbe un boomerang, perchè si arriverebbe ad una pubblica udienza (e sottolineo pubblica) ove portare testimoni e documenti a riprova dell'asserita falsità delle di lei affermazioni (ma anche, ovviamente, da parte di essa imputata, la prova contrari cui ha diritto per principio costituzionale).Chiederei nel contempo ad altra procura di verificare se assumere quale presupposto dell'azione disciplinare un fatto (la ritenuta insussistenza delle denunzie della Forleo) che non esiste, non possa rilevare sotto il profilo del dolo e, pertanto, concorrere ad ipotizzare un abuso d'ufficio.Chiederei molte cose e lo farò, stia pur tranquilla, su questo blog ma anche come cittadino comune cui per legge spetta, senza limitazione alcuna, la facoltà di presentare esposti e denunzie alle competenti autorità giudiziarie.Insieme ad altri, se possibile, altrimenti nessuna paura, ho fatto molte cose da solo e so cavarmela ugualmente.Cordialmente. Andrea Falcetta
6 dicembre 2007 20.18
Mi faccia sapere come/dove firmare e qualsiasi altro appoggio potrà servire, io la sosterrò. Non arrendiamoci, non so quanti siamo, ma facciamo del tutto per farci sentire, vi prego! Bisogna fermare "questi loschi figuri"
6 dicembre 2007 20.57

Pietro :
Caro Andrea,puoi contare sin da ora sulla mia firma.
6 dicembre 2007 23.14

Andrea Falcetta :
Grazie Pietro e grazie Cinzia...nella prossima settimana, appena risolte alcune scadenze professionali imminenti, redigerò un documento e chiederò alla Redazione di pubblicarlo per eventuale sottoscrizione insieme a voi..grazie per non voler restare a guardare, grazie per il tentativo, a me comune, di fare qualcosa di concreto. Andrea Falcetta
7 dicembre 2007 12.05

Francesca :
Intanto volevo dirvi che come previsto da Beha ( un altro mago?) NESSUNO dei media ha rilanciato le sue affermazioni a conferma delle dichiarazioni della Forleo.Vogliamo farlo noi diffondendo il piu' possibile il suo articolo? E poi apsettiamo che qualche Procura volenterosa ( ce ne saranno ancora con queste premesse? ), faccia cio' che deve. Io sono pronta a sostenere questa battaglia di legalita' (nonostante l'alto prezzo gia' pagati).
7 dicembre 2007 13.44
Gli incontri degli amici di Beppe Grillo

domenica 9 dicembre 2007

Dovremmo forse abituarci ad una casta sempre più regnante, con noi cittadini sempre più sudditi..?

"Dovremmo forse abituarci ad una casta sempre più regnante, con noi cittadini sempre più sudditi..? Il cittadino, alzando gli occhi allo Stato, reclama una GIUSTIZIA GIUSTA, ma i regnanti di turno continuano ad essere quanto mai impegnati a spartirsi le spoglie di quello che rimane.."

(ringrazio G.B per l'immagine, certo forte ma purtroppo corretta..)





Ma la risposta non può che essere "No". Guai ad abituarci. Ed ecco la dimostrazione che, nonostante le mille e mille difficoltà, I CITTADINI CHE SI IMPEGNANO E CHE NON HANNO PAURA, POSSONO AIUTARE A CAMBIARE QUESTO SISTEMA MARCIO E MALEODORANTE.. :

Da :

COSA C' E' DIETRO LE ACCUSE A CLEMENTINA FORLEO
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Pubblichiamo un articolo di Carlo Vulpio, tratto dal Corriere della Sera di oggi, 9 dicembre 2007 , che aggiunge ulteriori particolari a quanto da lui già scritto in altro articolo che abbiamo già riportato nel blog e che può essere letto cliccando qui:


Ecco il video sul poliziotto che accusa la Forleo. L'agente in seguito radiato da De Gennaro. La sua denuncia alla base delle incolpazioni contro il giudice. Il pestaggio ripreso nei bagni della questura di Milano. Fu lui a querelare il G.I.P.

MILANO - I poliziotti che vorrebbero far passare per arrogante, pazza e visionaria il G.I.P. di Milano, Clementina Forleo, e che l'hanno querelata, e che hanno visto questa querela diventare la base per uno dei capi di incolpazione mossi contro la Forleo dal procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, ebbene, questi poliziotti sono stati rinviati a giudizio, sempre a Milano, «per aver formato in concorso tra loro una notizia di reato falsa e per aver cagionato al cittadino peruviano Daniel Percy Ampa Castillo gravi lesioni» in seguito a un pestaggio, avvenuto nel bagno della camera dei fermati della questura di Milano, nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2006. Uno dei tre poliziotti coinvolti nel pestaggio di Castillo - quello che menava, mentre un altro lo teneva e un altro guardava - si chiama Massimiliano De Cesco, ha 36 anni, è di Trieste ed è stato radiato dalla Polizia l'11 novembre scorso, con decreto firmato da Gianni De Gennaro, capo della Polizia. Gli altri due si chiamano Andrea Chicarella, 29 anni, di Brescia (quello che teneva Castillo, inerme, con le manette ai polsi e le braccia dietro la schiena), e Luciano Pasqualetti, 27 anni, di La Spezia (quello che guardava). La vicenda è di stampo sudamericano, e non per la nazionalità di Castillo. Il quale, fermato perché ubriaco, è stato picchiato a sangue «senza alcun motivo, con pugni, calci e colpi di manganello sferrati con violenza al petto e al volto, senza opporre alcuna resistenza». Dopo, con uno "spruzzino" e un panno, il manganellatore De Cesco, che durante l'operazione calzava dei guanti igienici, ha ripulito tutto, anche le macchie di sangue. Lo scandalo è scoppiato quando è intervenuto il console del Perù, Jorge Leòn Collantes, che ha voluto vederci chiaro e ha scritto al questore e al ministro dell'Interno. De Cesco, che pure sapeva della presenza delle telecamere di videosorveglianza all'interno della questura, non se ne è curato. Si vantava di avere le protezioni "giuste". E in effetti, in precedenza, aveva pestato senza grandi problemi alcuni transessuali italiani in collaborazione con un altro suo collega, Agostino Marnati (processo in fase di udienza preliminare, e anche lui accusatore della Forleo), e l' 8 luglio 2005 (in coppia con il collega Pisano), in via Durini, a Milano, aveva arrestato un egiziano con il solito eccessivo entusiasmo. Quel giorno, Clementina Forleo passava lì e protestò, non per l'arresto (non entrò nel merito), ma «per le modalità brutali con cui gli agenti lo stavano eseguendo». De Cesco, dunque, a questo punto diventa il protagonista principale non solo del caso Castillo, ma anche di un «caso Delli Priscoli». Perché è davvero curioso che il P.G. della Cassazione basi un'incolpazione sulla querela di un poliziotto che «forma notizie di reato false», che è stato radiato dalla Polizia, che ha una sfilza di sanzioni (orali, scritte, pecuniarie) lunga così senza esaminare tutti gli atti e tutti i testimoni. Non solo, ma Delli Priscoli scrive anche che per la vicenda di via Durini «a Brescia c'è stata la richiesta di rinvio a giudizio per la Forleo». Sarebbe stato sufficiente richiedere tutte le carte per scoprire che a Brescia il P.M., per la Forleo, aveva chiesto l'archiviazione poiché aveva ritenuto che i fatti erano così evidenti da non richiedere alcuna indagine. Una situazione anomala, che secondo il G.I.P. di Brescia creava un problema "tecnico", risolvibile soltanto con l'imputazione coatta: ecco da dove deriva il rinvio a giudizio della Forleo per la vicenda di via Durini. Ancora. La Forleo queste cose le ha ripetute davanti al C.S.M. (di cui il P.G. della Cassazione è membro di diritto) "prima" che Delli Priscoli le muovesse le contestazioni disciplinari. E' normale chiedersi come mai, prima di formalizzare l'incolpazione, non siano state verificate tutte queste cose. Stesso discorso per le accuse del tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana. Forse sarebbe il caso di leggere bene tutte le carte e ascoltare tutti, ma proprio tutti i protagonisti della vicenda. Se anche questo caso rivelasse stranezze come quello dei poliziotti, beh, resterebbe solo la incolpazione per la presunta "abnormità" della ordinanza della Forleo sulla scalata Unipol/Bnl. Ma un'ordinanza è un atto giurisdizionale, che c'entra l'azione disciplinare?
(Carlo Vulpio, Giornalista, Corriere della Sera)
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Sempre sul blog www.toghe.blogspot.com :
si leggono i seguenti commenti, che mi permetto di riportare (uno è mio) :
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Commenti:
Francesca :
Grande Vulpio! Il quale, - e' bene che si sappia -ha gia' subìto di suo pesanti intimidazioni, anche da ambienti c.d. istituzionali, per aver deciso di informare correttamente e senza censure previe, la pubblica opinione su molte storiacce nelle quali si e' imbattuto l'altro "cattivo Magistrato" de Magistris. Si vede che accanto ai "cattivi magistrati" si collocano sempre "cattivi giornalisti" (che Dio li protegga) : similes cum similibus facillime congregantur....Speriamo che coscienze nette, alla ricerca della verita', per quanto scomoda e sgradevole, continuino ad illuminare questo nostro disgraziato Paese, dove le categorie del giusto e dello sbagliato hanno ormai perso ogni collegamento ai principi etici che pure formano la base della nostra remotissima civilta'.Ce lo auguriamo davvero, non perche' inclini a fare il tifo per quelli che al momento appaiono "perdenti", ma perche' davvero auspichiamo che i nostri figli (quelli ai quali sottraiamo oggi un po' di tempo per occuparci di queste cose, invece che "farci i fatti nostri") possano godere di una societa' piu' netta e sicura di quella che siamo costretti a conoscere.La sicurezza, infatti, non e' (per lo meno non solo) quella che etichetta tante campagne politiche, ma in democrazia significa anche essere sicuri, cioe' certi, che le regole su cui si fonda il patto sociale di convivenza siano rispettate da tutti, anche da coloro che in base a quelle regole si trovano ad esercitare un potere in favore della collettivita' (non certo di se stessi...). In democrazia, il potere e' un munus e un onus; per questo ad ogni potere, grande o piccolo che sia, corrisponde, fra gli altri, un obbligo di trasparenza e di motivazione : taluni sembrano averlo definitivamente dimenticato, purtroppo pure fra le piu' alte cariche... Non ci arrenderemo allo scempio cui stiamo assistendo, confidando che molti, gia' miti, coraggiosi e silenziosi osservanti delle elementari regole di democrazia nel loro personale ambito, sapranno unire le loro voci per gridare lo sdegno ogni giorno crescente. Lo testimonia la passione dei tanti visitatori di questo blog, che rende un servizio alla corretta informazione sui passaggi cruciali di questa spinosa vicenda non piu' soltanto umana. Del che bisogna essere davvero grati alla redazione. Buona domenica a tutti!
9 dicembre 2007 12.53
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Anonimo :
Guardate che concentrato di avversari dei due magistrati sotto procedimento disciplinare si sono incontrati in questa occasione all'universita' della Prof.ssa Letizia Vacca : ci sono tutti, incolpatori, "giudici", indagati. Hanno parlato del governo della magistratura : solo che ora capisco in che senso...
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Catone il Censore :
Questa la dice lunga sulla serietà con cui viene amministrata la giustizia disciplinare. Se bastano le accuse unilaterali di un poliziotto, per giunta con una sfilza di precedenti disciplinari e addirittura cacciato a calci nel sedere dalla Polizia per rovinare la carriera di un magistrato siamo davvero fritti ...
9 dicembre 2007 13.28
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dott frosini :
dovrei quotare le parole di Francesca in toto.. mi limito a riportare una notizia che spero falsa: la signora Vacca era all'assemblea della "Sinistra - L'arcobaleno", nuovo nome della Cosa Rossa, e batteva le mani al discorso di Ingrao, in piedi con gli altri.. Spero, dicevo, che tale notizia non sia vera, perché se lo fosse tutti coloro che avesse avuto accanto farebbero ben triste figura.. questi sarebbero fatti capaci di dimostrare ulteriormente quanto poco valgono quelle parole di "diversità" con cui anche quei signori cercano di farsi belli di fronte alla (loro) "gente"..
FORZA CLEMENTINA!!
Fabrizio Frosini, Empoli
9 dicembre 2007 15.38
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Pietro :
Permettetemi un commento a latere. Tutti noi (avvocati, magistrati, poliziotti) sappiamo cosa spesso si consuma nelle camere di sicurezza. Spesso le persone pestate senza motivo vengono, in aggiunta, denunciate per resistenza a pubblico ufficiale. E se fanno mettere a verbale le violenze subite, pure per calunnia. Senza voler generalizzare a tutti i costi, negare tutto ciò non farebbe giustizia a questo blog, che intende invece affrontare il tema giustizia senza inutili infingimenti. Cosa succede, poi? Che, salvo casi eccezionali (come questo, dove ci sono prove documentali, e non invece la parola della persona contro quella dell'agente), per quei reati la persona viene condannata. Perché la parola del poliziotto o del carabieniere sembra valere più di quella del cittadino, e perché, in definitiva, il magistrato lavora ogni giorno a stretto contatto con la PS/PG, dunque non può inimicarsela. Si tratta di un atteggiamento diffuso in magistratura e ingiustamente tollerato pure dagli avvocati, che in presenza di casi come questi consigliano di non sporgere nemmeno denuncia, atteso l'esito annunciato. Le vicende citate da Vulpio dimostrano quanto tutto ciò debba finire, e quanto una certa tendenza "sudamericana" delle nostre forze dell'ordine debba essere neutralizzata. Perché se un poliziotto è a tal punto sicuro dell'impunità da sporgere querela nei confronti di un magistrato (quello stesso magistrato che, in altre occasioni, ha chiuso un occhio e anche l'altro sui suoi abusi), vuol dire che il nostro sistema democratico è in forte difficoltà. Ringrazio in anticipo i magistrati che su questo blog ritenessero di esprimere il loro punto di vista. Pietro Gatto
9 dicembre 2007 16.15
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Felice Lima :
Avvocato Gatto,dato che Lei chiede un parere ai magistrati, io posso dire che sono d'accordo con Lei sia nella dolorosa diagnosi che nell'auspicio che tutto ciò possa finire.Voglio aggiungere solo tre considerazioni. La prima è che tanti magistrati fanno anche sul punto il loro dovere con imparzialità, venendo come sempre attaccati con sorprendente violenza: non so se Lei e tutti ricordate cosa è accaduto ai miei colleghi che hanno incriminato alcuni poliziotti per i fatti di Napoli. Sono stati aggrediti da tanta parte della politica e hanno subito di tutto, dagl insulti sui giornali alle interrogazioni parlamentari, ai cortei ostili della polizia. La seconda è che i governi - di tutti i colori politici - hanno una dolorosa tendenza a non adoperarsi abbastanza nei casi di abusi delle forze dell'ordine. Basti pensare che alcuni dei funzionari di polizia coinvolti a vario titolo nei gravi fatti del G8 di Genova sono stati messi e lasciati in posti di vertice della Polizia di Stato. La terza è che negli ultimi anni, anche in relazione a questo "allarme sulla sicurezza" in parte strumentale a disegni politici a mio modesto parere non democratici, si è incoraggiato un forte imbarbarimento dei modi operativi delle forze dell'ordine. Nelle ultime settimane ci troviamo un giovane ammazzato senza alcun motivo da un poliziotto nell'area di servizio di un'autostrada e un latitante ucciso mentre lo si catturava e lui era disarmato.Sono fatti molto molto gravi per una società che voglia essere democratica. Felice Lima
9 dicembre 2007 16.27
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